personaggio

Muzio Scevola

Gaio Muzio Scevola fu un giovane romano che, durante l’assedio di Roma da parte del re etrusco Porsenna, si introdusse di nascosto nel campo nemico con l’intento di uccidere il re, ma per errore colpi un suo funzionario; catturato e minacciato di tortura, per dimostrare il proprio disprezzo del dolore tenne volontariamente la mano destra sul fuoco di un braciere finché non si consumò, guadagnandosi il soprannome “Scevola” (mancino) e l’ammirazione dello stesso Porsenna.

Dante lo cita nel Paradiso V, nel discorso di Beatrice sulla fermezza necessaria di fronte alle prove della vita, insieme a san Lorenzo, come esempio classico di come la volontà umana possa restare salda anche di fronte al dolore fisico più estremo.