Canto XII

Nel cielo del Sole, una seconda corona di dodici luci si affianca alla prima, e da essa prende la parola san Bonaventura da Bagnoregio, il grande teologo francescano, per raccontare a sua volta la vita di san Domenico di Guzman, fondatore dell’ordine domenicano — in perfetto parallelo e contrappasso rispetto all’elogio di san Francesco pronunciato da san Tommaso d’Aquino nel canto precedente. Anche Bonaventura conclude il proprio racconto con un’invettiva, questa volta contro la decadenza dell’ordine francescano.

Personaggi:

Dante, Beatrice, san Bonaventura da Bagnoregio (narratore). Viene raccontata la vita di san Domenico di Guzman, figlio di Giovanna d’Aza, e vengono nominati Taddeo Alderotti e Ostiense come esempi di sapere mondano da cui Domenico si allontanò. Bonaventura presenta infine gli altri undici sapienti della propria corona: Illuminato, Ugo da San Vittore, Pietro Mangiadore, Pietro Spano, il profeta Natan, Giovanni Crisostomo, Anselmo d’Aosta, Elio Donato, Rabano Mauro e Gioacchino da Fiore.

Luoghi:

Quarto cielo, quello del Sole. Nel racconto di Bonaventura viene nominata Calaroga (Caleruega), in Spagna, città natale di san Domenico.

Dante, Beatrice, Bonaventura da Bagnoregio e Giovanna d’Aza nel Canto XII del Paradiso - Divina Commedia

Argomento del canto

Il canto si apre con l’immagine di una seconda corona di dodici luci che si affianca alla prima, danzando e cantando in perfetta armonia, paragonata a un doppio arcobaleno (vv. 1-30). Una delle nuove luci, san Bonaventura da Bagnoregio, prende la parola per raccontare, in parallelo alla vita di Francesco narrata da Tommaso, la vita di san Domenico di Guzman, nato a Calaroga in Spagna e destinato fin dal grembo materno a una missione profetica (vv. 31-105).

Bonaventura racconta come Domenico, mosso solo dall’amore per la vera sapienza e non per l’ambizione mondana, ottenne dal papa non privilegi economici ma la sola licenza di combattere l’eresia, fondando l’ordine dei predicatori che difese la Chiesa insieme all’ordine francescano (vv. 106-138). Il canto si chiude con un parallelo amaro: così̀ come Tommaso aveva denunciato la decadenza dell’ordine domenicano, Bonaventura denuncia ora quella dell’ordine francescano, per poi presentare gli altri undici sapienti della propria corona (vv. 139-145).

