Canto XIX

Il Canto XIX è dedicato alla terza bolgia, quella dei simoniaci: papi e prelati che hanno commerciato le cariche ecclesiastiche, ora infilati a testa in giù in buche di roccia con le piante dei piedi in fiamme. Dante vi incontra papa Niccolò III, che lo scambia per Bonifacio VIII, e pronuncia contro di lui e contro la corruzione della Chiesa una delle invettive più dure dell’intero poema.

Personaggi:

Papa Niccolò III, con menzione di Bonifacio VIII e Clemente V.

Luoghi:

Ottavo Cerchio, Malebolge: terza bolgia, i simoniaci.

Dante, Niccolò III, Bonifacio VIII e Clemente V nel Canto XIX dell'Inferno - Divina Commedia

Argomento del canto

Il canto si apre con l’invettiva di Dante contro Simon Mago e i simoniaci (vv. 1-6). Scesi nella terza bolgia, i poeti vedono buche circolari da cui spuntano i piedi in fiamme dei dannati, capovolti come in un battistero rovesciato (vv. 7-30).

Dante si avvicina, su indicazione di Virgilio, a un dannato che si agita più degli altri: è papa Niccolò III, che lo scambia per il suo successore Bonifacio VIII, giunto in anticipo (vv. 31-87). Chiarito l’equivoco, Niccolò profetizza l’arrivo dello stesso Bonifacio e, dopo di lui, di un pastore senza legge ancora peggiore, Clemente V.

Dante risponde con una violentissima invettiva contro la simonia e l’avarizia della Chiesa, richiamando la povertà evangelica di Pietro e la Donazione di Costantino come origine della corruzione (vv. 88-117). Il canto si chiude con Virgilio che, compiaciuto del discorso di Dante, lo solleva in braccio e lo porta fino all’argine successivo (vv. 118-132).

Testo e Parafrasi

(Clicca sulle terzine per la parafrasi)

