Seconda cantica

Guida al Purgatorio

Sette cornici, sette vizi da purificare: la scalata verso la luce, tra pene che hanno una fine e la promessa di tornare puri «a riveder le stelle».

La montagna del Purgatorio.

La montagna dell’espiazione

Il Purgatorio si erge come un’altissima montagna isolata al centro dell’emisfero australe, agli antipodi esatti di Gerusalemme. Secondo Virgilio, quando Lucifero precipitò dal cielo, tutte le terre emerse dell’emisfero meridionale si ritirarono per orrore verso quello boreale: la sola terra che sprofondò, fuggendo verso l’alto dall’altra parte del pianeta, formò questa montagna, esattamente opposta alla voragine infernale.

Il Purgatorio, a differenza dell’Inferno, era una dottrina relativamente recente della Chiesa: fu definito ufficialmente solo nel 1274, meno di trent’anni prima del viaggio immaginato da Dante. Le anime destinate a espiare si raccolgono alla foce del Tevere e vengono traghettate sull’isola da un angelo nocchiero, che le conduce cantando salmi.

Il Purgatorio in numeri

7

Cornici

Una per ciascuno dei vizi capitali, percorse in ordine di gravità decrescente rispetto all’Inferno.

7

Le P sulla fronte

Incise da un angelo all’ingresso, iniziali di peccatum: una scompare a ogni cornice superata.

33

Canti

Come in Paradiso, un canto in meno rispetto all’Inferno, che ne conta trentaquattro col proemio.

Chi attende nell’Antipurgatorio

Prima di poter iniziare la vera ascesa, alcune anime devono sostare a lungo ai piedi della montagna, in attesa che il tempo perduto in vita venga compensato.

Gli scomunicati pentiti

Attendono trenta volte il tempo trascorso fuori dalla Chiesa, a meno di preghiere che abbrevino l’attesa.

I pigri a pentirsi

Chi rimandò la conversione fino alla fine della vita, per negligenza più che per malizia.

I morti di morte violenta

Pentiti solo all’ultimo istante, prima di una fine improvvisa e spesso ingiusta.

I morti di morte violenta

Sovrani che, presi dagli affari di stato, trascurarono la cura della propria anima; li si incontra nella Valle dei Principi, guidata da Sordello.

Il custode e il nocchiero

All’arrivo sull’isola, Dante e Virgilio sono accolti da Catone l’Uticense, il custode del Purgatorio: un suicida pagano che, per la sua strenua difesa della libertà, Dante colloca qui invece che tra i suicidi dell’Inferno.

Le anime dei nuovi arrivati, invece, vengono condotte a riva da un angelo nocchiero che pilota la propria imbarcazione senza remi, sospinta soltanto dalle ali.

Canto II del Purgatorio. L’arrivo della nave celeste sulla spiaggia.

Le sette cornici, in ordine

Dalla colpa più grave alla più lieve, l’ordine è esattamente rovesciato rispetto all’Inferno.

ISuperbi
Camminano curvi sotto il peso di massi, per imparare l’umiltà che in vita rifiutarono.
IIInvidiosi
Le palpebre cucite con fil di ferro, non potendo più guardare con astio la fortuna altrui.
IIIIracondi
Avvolti in un fumo denso e acre, che acceca come l’ira acceca la ragione.
IVAccidiosi
Corrono senza sosta, per scontare la lentezza mostrata in vita.
VAvari e Prodighi
Distesi a terra bocconi, con lo sguardo fisso al suolo che tanto desiderarono.
VIGolosi
Dimagriti fino all’osso davanti ad alberi carichi di frutti proibiti, un digiuno perenne.
VIILussuriosi
Attraversano un muro di fuoco, purificando nella fiamma la passione che li dominò.

Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele.

Purgatorio, Canto I

Stazio, il compagno ritrovato

Nella cornice degli avari, ai due poeti si unisce l’ombra di Stazio, poeta latino autore della Tebaide, appena liberato dopo mille anni di purificazione: li accompagnerà, con crescente gioia, fino alla soglia dell’Eden.

L’incontro con Beatrice

Nel Paradiso Terrestre, proprio quando Dante si aspetta di rivedere Virgilio al proprio fianco, scopre che la sua guida è scomparsa senza preavviso: al suo posto appare Beatrice, che invece di accoglierlo con dolcezza lo rimprovera duramente per gli errori commessi dopo la sua morte.

Canto XXXVIII del Purgatorio. Dante incontra Matelda.

I fiumi dell’Eden

Lete

Vi immerge Dante Matelda, la custode del giardino: le sue acque cancellano per sempre il ricordo dei peccati commessi.

Eunoè

Il secondo bagno, unico in tutta la Commedia, rinvigorisce invece il ricordo delle opere buone compiute: solo dopo aver bevuto a entrambi i fiumi Dante è pronto per il Paradiso.

Un’atmosfera più serena

Rispetto all’Inferno, il Purgatorio respira un’aria meno cupa: le anime non provano astio verso i vivi, anzi intrattengono con Dante conversazioni pacate su temi religiosi, politici e letterari, consapevoli che il proprio tormento avrà fine.

La riflessione sull’arte

Proprio in questa cantica trovano spazio due dei più bei discorsi danteschi sull’arte: l’incontro con il miniatore Oderisi da Gubbio, sull’effimera gloria terrena, e quello con Guido Guinizelli, il padre dello Stilnovo che Dante riconosce come proprio maestro.

I canti più celebri

Quattro tappe che accompagnano l’intera cantica: dall’uscita dall’Inferno all’invettiva politica, dal ritorno di Beatrice fino alla purificazione finale nell’Eden.

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