Testo e Parafrasi

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Sì tosto come l’ultima parola
la benedetta fiamma per dir tolse,
a rotar cominciò la santa mola;3
Così presto come l’ultima parola fu pronunciata dalla benedetta fiamma, la santa ruota cominciò nuovamente a girare;
e nel suo giro tutta non si volse
prima ch’un’altra di cerchio la chiuse,
e moto a moto e canto a canto colse;6
e non aveva ancora completato tutto il proprio giro, che già un’altra ruota di luci la circondò da fuori, e movimento si accordò a movimento, canto a canto;
canto che tanto vince nostre muse,
nostre serene in quelle dolci tube,
quanto primo splendor quel ch’e’ refuse.9
un canto che supera le nostre muse, le nostre sirene con quei dolci strumenti, tanto quanto un primo splendore supera il suo riflesso.
Come si volgon per tenera nube
due archi paralelli e concolori,
quando Iunone a sua ancella iube,12
Come si curvano nel tenero nuvolo due archi paralleli e dello stesso colore, quando Giunone li comanda alla propria messaggera, l’arcobaleno,
nascendo di quel d’entro quel di fori,
a guisa del parlar di quella vaga
ch’amor consunse come sol vapori,15
con l’arco esterno che nasce da quello interno, quasi imitando il parlare di quella ninfa, Eco, che l’amore consumò come il sole consuma il vapore,
e fanno qui la gente esser presaga,
per lo patto che Dio con Noè puose,
del mondo che già mai più non s’allaga:18
e fanno sperare qui in terra alla gente, per il patto che Dio strinse con Noè, che il mondo non sarà mai più sommerso da un diluvio:
così di quelle sempiterne rose
volgiensi circa noi le due ghirlande,
e sì l’estrema a l’intima rispuose.21
così le due ghirlande di quelle rose eterne giravano intorno a noi, e la corona esterna rispondeva in armonia a quella interna.
Poi che ’l tripudio e l’altra festa grande,
sì del cantare e sì del fiammeggiarsi
luce con luce gaudïose e blande,24
Dopo che la danza gioiosa e l’altra grande festa, sia del cantare sia del far risplendere luce con luce in modo gioioso e soave,
insieme a punto e a voler quetarsi,
pur come li occhi ch’al piacer che i move
conviene insieme chiudere e levarsi;27
si quietarono insieme, allo stesso istante e per la stessa volontà, proprio come gli occhi che, per il piacere che li muove, devono chiudersi e riaprirsi insieme;
del cor de l’una de le luci nove
si mosse voce, che l’ago a la stella
parer mi fece in volgermi al suo dove;30
dal cuore di una di quelle nuove luci si mosse una voce, che mi fece volgere verso di essa come l’ago si volge verso la stella polare;
e cominciò: «L’amor che mi fa bella
mi tragge a ragionar de l’altro duca
per cui del mio sì ben ci si favella.33
e cominciò a dire: «L’amore che mi rende bella mi spinge a parlare dell’altro condottiero, grazie al quale si parla così bene anche del mio.
Degno è che, dov’ è l’un, l’altro s’induca:
sì che, com’ elli ad una militaro,
così la gloria loro insieme luca.36
È giusto che, dove si trova l’uno, si ricordi anche l’altro: così che, come essi combatterono per la stessa causa, così la loro gloria risplenda insieme.
L’essercito di Cristo, che sì caro
costò a rïarmar, dietro a la ’nsegna
si movea tardo, sospeccioso e raro,39
L’esercito di Cristo, che costò così caro da riarmare, si muoveva dietro alla propria insegna lento, sospettoso e in pochi,
quando lo ’mperador che sempre regna
provide a la milizia, ch’era in forse,
per sola grazia, non per esser degna;42
quando l’imperatore che regna in eterno provvide alla propria milizia, che era in pericolo, per pura grazia, non perché ne fosse degna;
e, come è detto, a sua sposa soccorse
con due campioni, al cui fare, al cui dire
lo popol disvïato si raccorse.45
e, come già detto, soccorse la propria sposa, la Chiesa, con due campioni, al cui agire e al cui parlare il popolo smarrito ritrovò la retta via.
In quella parte ove surge ad aprire
Zefiro dolce le novelle fronde
di che si vede Europa rivestire,48
In quella regione dove sorge ad aprire lo Zefiro dolce le nuove foglie di cui si vede l’Europa rivestirsi,
non molto lungi al percuoter de l’onde
dietro a le quali, per la lunga foga,
lo sol talvolta ad ogne uom si nasconde,51
non molto lontano dal battere delle onde dietro alle quali, per il lungo percorso del sole, esso talvolta si nasconde a ogni uomo,
siede la fortunata Calaroga
sotto la protezion del grande scudo
in che soggiace il leone e soggioga:54
si trova la fortunata Calaroga, sotto la protezione del grande stemma in cui il leone è sottomesso e a sua volta sottomette:
dentro vi nacque l’amoroso drudo
de la fede cristiana, il santo atleta
benigno a’ suoi e a’ nemici crudo;57
lı̀ dentro nacque l’amoroso amante della fede cristiana, il santo atleta, benigno verso i propri e severo verso i nemici;
e come fu creata, fu repleta
sì la sua mente di viva vertute
che, ne la madre, lei fece profeta.60
e appena fu creata, la sua mente fu talmente ricolma di viva virtù, che, ancora nel grembo materno, rese profeta la propria madre.
Poi che le sponsalizie fuor compiute
al sacro fonte intra lui e la Fede,
u’ si dotar di mutüa salute,63
Dopo che le nozze spirituali furono compiute al sacro fonte battesimale tra lui e la Fede, dove si scambiarono reciproca salvezza,
la donna che per lui l’assenso diede,
vide nel sonno il mirabile frutto
ch’uscir dovea di lui e de le rede;66
la donna che diede il consenso per lui, la madrina, vide in sogno il mirabile frutto che sarebbe dovuto nascere da lui e dai suoi eredi spirituali;
e perché fosse qual era in costrutto,
quinci si mosse spirito a nomarlo
del possessivo di cui era tutto.69
e affinché fosse chiamato secondo ciò che realmente era, uno spirito si mosse a nominarlo con il possessivo di colui a cui apparteneva interamente.
Domenico fu detto; e io ne parlo
sì come de l’agricola che Cristo
elesse a l’orto suo per aiutarlo.72
Fu chiamato Domenico; e io ne parlo come dell’agricoltore che Cristo scelse per aiutarlo a coltivare il proprio orto, la Chiesa.
Ben parve messo e famigliar di Cristo:
che ’l primo amor che ’n lui fu manifesto,
fu al primo consiglio che diè Cristo.75
Si mostrò davvero messaggero e familiare di Cristo: poiché il primo amore che si manifestò in lui fu rivolto al primo consiglio evangelico che Cristo diede, quello della povertà.
Spesse fïate fu tacito e desto
trovato in terra da la sua nutrice,
come dicesse: ‘Io son venuto a questo’.78
Spesso fu trovato dalla propria nutrice silenzioso e sveglio, disteso a terra, come se dicesse: ‘Sono venuto proprio per questo’.
Oh padre suo veramente Felice!
oh madre sua veramente Giovanna,
se, interpretata, val come si dice!81
Oh padre suo, davvero Felice di nome e di fatto! Oh madre sua, davvero Giovanna, se il suo nome, interpretato, vale ciò che si dice!
Non per lo mondo, per cui mo s’affanna
di retro ad Ostïense e a Taddeo,
ma per amor de la verace manna84
Non per il mondo, per cui oggi ci si affanna seguendo l’esempio di Ostiense e di Taddeo, ma per amore della vera sapienza celeste
in picciol tempo gran dottor si feo;
tal che si mise a circüir la vigna
che tosto imbianca, se ’l vignaio è reo.87
in poco tempo divenne un grande dottore; tanto che si mise a percorrere la vigna della Chiesa, che presto ingiallisce se il vignaiolo è malvagio.
E a la sedia che fu già benigna
più a’ poveri giusti, non per lei,
ma per colui che siede, che traligna,90
E alla sede pontificia, che un tempo fu benevola verso i poveri giusti — non per colpa della sede in sé, ma per colpa di chi vi siede sopra e ne tradisce lo spirito —,
non dispensare o due o tre per sei,
non la fortuna di prima vacante,
non decimas, quae sunt pauperum Dei,93
non chiese il permesso di distribuire due o tre benefici invece di sei, né la prima carica vacante, né le decime, che appartengono ai poveri di Dio,
addimandò, ma contro al mondo errante
licenza di combatter per lo seme
del qual ti fascian ventiquattro piante.96
ma chiese, contro il mondo traviato, la licenza di combattere per il seme, l’ordine domenicano, dal quale voi siete circondati come da ventiquattro piante.
Poi, con dottrina e con volere insieme,
con l’officio appostolico si mosse
quasi torrente ch’alta vena preme;99
Poi, con dottrina e volontà insieme, si mosse con l’ufficio di predicatore apostolico, come un torrente spinto da una sorgente elevata;
e ne li sterpi eretici percosse
l’impeto suo, più vivamente quivi
dove le resistenze eran più grosse.102
e il suo impeto colpı̀ i rovi eretici, con maggiore vivacità proprio dove le resistenze erano più forti.
Di lui si fecer poi diversi rivi
onde l’orto catolico si riga,
sì che i suoi arbuscelli stan più vivi.105
Da lui nacquero poi diversi ruscelli con cui si irriga il giardino cattolico, cosicché i suoi arbusti restano più vivi.
Se tal fu l’una rota de la biga
in che la Santa Chiesa si difese
e vinse in campo la sua civil briga,108
Se tale fu una delle due ruote del carro con cui la Santa Chiesa si difese e vinse sul campo la propria battaglia interna,
