Canto IV

Beatrice risponde a due dubbi che Dante non ha ancora espresso a voce: perché la violenza subita diminuisca il merito di chi resta fedele nella volontà, e se le anime tornino davvero alle proprie stelle come sosteneva Platone. Spiega che tutte le anime beate abitano in realtà nell’Empireo, e appaiono nei diversi cieli solo per mostrare simbolicamente il grado della loro beatitudine; distingue poi tra volontà assoluta e volontà condizionata per conciliare le parole di Piccarda e di Costanza. Il canto si chiude con una nuova domanda di Dante: se i voti non mantenuti possano essere compensati da altre opere buone.

Personaggi:

Luoghi:

Primo cielo, quello della Luna.

Dante e Beatrice nel Canto IV del Paradiso - Divina Commedia

Argomento del canto

Dante resta in silenzio, combattuto tra due dubbi ugualmente pressanti, come chi è posto tra due desideri opposti (vv. 1-27). Beatrice, leggendogli il pensiero come Daniele placò Nabucodonosor, formula lei stessa le due domande: perché la violenza subita diminuisca il merito di un’anima dalla volontà comunque buona, e se le anime tornino veramente alle proprie stelle, come sostiene Platone nel Timeo (vv. 28-60).

Beatrice affronta anzitutto il dubbio platonico, spiegando che tutte le anime beate risiedono in realtà nell’Empireo, e appaiono nei diversi cieli solo per adattarsi alla comprensione umana, allo stesso modo in cui la Scrittura attribuisce a Dio mani e piedi pur intendendo altro (vv. 61-90). Affronta poi il dubbio sulla violenza, distinguendo tra volontà assoluta, che non acconsente mai al male, e volontà condizionata, che in parte cede per timore di un male peggiore: così si spiegano e si conciliano le parole apparentemente contrastanti di Piccarda e Costanza (vv. 91-138).

Il canto si chiude con una nuova, terza domanda di Dante: se i voti religiosi non mantenuti possano essere compensati con altre opere buone; sopraffatto dallo sguardo di Beatrice, resta quasi senza parole (vv. 139-142).

Testo e Parafrasi

(Clicca sulle terzine per la parafrasi)