O Simon mago, o miseri seguaci
che le cose di Dio, che di bontate
deon essere spose, e voi rapaci3
O Simon mago, o miseri seguaci suoi, che le cose di Dio, che dovrebbero essere spose di bontà, voi rendete adultere per oro e argento, ora è necessario che per voi suoni la tromba del giudizio, perché siete puniti nella terza bolgia.
per oro e per argento avolterate,
or convien che per voi suoni la tromba,
pero che ne la terza bolgia state.6
Eravamo già saliti sullo sperone successivo, in quel punto che sovrasta esattamente il centro del fossato.
Già eravamo, a la seguente tomba,
montati de lo scoglio in quella parte
ch’a punto sovra mezzo ‘l fosso piomba.9
O somma sapienza, quanta arte mostri in cielo, in terra e nel mondo del male, e quanto giustamente distribuisci la tua potenza!
O somma sapienza, quanta è l’arte
che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo,
e quanto giusto tua virtù comparte!12
Vidi che le pareti e il fondo della bolgia erano pieni di fori nella pietra livida, tutti di ampiezza uguale e di forma rotonda.
Io vidi per le coste e per lo fondo
piena la pietra livida di fóri,
d’un largo tutti e ciascun era tondo.15
Non mi sembravano né più piccoli né più grandi di quelli che si trovano nel mio bel battistero di San Giovanni, costruiti come luogo per i battezzatori;
Non mi parean men ampi né maggiori
che que’ che son nel mio bel San Giovanni,
fatti per loco d’i battezzatori;18
uno dei quali, non molti anni fa, ruppi io stesso per salvare qualcuno che vi stava annegando dentro: e questo sia prova che smentisca ogni falsa accusa.
l’un de li quali, ancor non è molt’anni,
rupp’io per un che dentro v’annegava:
e questo sia suggel ch’ogn’omo sganni.21
Da ogni buco spuntavano i piedi e le gambe di un peccatore, fino alla parte più grossa, mentre il resto del corpo restava dentro.
Fuor de la bocca a ciascun soperchiava
d’un peccator li piedi e de le gambe
infino al grosso, e l’altro dentro stava.24
Le piante dei piedi erano tutte in fiamme; per cui le giunture guizzavano così violentemente, che avrebbero spezzato corde e legami.
Le piante erano a tutti accese intrambe;
per che sì forte guizzavan le giunte,
che spezzate averien ritorte e strambe.27
Come suole muoversi la fiamma sulle cose unte, solo in superficie, così accadeva lì dai talloni alla punta dei piedi.
Qual suole il fiammeggiar de le cose unte
muoversi pur su per la strema buccia,
tal era lì dai calcagni a le punte.30
“Chi è quello, maestro, che si agita guizzando più degli altri suoi compagni”, dissi, “e a cui una fiamma più rossa sembra succhiare di più?”.
“Chi è colui, maestro, che si cruccia
guizzando più che li altri suoi consorti”,
diss’io, “e cui più roggia fiamma succia?”.33
Ed egli a me: “Se vuoi che ti porti giù per quella parete più bassa, saprai da lui chi è e quali sono le sue colpe”.
Ed elli a me: “Se tu vuo’ ch’i’ ti porti
là giù per quella ripa che più giace,
da lui saprai di sé e de’ suoi torti”.36
E io: “Mi va bene tutto ciò che piace a te: tu sei il signore, e sai che non mi allontano dalla tua volontà, e conosci anche ciò che non dico”.
E io: “Tanto m’è bel, quanto a te piace:
tu se’ segnore, e sai ch’i’ non mi parto
dal tuo volere, e sai quel che si tace”.39
Allora giungemmo sul quarto argine; ci voltammo e scendemmo verso sinistra, giù nel fondo pieno di buchi e stretto.
Allor venimmo in su l’argine quarto;
volgemmo e discendemmo a mano stanca
là giù nel fondo foracchiato e arto.42
Il buon maestro non mi depose ancora dal suo fianco, finché non mi portò vicino al buco di quello che si lamentava agitando la gamba.
Lo buon maestro ancor de la sua anca
non mi dipuose, sì mi giunse al rotto
di quel che si piangeva con la zanca.45
“O tu che tieni capovolto ciò che dovrebbe stare in alto, anima triste conficcata come un palo”, cominciai a dire, “se puoi, parla”.
“O qual che se’ che ‘l di sù tien di sotto,
anima trista come pal commessa”,
comincia’io a dir, “se puoi, fa motto”.48
Io stavo come il frate che ascolta la confessione di un assassino condannato, il quale, già murato a testa in giù, lo richiama per rimandare l’esecuzione.
Io stava come ‘l frate che confessa
lo perfido assessin, che, poi ch’è fitto,
richiama lui per che la morte cessa.51
Ed egli gridò: “Sei già lì in piedi, sei già lì, Bonifacio? Di parecchi anni mi ha ingannato la profezia scritta.
Ed el gridò: “Se’ tu già costi ritto,
se’ tu già costi ritto, Bonifazio?
Di parecchi anni mi menti lo scritto.54
Sei già così presto sazio di quella ricchezza per cui non temesti di ingannare con la frode la bella Chiesa, per poi farne scempio?”.
Se’ tu sì tosto di quell’aver sazio
per lo qual non temesti torre a ‘nganno
la bella donna, e poi di farne strazio?”.57
Rimasi come restano coloro che, non capendo bene la risposta ricevuta, si sentono quasi scherniti e non sanno cosa rispondere.
Tal mi fec’io, quai son color che stanno,
per non intender ciò ch’è lor risposto,
quasi scornati, e risponder non sanno.60
Allora Virgilio disse: “Digli subito: ‘Non sono colui, non sono colui che credi’”; e io risposi come mi era stato ordinato.
Allor Virgilio disse: “Dilli tosto:
‘Non son colui, non son colui che credi’”;
e io rispuosi come a me fu imposto.63
Per cui lo spirito contorse entrambi i piedi; poi, sospirando e con voce di pianto, mi disse: “Dunque cosa mi chiedi?
Per che lo spirto tutti storse i piedi;
poi, sospirando e con voce di pianto,
mi disse: “Dunque che a me richiedi?66
Se ti importa tanto di sapere chi sono, al punto da aver percorso tutta questa parete per interrogarmi, sappi che indossai il grande manto papale;
Se di saper ch’i’ sia ti cal cotanto,
che tu abbi però la ripa corsa,
sappi ch’i’ fui vestito del gran manto;69
e in verità fui figlio dell’Orsa, così avido di far progredire i miei orsacchiotti, che lassù misi in tasca ricchezze, e qui ho messo me stesso in una buca.
e veramente fui figliuol de l’orsa,
cupido si per avanzar li orsatti,
che sù l’avere e qui me misi in borsa.72