ben ti dovrebbe assai esser palese
l’eccellenza de l’altra, di cui Tomma
dinanzi al mio venir fu sì cortese.111
ben dovrebbe esserti ormai chiara l’eccellenza dell’altra ruota, quella di cui Tommaso è stato così cortese con me prima del mio arrivo qui.
Ma l’orbita che fé la parte somma
di sua circunferenza, è derelitta,
sì ch’è la muffa dov’ era la gromma.114
Ma l’orbita tracciata dalla parte più alta della sua circonferenza, l’ordine francescano, è stata abbandonata, tanto che ora c’è la muffa dove prima c’era la crosta di vino buono.
La sua famiglia, che si mosse dritta
coi piedi a le sue orme, è tanto volta,
che quel dinanzi a quel di retro gitta;117
La sua famiglia religiosa, che si mosse inizialmente con i piedi ben dritti sulle sue orme, è ormai così deviata, che chi cammina davanti getta indietro il piede su chi segue dietro;
e tosto si vedrà de la ricolta
de la mala coltura, quando il loglio
si lagnerà che l’arca li sia tolta.120
e presto si vedrà, al momento del raccolto, il frutto di questa cattiva coltivazione, quando la zizzania si lamenterà che le venga tolto il proprio posto nel granaio.
Ben dico, chi cercasse a foglio a foglio
nostro volume, ancor troveria carta
u’ leggerebbe “I’ mi son quel ch’i’ soglio”;123
Dico bene però che, chi sfogliasse pagina per pagina il nostro registro, troverebbe ancora qualche foglio dove si potrebbe leggere: “Io sono ancora quello che ero”;
ma non fia da Casal né d’Acquasparta,
là onde vegnon tali a la scrittura,
ch’uno la fugge e altro la coarta.126
ma non sarà un foglio proveniente da Casale né da Acquasparta, da dove vengono frati che alla regola o la allentano troppo o la restringono troppo.
Io son la vita di Bonaventura
da Bagnoregio, che ne’ grandi offici
sempre pospuosi la sinistra cura.129
Io sono l’anima di Bonaventura da Bagnoregio, che nei grandi uffici che ricoprii posposi sempre le cure temporali a quelle spirituali.
Illuminato e Augustin son quici,
che fuor de’ primi scalzi poverelli
che nel capestro a Dio si fero amici.132
Illuminato e Agostino sono qui vicino a me, che furono tra i primi poverelli scalzi che si fecero amici di Dio stringendo il cordone francescano.
Ugo da San Vittore è qui con elli,
e Pietro Mangiadore e Pietro Spano,
lo qual giù luce in dodici libelli;135
Ugo da San Vittore è qui con loro, insieme a Pietro Mangiadore e Pietro Spano, che ora risplende quaggiù attraverso i suoi dodici libretti di logica.
Natàn profeta e ’l metropolitano
Crisostomo e Anselmo e quel Donato
ch’a la prim’ arte degnò porre mano.138
Ci sono il profeta Natan e il patriarca Giovanni Crisostomo, e Anselmo, e quel Donato che si degnò di dedicarsi alla prima delle arti liberali, la grammatica.
Rabano è qui, e lucemi dallato
il calavrese abate Giovacchino
di spirito profetico dotato.141
Rabano Mauro è qui, e mi risplende accanto l’abate calabrese Gioacchino da Fiore, dotato di spirito profetico.
Ad inveggiar cotanto paladino
mi mosse l’infiammata cortesia
di fra Tommaso e ’l discreto latino;144
A lodare così grande campione mi ha spinto l’infiammata cortesia di fra Tommaso e il suo discorso misurato;
e mosse meco questa compagnia».145
e ha mosso insieme a me anche questa intera compagnia di anime».

Riassunto

Il Canto XII è costruito in rigoroso parallelismo con il precedente: un francescano, Bonaventura, loda il fondatore dell’ordine domenicano, cos̀̀ come un domenicano, Tommaso, aveva lodato san Francesco.

Un doppio elogio incrociato

La scelta strutturale di Dante — far lodare Domenico a un francescano e Francesco a un domenicano — è uno dei gesti poetici più eleganti del Paradiso: dimostra come nel cielo del Sole le rivalità storiche tra i due ordini mendicanti siano completamente superate dalla carità e dal riconoscimento reciproco del merito.

Domenico, il combattente della fede

A differenza del ritratto lirico e amoroso di Francesco nel canto XI, Domenico è qui presentato soprattutto come un campione della retta dottrina, il cui unico scopo fu combattere l’eresia senza cercare ricchezze o privilegi — un ritratto che riflette la vocazione originaria dell’ordine dei predicatori.

La seconda invettiva

La denuncia finale di Bonaventura contro la decadenza dell’ordine francescano, speculare a quella di Tommaso contro i domenicani nel canto precedente, conferma un principio centrale del Paradiso: nessun ordine religioso, per quanto santamente fondato, è al riparo dalla corruzione umana nel tempo.