Intra due cibi, distanti e moventi
d’un modo, prima si morria di fame,
che liber’omo l’un recasse ai denti;3
Tra due cibi, ugualmente distanti e allettanti, un uomo libero morirebbe di fame prima di scegliere di portarne uno ai denti;
sì si starebbe un agno intra due brame
di fieri lupi, igualmente temendo;
sì si starebbe un cane intra due dame:6
allo stesso modo resterebbe immobile un agnello tra le fauci di due lupi feroci, temendoli ugualmente; allo stesso modo un cane tra due cerbiatte.
per che, s’i’ mi tacea, me non riprendo,
da li miei dubbi d’un modo sospinto,
poi ch’era necessario, né commendo.9
Perciò non mi rimprovero se tacevo, spinto ugualmente da due miei dubbi, dato che era necessario tacere, ma non me ne vanto nemmeno.
Io mi tacea, ma ‘l mio disir dipinto
m’era nel viso, e ‘l dimandar con ello,
più caldo assai che per parlar distinto.12
Io tacevo, ma il mio desiderio era dipinto in volto, e con esso la domanda, molto più ardente di quanto sarebbe stata espressa a parole.
Fé sì Beatrice qual fé Danïello,
Nabuccodonosor levando d’ira,
che l’avea fatto ingiustamente fello;15
Beatrice fece come fece Daniele quando placò l’ira di Nabucodonosor, che lo aveva reso ingiustamente crudele;
e disse: «Io veggio ben come ti tira
uno e altro disio, sì che tua cura
sé stessa lega sì che fuor non spira.18
e disse: «Vedo bene come un desiderio e l’altro ti tirino, cosicché la tua preoccupazione si blocca da sola, tanto che non riesce a esprimersi.
Tu argomenti: «Se ‘l buon voler dura,
la vïolenza altrui per qual ragione
di meritar mi scema la misura?».21
Tu ragioni così: “Se la buona volontà persiste, per quale motivo la violenza altrui mi diminuisce il merito?”.
Ancor di dubitar ti dà cagione
parer tornarsi l’anime a le stelle,
secondo la sentenza di Platone.24
Ti dà inoltre motivo di dubbio il fatto che le anime sembrino tornare alle stelle, secondo la dottrina di Platone.
Queste son le question che nel tuo velle
pontano igualmente; e però pria
tratterò quella che più ha di felle.27
Queste sono le domande che pesano ugualmente nella tua volontà; e perciò tratterò prima quella che contiene più veleno, cioè rischio di errore.
D’i Serafin colui che più s’india,
Moïsè, Samuel, e quel Giovanni
che prender vuoli, io dico, non Maria,30
Colui tra i Serafini che più si avvicina a Dio, Mosè, Samuele, e quel Giovanni che tu vuoi prendere — dico, non Maria —
non hanno in altro cielo i loro scanni
che questi spirti che mo t’appariro,
né hanno a l’esser lor più o meno anni;33
non hanno il proprio seggio in un cielo diverso da quello di questi spiriti che ti sono appena apparsi, né hanno un’esistenza più o meno lunga di questi;
ma tutti fanno bello il primo giro,
e differentemente han dolce vita
per sentir più e men l’etterno spiro.36
ma tutti abbelliscono il primo cielo, l’Empireo, pur avendo una dolce vita diversa a seconda di quanto più o meno sentono lo spirito eterno.
Qui si mostraro, non perché sortita
sia questa spera lor, ma per far segno
de la celestïal c’ ha men salita.39
Si sono mostrati qui, non perché questa sfera, la Luna, sia loro assegnata, ma per darti un segno di quella celeste che ha il grado più basso.
Così parlar conviensi al vostro ingegno,
però che solo da sensato apprende
ciò che fa poscia d’intelletto degno.42
Bisogna parlare così alla vostra intelligenza, perché essa apprende solo da ciò che è percepito dai sensi, per poi renderlo degno dell’intelletto.
Per questo la Scrittura condescende
a vostra facultate, e piedi e mano
attribuisce a Dio e altro intende;45
Per questo la Scrittura si adatta alla vostra capacità, attribuendo a Dio piedi e mani, pur intendendo altro;
e Santa Chiesa con aspetto umano
Gabrïel e Michel vi rappresenta,
e l’altro che Tobia rifece sano.48
e la Santa Chiesa vi rappresenta con aspetto umano Gabriele e Michele, e quell’altro, Raffaele, che guarı́ Tobia.
Quel che Timeo de l’anime argomenta
non è simile a ciò che qui si vede,
però che, come dice, par che senta.51
Ciò che Timeo sostiene sulle anime non è simile a quanto qui si vede, perché, come dice, sembra che lo intendesse alla lettera.
Dice che l’alma a la sua stella riede,
credendo quella quindi esser decisa
quando natura per forma la diede;54