Sotto la mia testa sono trascinati gli altri che mi precedettero nella simonia, schiacciati nelle fessure della roccia.
Di sotto al capo mio son li altri tratti
che precedetter me simoneggiando,
per le fessure de la pietra piatti.75
Anch’io cadrò laggiù, quando verrà colui che credevo tu fossi, nel momento in cui ti ho fatto quella domanda improvvisa.
Là giù caschero io altresì quando
verrà colui ch’i’ credea che tu fossi,
allor ch’i’ feci ‘l súbito dimando.78
Ma è già passato più tempo da quando i miei piedi bruciano e sono stato così capovolto, di quanto ne resterà lui piantato con i piedi rossi di fuoco:
Ma più è ‘l tempo già che i piè mi cossi
e ch’i’ son stato così sottosopra,
ch’el non starà piantato coi piè rossi:81
perché dopo di lui verrà, da occidente, un pastore senza legge e dalle opere ancora più turpi, tale da dover coprire sia lui che me.
ché dopo lui verrà di più laida opra,
di ver’ ponente, un pastor sanza legge,
tal che convien che lui e me ricuopra.84
Sarà un nuovo Giasone, come quello di cui si legge nei Maccabei; e come a quello fu debole il proprio re, così sarà debole con lui chi governa la Francia”.
Nuovo Iason sarà, di cui si legge
ne’ Maccabei; e come a quel fu molle
suo re, così fia lui chi Francia regge”.87
Non so se qui fui troppo audace, ma gli risposi con questo stesso ritmo poetico: “Dimmi allora, quanto tesoro volle
Io non so s’i’ mi fui qui troppo folle,
ch’i’ pur rispuosi lui a questo metro:
“Deh, or mi di’: quanto tesoro volle90
il nostro Signore, in principio, da San Pietro, prima di affidargli le chiavi in suo potere? Certamente non chiese altro che ‘Seguimi’.
Nostro Segnore in prima da san Pietro
ch’ei ponesse le chiavi in sua balía?
Certo non chiese se non ‘Viemmi retro’.93
Né Pietro né gli altri apostoli chiesero oro o argento a Mattia, quando fu scelto per sorte al posto lasciato vuoto dall’anima malvagia di Giuda.
Né Pier né li altri tolsero a Matia
oro od argento, quando fu sortito
al loco che perde l’anima ria.96
Perciò resta pure lì, perché sei ben punito; e custodisci bene il denaro mal acquisito che ti rese così audace contro Carlo d’Angiò.
Però ti sta, ché tu se’ ben punito;
e guarda ben la mal tolta moneta
ch’esser ti fece contra Carlo ardito.99
E se non fosse che me lo impedisce ancora il rispetto dovuto alle somme chiavi che tenesti nella vita passata,
E se non fosse ch’ancor lo mi vieta
la reverenza de le somme chiavi
che tu tenesti ne la vita lieta,102
userei parole ancora più severe; perché la vostra avarizia rattrista il mondo, calpestando i buoni ed esaltando i malvagi.
io userei parole ancor più gravi;
ché la vostra avarizia il mondo attrista,
calcando i buoni e sollevando i pravi.105
Di voi, pastori corrotti, si accorse l’evangelista Giovanni, quando vide colei che siede sopra le acque fornicare con i re della terra;
Di voi pastor s’accorse il Vangelista,
quando colei che siede sopra l’acque
puttaneggiar coi regi a lui fu vista;108
quella che nacque con sette teste, e trasse forza dalle dieci corna, finché la virtù piacque al proprio sposo.
quella che con le sette teste nacque,
e da le diece corna ebbe argomento,
fin che virtute al suo marito piacque.111
Avete fatto del vostro dio l’oro e l’argento; e in cosa differite dagli idolatri, se non nel fatto che loro adorano un solo idolo, e voi ne adorate cento?
Fatto v’avete dio d’oro e d’argento;
e che altro è da voi a l’idolatre,
se non ch’elli uno, e voi ne orate cento?114
Ah, Costantino, di quanto male fu madre, non la tua conversione, ma quella donazione che da te ricevette il primo ricco papa!”.
Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!”.117
E mentre io gli cantavo queste parole, che fosse ira o rimorso di coscienza a morderlo, si dimenava violentemente con entrambi i piedi.
E mentr’io li cantava cotai note,
o ira o coscienza che ‘l mordesse,
forte spingava con ambo le piote.120
Credo davvero che questo piacesse alla mia guida, tanto attentamente ascoltò, con espressione soddisfatta, il suono delle mie parole sincere.
I’ credo ben ch’al mio duca piacesse,
con sì contenta labbia sempre attese
lo suon de le parole vere espresse.123
Perciò mi prese con entrambe le braccia; e dopo avermi portato tutto stretto al petto, risalì per la stessa via da cui eravamo scesi.
Però con ambo le braccia mi prese;
e poi che tutto su mi s’ebbe al petto,
rimontò per la via onde discese.126
Non si stancò di tenermi stretto a sé, così mi portò fino alla sommità dell’arco che collega il quarto al quinto argine.
Né si stancò d’avermi a sé distretto,
sì men portò sovra ‘l colmo de l’arco
che dal quarto al quinto argine è tragetto.129
Lì depose dolcemente il proprio carico, con delicatezza necessaria per quello sperone di roccia scomodo e ripido,
Quivi soavemente spuose il carco,
soave per lo scoglio sconcio ed erto
che sarebbe a le capre duro varco.132
che sarebbe stato un varco difficile persino per le capre.

Riassunto

Il Canto XIX è tra i più apertamente polemici della Commedia, con un attacco diretto all’istituzione ecclesiastica del proprio tempo.

Il contrapasso della testa in giù

I simoniaci, che in vita capovolsero i valori sacri per interesse economico, sono ora letteralmente capovolti nel corpo: la testa, sede della ragione e della fede, sprofondata nella roccia, mentre i piedi, simbolo del cammino terreno verso Dio, bruciano esposti in alto.

Un’invettiva politica e teologica

Il discorso di Dante contro la Chiesa che si prostituisce con i re per denaro, e contro la Donazione di Costantino come origine della corruzione temporale del papato, riflette le posizioni politiche dell’autore, vicino agli ideali di separazione tra potere spirituale e temporale.

Il tempo profetico

La struttura profetica del canto, in cui Niccolò III prevede l’arrivo di Bonifacio VIII e Clemente V nella stessa buca, sottolinea la natura seriale e sistemica della corruzione ecclesiastica, non limitata a un singolo individuo ma tramandata di papa in papa.