Canto I

Il Canto I del Purgatorio apre la seconda cantica e segna un netto cambio di registro rispetto all’Inferno: dal buio si passa alla luce delle stelle, dal pianto alla speranza. Dante e Virgilio escono sulla spiaggia ai piedi della montagna del Purgatorio e vi incontrano Catone Uticense, il severo guardiano del monte, pagano suicida per amore della libertà, che dopo aver ascoltato la missione voluta dal Cielo concede il passaggio ai due poeti e ordina il primo rito di purificazione: cingersi di un giunco e lavarsi il viso dal fango infernale.

Personaggi:

Luoghi:

Spiaggia ai piedi della montagna del Purgatorio.

Dante, Virgilio e Catone Uticense nel Canto I del Purgatorio - Divina Commedia

Argomento del canto

Il Canto si apre con l’invocazione alle Muse e in particolare a Calliope (vv. 1-12), che segnala il nuovo tono, più luminoso, della cantica. Dante osserva il cielo stellato dell’emisfero australe, notando le quattro stelle simboliche delle virtù cardinali (vv. 13-27), poi scorge un vegliardo solitario, Catone, che li interroga sospettoso sulla loro provenienza (vv. 28-48). Virgilio spiega la missione voluta dal cielo, invocando Marzia, moglie di Catone (vv. 49-84); Catone acconsente, ma chiarisce che l’amore terreno non lo smuove più, essendo ormai nel regno della grazia (vv. 85-93), e ordina il rito purificatorio: cingere Dante con un giunco e lavargli il viso (vv. 94-108). I due poeti scendono alla riva deserta, dove Virgilio compie il rito (vv. 109-136).

Testo e Parafrasi

(Clicca sulle terzine per la parafrasi)

Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;3
Per navigare in acque migliori, ormai la piccola imbarcazione del mio ingegno alza le vele, lasciandosi alle spalle un mare così crudele (l’Inferno appena attraversato).
e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno.6
E canterò di quel secondo regno (il Purgatorio) dove lo spirito umano si purifica e diventa degno di salire al cielo.
Ma qui la morta poesì resurga,
o sante Muse, poi che vostro sono;
e qui Calïopè alquanto surga,9
Ma qui la poesia, che nell’Inferno era stata quasi morta e cupa, risorga, o sante Muse, poiché io vi appartengo; e qui si levi un poco Calliope, la musa del canto più alto,
seguitando il mio canto con quel suono
di cui le Piche misere sentiro
lo colpo tal, che disperar perdono.12
accompagnando il mio canto con quella musica per cui le sventurate Piche (le figlie di Pierio, mutate in gazze per aver osato sfidare le Muse in una gara di canto) sentirono un colpo tale da far loro perdere ogni speranza di perdono.
Dolce color d’orïental zaffiro,
che s’accoglieva nel sereno aspetto
del mezzo, puro infino al primo giro,15
Il dolce colore di uno zaffiro orientale, che si raccoglieva nell’aspetto sereno del cielo, puro fino al primo cerchio,
a li occhi miei ricominciò diletto,
tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta
che m’avea contristati li occhi e ’l petto.18
ricominciò a rallegrare i miei occhi, non appena uscii dall’aria morta (l’atmosfera cupa dell’Inferno) che mi aveva rattristato gli occhi e il cuore.
Lo bel pianeta che d’amar conforta
faceva tutto rider l’orïente,
velando i Pesci ch’erano in sua scorta.21
Il bel pianeta che conforta ad amare (Venere) rendeva sorridente tutto l’oriente, velando con la sua luce la costellazione dei Pesci che lo accompagnava.
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente
a l’altro polo, e vidi quattro stelle
non viste mai fuor ch’a la prima gente.24
Mi voltai verso destra e rivolsi lo sguardo all’altro polo, e vidi quattro stelle mai viste da nessuno tranne che dai primi uomini (Adamo ed Eva, simbolo delle quattro virtù cardinali).
Goder pareva ’l ciel di lor fiammelle:
oh settentrïonal vedovo sito,
poi che privato se’ di mirar quelle!27
Il cielo sembrava gioire delle loro fiammelle: oh emisfero settentrionale, reso come vedovo, poiché non puoi ammirare quelle stelle!
Com’ io da loro sguardo fui partito,
un poco me volgendo a l’altro polo,
là onde ’l Carro già era sparito,30
Non appena distolsi lo sguardo da loro, girandomi un poco verso l’altro polo, là dove ormai era scomparso il Carro (l’Orsa Maggiore, non visibile dall’emisfero australe),
vidi presso di me un veglio solo,
degno di tanta reverenza in vista,
che più non dee a padre alcun figliuolo.33
vidi vicino a me un vecchio solitario, il cui aspetto incuteva una reverenza tale che nessun figlio ne deve di più al proprio padre.
Lunga la barba e di pel bianco mista
portava, a’ suoi capelli simigliante,
de’ quai cadeva al petto doppia lista.36
Portava una lunga barba brizzolata di bianco, simile ai suoi capelli, dai quali scendeva sul petto una doppia striscia.
Li raggi de le quattro luci sante
fregiavan sì la sua faccia di lume,
ch’i’ ’l vedea come ’l sol fosse davante.39
I raggi delle quattro sante stelle illuminavano così tanto il suo volto di luce, che lo vedevo come se avesse il sole davanti a sé.
«Chi siete voi che contro al cieco fiume
fuggita avete la pregione etterna?»,
diss’ el, movendo quelle oneste piume.42
«Chi siete voi che, risalendo contro la corrente del cieco fiume (l’Inferno), siete fuggiti dalla prigione eterna?», disse lui, muovendo quella dignitosa barba.
«Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna,
uscendo fuor de la profonda notte
che sempre nera fa la valle inferna?45
«Chi vi ha guidati, o cosa vi fece da lume, mentre uscivate dalla notte profonda che rende sempre buia la valle infernale?
Son le leggi d’abisso così rotte?
o è mutato in ciel novo consiglio,
che, dannati, venite a le mie grotte?»48
Sono forse infrante le leggi dell’abisso? Oppure in cielo è mutato un nuovo decreto, per cui voi, dannati, arrivate fino alle mie grotte?»
Lo duca mio allor mi diè di piglio,
e con parole e con mani e con cenni