Dice che l’anima ritorna alla propria stella, credendo che da lì fosse stata separata quando la natura le diede la forma corporea;
e forse sua sentenza è d’altra guisa
che la voce non suona, ed esser puote
con intenzion da non esser derisa.57
e forse il suo pensiero è diverso da come suona nelle parole, e può avere un’intenzione che non merita di essere derisa.
S’elli intende tornare a queste ruote
l’onor de la influenza e ‘l biasmo, forse
in alcun vero suo arco percuote.60
Se intende che a questi cieli ritorni l’onore o il biasimo dell’influsso ricevuto in vita, forse coglie nel segno in parte.
Questo principio, male inteso, torse
già tutto il mondo quasi, sì che Giove,
Mercurio e Marte a nominar trascorse.63
Questo principio, frainteso, sviÒ quasi tutto il mondo antico, tanto che arrivò a dare il nome di Giove, Mercurio e Marte ai pianeti come divinità.
L’altra dubitazion che ti commove
ha men velen, però che sua malizia
non ti poria menar da me altrove.66
L’altro dubbio che ti turba ha meno veleno, perché la sua malizia non potrebbe portarti lontano dalla verità, lontano da me.
Parere ingiusta la nostra giustizia
ne li occhi d’i mortali, è argomento
di fede e non d’eretica nequizia.69
Che la nostra giustizia appaia ingiusta agli occhi dei mortali è prova di fede, non di eretica malvagità.
Ma perché puote vostro accorgimento
ben penetrare a questa veritate,
come disiri, ti farò contento.72
Ma poiché la vostra capacità di comprendere può penetrare bene questa verità, come desideri, ti accontenterò.
Se vïolenza è quando quel che pate
nïente conferisce a quel che sforza,
non fuor quest’alme per essa scusate:75
Se la violenza è tale quando chi la subisce non contribuisce affatto a chi la esercita, allora queste anime non furono scusate da essa per questo motivo:
ché volontà, se non vuol, non s’ammorza,
ma fa come natura face in foco,
se mille volte vïolenza il torza.78
perché la volontà, se non vuole, non si spegne, ma agisce come fa la natura nel fuoco, anche se la violenza lo piega mille volte.
Per che, s’ella si piega assai o poco,
segue la forza; e così queste fero
possendo rifuggir nel santo loco.81
Per questo, se essa si piega tanto o poco, asseconda la forza; e così fecero costoro, pur potendo rifugiarsi nel luogo santo, il convento.
Se fosse stato lor volere intero,
come tenne Lorenzo in su la grada,
e fece Muzio a la sua man severo,84
Se la loro volontà fosse stata integra, come quella che tenne Lorenzo sulla graticola, o che rese Muzio severo verso la propria mano,
così l’avria ripinte per la strada
ond’eran tratte, come fuoro sciolte;
ma così salda voglia è troppo rada.87
le avrebbe ricondotte sulla strada da cui furono strappate, non appena furono libere; ma una volontà così salda è rarissima.
E per queste parole, se ricolte
l’hai come dei, è l’argomento casso
che t’avria fatto noia ancor più volte.90
E con queste parole, se le hai comprese come si deve, l’obiezione è annullata, quella che ti avrebbe dato fastidio ancora molte altre volte.
Ma or ti s’attraversa un altro passo
dinanzi a li occhi, tal che per te stesso
non usciresti: pria saresti lasso.93
Ma ora ti si attraversa davanti agli occhi un altro ostacolo, tale che da solo non ne usciresti: prima ti stancheresti.
Io t’ho per certo ne la mente messo
ch’alma beata non poria mentire,
però ch’è sempre al primo vero appresso;96
Io ti ho messo in mente con certezza che l’anima beata non potrebbe mentire, perché è sempre vicina alla prima verità, Dio;
e poi potesti da Piccarda udire
che l’affezion del vel Costanza tenne;
sì ch’ella par qui meco contradire.99
e poi hai potuto sentire da Piccarda che l’affetto per il velo lo mantenne Costanza; così sembra che lei mi contraddica qui.
Molte fïate già, frate, addivenne
che, per fuggir periglio, contra grato
si fé di quel che far non si convenne;102
Molte volte già accadde, fratello, che per sfuggire un pericolo, contro il proprio volere, si fece ciò che non era giusto fare;
come Almeone, che, di ciò pregato
dal padre suo, la propria madre spense,
per non perder pietà si fé spietato.105
come Almeone, che, pregato da suo padre di farlo, uccise la propria madre, e per non mancare di pietà filiale divenne spietato.
A questo punto voglio che tu pense
