Terza cantica

Guida al Paradiso

Dieci cieli di luce crescente, guidati da Beatrice: il racconto di ciò che le parole umane possono a stento sfiorare.

I cieli del Paradiso.

Un regno fatto di luce

Dante immagina l’universo secondo il modello tolemaico: la Terra, sferica e immobile, occupa il centro esatto, circondata da dieci cieli concentrici. I primi nove sono sfere materiali in perenne rotazione, ciascuna governata da una gerarchia di intelligenze angeliche; il decimo, l’Empireo, è invece immobile e immateriale, sede di Dio, degli angeli e di tutti i beati.

A differenza dell’Inferno e del Purgatorio, luoghi fisici e concreti che Dante può descrivere con dovizia plastica, il Paradiso sfugge quasi per definizione alla rappresentazione: mano a mano che l’ascesa procede, la materia lascia il posto a effetti di luce, suono e geometria pura.

Il Paradiso in numeri

10

Cieli

Nove sfere materiali in movimento, più il decimo, l’Empireo, immobile e immateriale.

9

Intelligenze angeliche

Una gerarchia diversa per ogni cielo mobile, dagli Angeli ai Serafini.

33

Canti

Come in Purgatorio, un canto in meno rispetto all’Inferno, che ne conta trentaquattro col proemio.

I dieci cieli, in ordine

Ogni cielo è governato da una diversa gerarchia angelica e accoglie una categoria di spiriti beati.

I.Luna — Angeli
Spiriti che mancarono ai voti per debolezza di volontà.
II.Mercurio — Arcangeli
Spiriti che operarono il bene per ottenere gloria terrena.
III.Venere — Principati
Spiriti amanti, dominati dall’amore per il prossimo.
IV.Sole — Podestà
Spiriti sapienti, i grandi dottori e teologi della Chiesa.
V.Marte — Virtù
Spiriti combattenti per la fede.
VI.Giove — Dominazioni
Spiriti giusti, i sovrani che governarono con equità.
VII.Saturno — Troni
Spiriti contemplanti, dediti alla vita ascetica.
VIII.Stelle Fisse — Cherubini
Trionfo di Cristo e della Vergine.
IX.Primo Mobile — Serafini.
Il cielo che imprime il movimento a tutti gli altri.
X.Empireo
Sede di Dio, degli angeli e di tutti i beati, riuniti nella candida rosa.

Le sette schiere dei beati

I beati risiedono per sempre nell’Empireo, ma appaiono a Dante nel cielo corrispondente all’influsso subito in vita, per farsi riconoscere più facilmente: sono sette schiere, dagli spiriti di debole volontà fino ai contemplanti, passando per chi operò per gloria terrena, gli amanti, i sapienti, i combattenti per la fede e i giusti.

Nel cielo delle Stelle Fisse, Dante viene esaminato da san Pietro sulla Fede, da san Giacomo sulla Speranza e da san Giovanni sulla Carità: solo dopo aver superato l’esame può accedere al Primo Mobile e, infine, all’Empireo.

Canto XXIV del Paradiso. San Pietro interroga Dante.

ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.

Paradiso, Canto XXXIII — gli ultimi versi della Commedia

Come dire l’indicibile

Rinunciando all’iconografia tradizionale, angeli con le ali, santi seduti in trono, Dante rappresenta il Paradiso attraverso la luce e la geometria pura.

I primi cieli, figure umane

Nel primo cielo i beati conservano ancora un aspetto umano, per quanto evanescente; nel secondo diventano sagome avvolte di luce; oltre, pura luce.

Dal quarto cielo, geometrie

I sapienti formano corone di luce, i combattenti una croce, i giusti un’aquila, i contemplanti una scala d’oro che sale verso l’alto.

La candida rosa

Nell’Empireo tutti i beati insieme formano un’unica, immensa rosa di luce, descritta come un fiume che si tramuta in lago.

La poetica dell’inesprimibile

Dante dichiara più volte l’insufficienza del linguaggio umano davanti a ciò che ha visto: una poetica dell’indicibile che affonda le radici nello Stilnovo, in particolare nei versi di Guido Cavalcanti, che già dichiarava la propria incapacità di descrivere pienamente la bellezza della donna amata.

Un’ispirazione quasi divina

Dante considera la propria poesia ispirata direttamente da Dio, affermando che «cielo e terra» hanno posto mano all’opera, quasi fosse un nuovo libro sacro. Rivendica con orgoglio il primato assoluto di aver solcato, per primo, un mare mai navigato da nessun altro poeta.

Una cantica difficile da amare

La particolare astrattezza e l’alto impegno dottrinale del Paradiso hanno reso questa cantica la meno amata dai lettori nei secoli: già in epoca romantica, critici come Francesco De Sanctis preferivano la resa plastica e i personaggi più vicini alla sensibilità ottocentesca di Inferno e Purgatorio. Benedetto Croce arrivò a giudicarla «filosofia messa in versi», poesia didascalica con pochi momenti di autentica ispirazione.

Solo nel Novecento, grazie agli studi di Gianfranco Contini e alla lettura figurale di Erich Auerbach, il Paradiso è stato pienamente rivalutato: lo stesso Dante, del resto, avvertiva già nel canto II che i lettori privi di adeguata preparazione teologica avrebbero rischiato di smarrirsi seguendo il suo «vasello».

Canto XXIII del Paradiso. Cielo delle stelle fisse.

I canti più celebri

Quattro tappe che accompagnano l’intera cantica: dal primo vertiginoso volo alla profezia dell’esilio, dalla candida rosa fino alla visione finale di Dio.

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