reverenti mi fé le gambe e ’l ciglio.51
La mia guida (Virgilio) allora mi afferrò, e con parole, con le mani e con dei cenni mi fece piegare le gambe e abbassare lo sguardo in segno di rispetto.
Poscia rispuose lui: «Da me non venni:
donna scese del ciel, per li cui prieghi
de la mia compagnia costui sovvenni.54
Poi gli rispose: «Non sono venuto di mia iniziativa: una donna scese dal cielo (Beatrice), per le cui preghiere sono venuto in soccorso di costui con la mia compagnia.
Ma da ch’è tuo voler che più si spieghi
di nostra condizion com’ ell’ è vera,
esser non puote il mio che a te si nieghi.57
Ma poiché è tua volontà che si chiarisca meglio la verità della nostra condizione, il mio volere non può negarsi al tuo.
Questi non vide mai l’ultima sera;
ma per la sua follia le fu sì presso,
che molto poco tempo a volger era.60
Costui non ha mai visto l’ultima sera (la morte); ma per la sua follia (i suoi peccati) le fu così vicino, che restava pochissimo tempo prima di giungervi.
Sì com’ io dissi, fui mandato ad esso
per lui campare; e non lì era altra via
che questa per la quale i’ mi son messo.63
Come ho detto, fui mandato da lui per salvarlo; e non c’era altra via che questa per cui mi sono incamminato.
Mostrata ho lui tutta la gente ria;
e ora intendo mostrar quelli spirti
che purgan sé sotto la tua balìa.66
Gli ho mostrato tutte le anime dannate; e ora intendo mostrargli gli spiriti che si purificano sotto la tua autorità.
Com’ io l’ho tratto, saria lungo a dirti;
de l’alto scende virtù che m’aiuta
conducerlo a vederti e a udirti.69
Sarebbe lungo raccontarti come l’ho condotto fin qui; da lassù discende una forza (la grazia divina) che mi aiuta a portarlo a vederti e ad ascoltarti.
Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.72
Ora ti piaccia accogliere favorevolmente il suo arrivo: egli va cercando la libertà, così preziosa, come sa bene chi per essa rifiuta la vita.
Tu ’l sai, ché non ti fu per lei amara
in Utica la morte, ove lasciasti
la vesta ch’al gran dì sarà sì chiara.75
Tu lo sai bene, poiché per amore di essa non ti fu amara la morte a Utica, dove lasciasti quel corpo (la «veste») che nel giorno del Giudizio risplenderà di gloria.
Non son li editti etterni per noi guasti,
ché questi vive e Minòs me non lega;
ma son del cerchio ove son li occhi casti78
Non abbiamo infranto gli editti eterni: costui infatti è vivo, e Minòs non ha potere su di me; io appartengo al Limbo, dove si trovano gli occhi casti
di Marzia tua, che ’n vista ancor ti priega,
o santo petto, che per tua la tegni:
per lo suo amore adunque a noi ti piega.81
di Marzia, tua sposa, che nel suo sguardo ancora ti supplica, o anima santa, tu che ancora la consideri tua: per amore di lei, dunque, mostrati favorevole a noi.
Lasciane andar per li tuoi sette regni;
grazie riporterò di te a lei,
se d’esser mentovato là giù degni».84
Lasciaci passare per i tuoi sette regni (le sette cornici del Purgatorio); riporterò a lei buone notizie di te, se ti degni di essere ricordato laggiù (nel Limbo)».
«Marzia piacque tanto a li occhi miei
mentre ch’i’ fu’ di là», diss’ elli allora,
«che quante grazie volse da me, fei.87
«Marzia piacque tanto ai miei occhi mentre ero nel mondo dei vivi», disse allora Catone, «che feci per lei ogni grazia che volle da me.
Or che di là dal mal fiume dimora,
più muover non mi può, per quella legge
che fatta fu quando me n’usci’ fora.90
Ora che dimora al di là del fiume infernale (l’Acheronte, cioè nel Limbo), non può più commuovermi, a causa di quella legge stabilita quando io ne uscii (con la venuta di Cristo nel Limbo, Catone fu salvato e non risente più degli affetti terreni).
Ma se donna del ciel ti move e regge,
come tu di’, non c’è mestier lusinghe:
bastisi ben che per lei mi richegge.93
Ma se una donna del cielo ti muove e ti guida, come tu dici, non c’è bisogno di lusinghe: mi basta che tu me lo chieda in suo nome.
Va dunque, e fa che tu costui ricinghe
d’un giunco schietto, e che li lavi ’l viso,
sì ch’ogne sucidume quindi stinghe;96
Va dunque, e fa’ in modo di cingere costui con un giunco semplice, e di lavargli il viso, così che ogni traccia di sozzura (dell’Inferno) sia da esso rimossa;
ché non si converria, l’occhio sorpriso
d’alcuna nebbia, andar dinanzi al primo