che la forza al voler si mischia, e fanno
sì che scusar non si posson l’offense.108
A questo punto voglio che tu consideri come la forza si mescoli alla volontà, e insieme rendano impossibile scusare del tutto le colpe.
Voglia assoluta non consente al danno;
ma consentevi in tanto in quanto teme,
se si ritrae, cadere in più affanno.111
La volontà assoluta non acconsente al male; ma vi acconsente in parte, in quanto teme che, ritraendosi, cadrebbe in un male peggiore.
Però, quando Piccarda quello spreme,
de la voglia assoluta intende, e io
de l’altra; sì che ver diciamo insieme».114
Perciò, quando Piccarda parla di volontà, intende quella assoluta, e io intendo quella relativa; così diciamo entrambi il vero insieme».
Cotal fu l’ondeggiar del santo rio
ch’uscì del fonte ond’ogne ver deriva;
tal puose in pace uno e altro disio.117
Tale fu l’ondeggiare del santo fiume che uscì dalla fonte da cui deriva ogni verità: così mise in pace l’uno e l’altro dubbio.
«O amanza del primo amante, o diva»,
diss’io appresso, «il cui parlar m’inonda
e scalda sì, che più e più m’avviva,120
«O amata del primo amante, Dio, o donna divina», dissi allora, «il cui parlare mi inonda e mi scalda tanto da rendermi sempre più vivo,
non è l’affezion mia tanto profonda,
che basti a render voi grazia per grazia;
ma quei che vede e puote a ciò risponda.123
il mio affetto non è così profondo da poter ricambiare con grazia la grazia che mi date; ma risponda per me Colui che vede e può.
Io veggio ben che già mai non si sazia
nostro intelletto, se ‘l ver non lo illustra
di fuor dal qual nessun vero si spazia.126
Vedo bene che il nostro intelletto non si sazia mai, se non lo illumina quella verità fuori dalla quale nessun vero si trova.
Posasi in esso, come fera in lustra,
tosto che giunto l’ha; e giugner puollo:
se non, ciascun disio sarebbe frustra.129
Vi si posa, come una fiera nella propria tana, non appena l’ha raggiunta; e può raggiungerla: altrimenti ogni desiderio sarebbe vano.
Nasce per quello, a guisa di rampollo,
a piè del vero il dubbio; ed è natura
ch’al sommo pinge noi di collo in collo.132
Per questo nasce, come un germoglio ai piedi della verità, il dubbio; ed è naturale che ci spinga di vetta in vetta verso la cima.
Questo m’invita, questo m’assicura
con reverenza, donna, a dimandarvi
d’un’altra verità che m’è oscura.135
Questo mi invita, questo mi rassicura, o donna, a chiedervi con riverenza di un’altra verità che mi è oscura.
Io vo’ saper se l’uom può sodisfarvi
ai voti manchi sì con altri beni,
ch’a la vostra statera non sien parvi».138
Voglio sapere se l’uomo può soddisfare i voti mancati con altre buone opere, tali da non risultare troppo lievi alla vostra bilancia».
Beatrice mi guardò con li occhi pieni
di faville d’amor così divini,
che, vinta, mia virtute diè le reni,141
Beatrice mi guardò con occhi così pieni di scintille d’amore divino, che la mia forza, vinta, cedette il passo,
e quasi mi perdei con li occhi chini.142
e quasi mi persi, con gli occhi bassi.

Riassunto

Il Canto IV è quasi interamente un discorso di Beatrice, che risolve due dei dubbi teologici più delicati sollevati dal canto precedente.

Il dubbio platonico e la vera sede delle anime

La confutazione della teoria di Platone, secondo cui le anime tornerebbero alle proprie stelle d’origine, permette a Dante di chiarire un punto cosmologico fondamentale: tutte le anime beate abitano già, in realtà, nell’Empireo, e la loro apparizione nei diversi cieli è solo un adattamento pedagogico alla comprensione umana, non una collocazione fisica reale.

Volontà assoluta e volontà condizionata

La distinzione tra volontà assoluta, che non acconsente mai al male, come negli esempi di San Lorenzo e Muzio Scevola, e volontà condizionata, che cede in parte per evitare un male peggiore, è una delle analisi psicologico-morali più sottili dell’intera Commedia, e permette di conciliare senza contraddizione le parole di Piccarda e quelle di Costanza sul proprio voto infranto.

Il nuovo dubbio sui voti

La domanda finale di Dante, se le opere buone possano compensare un voto non mantenuto, introduce il tema centrale del canto successivo, dedicato interamente alla natura e al valore dei voti religiosi.