Prima cantica

Guida all’Inferno

Nove cerchi, un’unica discesa: la mappa del regno dei dannati, tra topografia infernale, contrappasso e i canti più celebri della cantica.

La mappa dell’inferno

La voragine sotto Gerusalemme

Dante immagina l’Inferno come un’enorme voragine a forma di cono rovesciato, scavata nelle viscere della Terra proprio sotto Gerusalemme. Secondo la cosmologia del poema, la cavità si aprì quando Lucifero, precipitato dal cielo per la sua ribellione, si conficcò al centro del pianeta: la terra che fuggì inorridita dal suo contatto risalì nell’emisfero opposto, formando la montagna del Purgatorio.

La porta d’ingresso reca la celebre iscrizione che annuncia pene eterne e nessuna via di ritorno; Cristo risorto, però, l’aveva già sfondata secoli prima per liberare i patriarchi del Limbo, rendendo così il passaggio agibile anche a Dante e Virgilio.

Le anime dei dannati possiedono corpi «umbratili», fatti d’aria: pur non essendo di carne, mantengono sembianza umana e possono soffrire tormenti fisici per volontà divina, proprio come in vita.

La topografia infernale

9

Cerchi

Le fasce concentriche che scendono verso il centro della Terra, in ordine di gravità crescente del peccato.

10

Bolge

Le fosse concentriche dell’ottavo cerchio, Malebolge, ciascuna dedicata a una forma diversa di frode.

4

Zone di Cocito

Le fasce del lago ghiacciato sul fondo dell’Inferno, riservate ai quattro tipi di tradimento.

Le tre grandi ripartizioni

Incontinenza

Cerchi II-VI. Lussuria, gola, avarizia e prodigalità, ira e accidia, fino all’eresia: i peccati di chi si è lasciato dominare dagli istinti.

VII

Violenza

Cerchio VII, tre gironi. Contro il prossimo, immersi nel Flegetonte; contro se stessi, i suicidi mutati in alberi; contro Dio, sabbia infuocata per bestemmiatori e usurai.

VIII–IX

Frode

Cerchi VIII-IX. La colpa più grave, perché tradisce la ragione: frode semplice nelle dieci Malebolge, aggravata dal tradimento nei quattro gironi ghiacciati di Cocito.

I custodi dei cerchi

Ogni cerchio ha un proprio guardiano mitologico, quasi sempre una figura degradata della tradizione classica.

IIMinosse
Giudica le anime attorcigliando la coda tante volte quanti sono i cerchi in cui devono scendere.
IIICerbero
Il mostro a tre teste che dilania i golosi con latrati e artigli.
IVPluto
Il nume della ricchezza, custode di avari e prodighi.
VFlegiàs
Il traghettatore infuriato che porta le anime attraverso la palude Stigia.
VILe Furie e Medusa
Appaiono sulle mura della città di Dite per impedire il passaggio ai due poeti, finché non interviene il messo celeste.

Il Vestibolo e la soglia

L’Antinferno

Prima ancora del primo cerchio si trova l’Antinferno, dove sono relegati gli ignavi: le anime che in vita non presero mai posizione, né nel bene né nel male. Solo attraversando l’Acheronte sulla barca di Caronte si entra nell’Inferno vero e proprio.

Il messo celeste

Quando i demoni sbarrano ai due poeti l’ingresso alla città di Dite, nessuna eloquenza di Virgilio basta a farli desistere: solo l’arrivo di un messo celeste, che apre la porta con un semplice tocco, dimostra che nessuna forza infernale può opporsi davvero alla volontà divina.

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore…
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.

Inferno, Canto III

La legge del contrappasso

Ogni pena infernale è specchio del peccato commesso: è il contrappasso, la logica retributiva che governa l’intero regno. I lussuriosi sono trascinati in eterno da una bufera, come lo furono dalla propria passione; gli indovini camminano con il capo rivolto all’indietro, puniti per aver preteso di vedere troppo lontano nel futuro; i suicidi, che rifiutarono il proprio corpo, restano imprigionati per sempre in tronchi d’albero, privati della forma umana.

I barattieri, che in vita mercificarono in segreto il proprio ufficio pubblico, restano ora immersi in una pece bollente e vischiosa: invisibile, proprio come lo erano i loro inganni.

Canto XIII la selva di suicidi. Pier delle Vigne

Le Malebolge, bolgia per bolgia

L’ottavo cerchio è diviso in dieci fosse concentriche, ciascuna riservata a una diversa forma di frode semplice.

1.Ruffiani e seduttori
Frustati in eterno da demoni cornuti.
2.Adulatori
Immersi nello sterco, per l’inganno delle proprie lusinghe.
3.Simoniaci
Confitti a testa in giù in buche di roccia, con i piedi avvolti dalle fiamme.
4.Indovini
Camminano con il capo rivolto all’indietro, puniti per aver preteso di vedere il futuro.
5.Barattieri
Immersi nella pece bollente, sorvegliati dai diavoli Malebranche.
6.Ipocriti
Avanzano lentissimi sotto il peso di cappe di piombo dorate.
7.Ladri
Tormentati da serpenti che li fondono in continue, orribili metamorfosi.
8.Consiglieri fraudolenti
Avvolti ciascuno in una fiamma che ne nasconde la forma.
9.Seminatori di discordia
Mutilati in eterno da un diavolo armato di spada.
10.Falsari
Colpiti da malattie orribili: idropisia, lebbra, febbre.
Canto XXXIV dell’inferno. Incontro con Lucifero

Il cuore del ghiaccio

Cocito è diviso in quattro zone concentriche, ciascuna per un tipo di tradimento: Caina per i traditori dei parenti, Antenora per quelli della patria, Tolomea per i traditori degli ospiti, Giudecca per i traditori dei benefattori, la colpa più grave di tutte.

Al centro esatto, immobile nel ghiaccio che le sue stesse ali agitando producono, sta Lucifero: con le sue tre bocche macina in eterno i tre traditori più grandi della storia, secondo Dante. Bruto e Cassio, che tradirono Cesare, e al centro Giuda, che tradì Cristo: il punto più basso dell’universo dantesco, dove il male si rivela infine privo di ogni grandezza.

I quattro fiumi infernali

Virgilio ne rivela l’origine nel canto XIV: dentro il monte Ida, a Creta, si erge un gigantesco Veglio con la testa d’oro, il petto d’argento, il ventre di rame, le gambe di ferro e un piede d’argilla. Da crepe sparse sul suo corpo, tranne che nella testa d’oro, gocciolano lacrime che, scavando la roccia, danno origine ai quattro fiumi infernali: un’immagine dell’umanità decaduta dopo l’Eden.

Acheronte

Il primo fiume, separa il Vestibolo dall’Inferno vero e proprio; Caronte vi traghetta le anime dei dannati.

Stige

La palude fangosa del quinto cerchio, dove gli iracondi si percuotono in eterno sulla superficie.

Flegetonte

Il fiume di sangue bollente del settimo cerchio, che sommerge i violenti contro il prossimo.

Cocito

Il fiume di sangue bollente del settimo cerchio, che sommerge i violenti contro il prossimo.

I canti più celebri

Quattro tappe che da sole raccontano l’intera cantica: dalla porta d’ingresso all’amore di Paolo e Francesca, dalla sete di conoscenza di Ulisse fino al gelo immobile di Lucifero.

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