ministro, ch’è di quei di paradiso.99
poiché non converrebbe presentarsi, con l’occhio ancora offuscato da qualche velo, davanti al primo angelo (il custode della porta del Purgatorio), che è uno di quelli del paradiso.
Questa isoletta intorno ad imo ad imo,
là giù colà dove la batte l’onda,
porta di giunchi sovra ’l molle limo:102
Questa piccola isola, tutt’intorno, giù dove la sferza l’onda del mare, produce giunchi sopra il limo molle (il terreno paludoso della riva):
null’ altra pianta che facesse fronda
o indurasse, vi puote aver vita,
però ch’a le percosse non seconda.105
nessun’altra pianta che metta foglie o s’irrigidisca può vivere lì, perché non cede ai colpi delle onde (solo il giunco, umile e flessibile, resiste).
Poscia non sia di qua vostra reddita;
lo sol vi mosterrà, che surge omai,
prendere il monte a più lieve salita».108
Dopo, non fate ritorno da questa parte; il sole, che ormai sta sorgendo, vi mostrerà dove prendere il monte per una salita più agevole».
Così sparì; e io sù mi levai
sanza parlare, e tutto mi ritrassi
al duca mio, e li occhi a lui drizzai.111
Così scomparve; e io mi alzai in piedi senza parlare, mi ritrassi tutto vicino alla mia guida, e rivolsi lo sguardo a lui.
El cominciò: «Figliuol, segui i miei passi:
volgianci in dietro, ché di qua dichina
questa pianura a’ suoi termini bassi».114
Egli cominciò: «Figliolo, segui i miei passi: torniamo indietro, poiché da questa parte la pianura scende verso i suoi confini più bassi (verso il mare)».
L’alba vinceva l’ora mattutina
che fuggia innanzi, sì che di lontano
conobbi il tremolar de la marina.117
L’alba stava vincendo sull’oscurità del mattino che fuggiva innanzi a lei, così che da lontano riconobbi il tremolio luccicante del mare.
Noi andavam per lo solingo piano
com’ om che torna a la perduta strada,
che ’nfino ad essa li pare ire in vano.120
Camminavamo per la pianura deserta come chi torna sulla strada perduta, a cui, finché non la ritrova, sembra di camminare invano.
Quando noi fummo là ’ve la rugiada
pugna col sole, per essere in parte
dove, ad orezza, poco si dirada,123
Quando arrivammo là dove la rugiada lotta con il sole (cioè resiste ad asciugarsi), trovandosi in un luogo ombroso dove, per la brezza, si dirada lentamente,
ambo le mani in su l’erbetta sparte
soavemente ’l mio maestro pose:
ond’ io, che fui accorto di sua arte,126
il mio maestro posò dolcemente entrambe le mani distese sull’erba: e io, che compresi la sua intenzione,
porsi ver’ lui le guance lagrimose;
ivi mi fece tutto discoverto
quel color che l’inferno mi nascose.129
gli porsi le guance rigate di lacrime; e lì mi fece tornare visibile in pieno quel colorito naturale del viso che l’Inferno mi aveva nascosto (coperto di sporcizia e pallore).
Venimmo poi in sul lito diserto,
che mai non vide navicar sue acque
omo, che di tornar sia poscia esperto.132
Giungemmo poi sulla spiaggia deserta, le cui acque non videro mai navigare alcun uomo che poi fosse capace di farvi ritorno.
Quivi mi cinse sì com’ altrui piacque:
oh maraviglia! ché qual elli scelse
l’umil pianta, cotal si rinacque135
Lì mi cinse (con il giunco) proprio come piacque a Colui che lo volle (Dio, tramite Catone): oh meraviglia! Poiché, come Virgilio scelse e strappò l’umile pianta,
subitamente là onde l’avelse.136
un’altra ne rinacque subito, all’istante, nello stesso luogo da cui l’aveva strappata — simbolo dell’umiltà, che si rigenera sempre.

Riassunto

Il Canto I del Purgatorio segna un cambio di registro rispetto all’Inferno: dal buio si passa alla luce, dal pianto alla speranza.

Il nuovo inizio

L’invocazione alle Muse, e in particolare a Calliope, dichiara il proposito di Dante di cantare la purificazione dell’anima, in contrasto con l’orrore appena narrato nell’Inferno.

Catone, guardiano della libertà

La figura di Catone, pagano suicida eppure guardiano del Purgatorio, rappresenta per Dante l’amore per la libertà morale, superiore persino ai legami affettivi terreni: né il ricordo della moglie Marzia riesce più a smuoverlo.

Il rito di purificazione

Il giunco, pianta umile e flessibile che si rigenera subito dopo essere stata strappata, è il primo simbolo dell’umiltà necessaria per intraprendere il cammino di purificazione.