Canto XXVIII

Il Canto XXVIII è dedicato alla nona bolgia, quella dei seminatori di discordia e di scisma, mutilati orribilmente da un diavolo con la spada in un ciclo di ferite che si riaprono a ogni giro. Vi compaiono Maometto, squarciato dal mento in giù, Pier da Medicina, Curione, Mosca dei Lamberti e, infine, Bertran de Born, che porta la propria testa mozzata come una lanterna.

Personaggi:

Luoghi:

Ottavo Cerchio, Malebolge: nona bolgia, i seminatori di discordia.

Dante, Maometto, Alì e Pier da Medicina nel Canto XXVIII dell'Inferno - Divina Commedia

Argomento del canto

Dante apre il canto dichiarando l’impossibilità di descrivere a parole l’orrore visto, paragonandolo alle più grandi stragi della storia pugliese (vv. 1-21). Il primo dannato incontrato è Maometto, squarciato dal mento fino al basso ventre, che identifica anche Alì, con il volto spaccato, e spiega il meccanismo della pena: un diavolo li mutila con la spada a ogni giro, e le ferite si rimarginano prima del giro successivo (vv. 22-63).

Pier da Medicina, sfigurato al volto, chiede a Dante di riportare nel mondo una profezia di tradimento contro due signori di Fano (vv. 64-90). Dante incontra poi Curione, con la lingua tagliata, punito per aver spinto Cesare a varcare il Rubicone, e Mosca dei Lamberti, con le mani mozzate, responsabile con la frase capo ha cosa fatta dell’inizio delle discordie tra Guelfi e Ghibellini a Firenze (vv. 91-111).

Il canto culmina nell’incontro con Bertran de Born, poeta provenzale che porta la propria testa staccata dal busto, tenuta per i capelli come una lanterna: avendo diviso in vita un padre da un figlio, sconta il contrapasso della separazione tra capo e corpo (vv. 112-142).

Testo e Parafrasi

(Clicca sulle terzine per la parafrasi)

Chi poria mai pur con parole sciolte
dicer del sangue e de le piaghe a pieno
ch’i’ ora vidi, per narrar piu volte?3
Chi potrebbe mai, anche con parole in prosa, raccontare pienamente il sangue e le ferite che vidi allora, per quante volte lo ripetesse?
Ogne lingua per certo verria meno
per lo nostro sermone e per la mente
c’hanno a tanto comprender poco seno.6
Ogni lingua certamente fallirebbe, per i limiti del nostro linguaggio e della nostra mente, che ha poca capacita di comprendere tanto orrore.
S’el s’aunasse ancor tutta la gente
che gia, in su la fortunata terra
di Puglia, fu del suo sangue dolente9
Se si radunasse di nuovo tutta la gente che un tempo, sulla sfortunata terra di Puglia, soffri per il proprio sangue versato
per li Troiani e per la lunga guerra
che de l’anella fe si alte spoglie,
come Livio scrive, che non erra,12
a causa dei Troiani e della lunga guerra che produsse un cosi grande bottino di anelli, come scrive Livio, che non sbaglia mai,
con quella che sentio di colpi doglie
per contastare a Robert Guiscardo;
e l’altra il cui ossame ancor s’accoglie15
insieme a quella che soffri colpi dolorosi combattendo contro Roberto il Guiscardo; e quell’altra, le cui ossa si raccolgono ancora
a Ceperan, la dove fu bugiardo
ciascun Pugliese, e la da Tagliacozzo,
dove sanz’arme vinse il vecchio Alardo;18
a Ceprano, dove ogni pugliese si dimostro traditore, e a Tagliacozzo, dove il vecchio Alardo vinse senza bisogno di combattere;
e qual forato suo membro e qual mozzo
mostrasse, d’aequar sarebbe nulla
il modo de la nona bolgia sozzo.21
e chi mostrasse il proprio arto forato e chi quello mozzato, tutto questo insieme non basterebbe a eguagliare l’orrore della nona bolgia.
Gia veggia, per mezzul perdere o lulla,
com’io vidi un, cosi non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.24
Non si vede mai una botte sfondata perdere il fondo cosi, come vidi uno squarciato dal mento fino a dove si emettono i peti.
Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e ‘l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.27
Tra le gambe gli pendevano gli intestini; si vedeva il cuore e il sacco maleodorante che trasforma in escrementi cio che si ingerisce.
Mentre che tutto in lui veder m’attacco,
guardommi, e con le man s’aperse il petto,
dicendo: “Or vedi com’io mi dilacco!30
Mentre ero tutto concentrato a guardarlo, mi guardo a sua volta, e con le mani si apri il petto, dicendo: “Guarda ora come mi squarcio!
vedi come storpiato e Maometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Ali,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.33
guarda come e mutilato Maometto! Davanti a me cammina piangendo Ali, con il volto spaccato dal mento al ciuffo di capelli.
E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fur vivi, e pero son fessi cosi.36
E tutti gli altri che vedi qui, in vita furono seminatori di scandalo e di scisma, e per questo sono squarciati in questo modo.
Un diavolo e qua dietro che n’accisma
si crudelmente, al taglio de la spada
rimettendo ciascun di questa risma,39
C’e un diavolo qui dietro che ci concia cosi crudelmente, rimettendo ciascuno di noi al taglio della spada,
quand’avem volta la dolente strada;
pero che le ferite son richiuse
prima ch’altri dinanzi li rivada.42
ogni volta che abbiamo completato il doloroso percorso circolare; perche le ferite si richiudono prima che ciascuno ripassi di nuovo davanti a lui.
Ma tu chi se’ che ‘n su lo scoglio muse,
forse per indugiar d’ire a la pena
ch’e giudicata in su le tue accuse?”.45
Ma tu chi sei, che indugi sullo sperone, forse per ritardare l’andare verso la pena che e stata decisa per le tue colpe?”.
“Ne morte ‘l giunse ancor, ne colpa ‘l mena”,
rispuose ‘l mio maestro, “a tormentarlo;
ma per dar lui esperienza piena,48
“Non lo ha ancora raggiunto la morte, ne lo conduce qui alcuna colpa”, rispose il mio maestro, “a tormentarlo;
a me, che morto son, convien menarlo
per lo ‘nferno qua giu di giro in giro;
e quest’e ver cosi com’io ti parlo”.51
ma per dargli un’esperienza completa, tocca a me, che sono morto, condurlo per l’Inferno di girone in girone; e questo e vero come te lo sto dicendo”.
Piu fuor di cento che, quando l’udiro,
s’arrestaron nel fosso a riguardarmi,
per maraviglia obliando il martiro.54
Piu di cento, quando lo sentirono, si fermarono nel fossato a guardarmi, dimenticando per la meraviglia il proprio tormento.
“Or di a fra Dolcin dunque che s’armi,
tu che forse vedra’ il sole in breve,
s’ello non vuol qui tosto seguitarmi,57
“Ora di dunque a frate Dolcino che si armi, tu che forse rivedrai presto il sole, se non vuole seguirmi qui tra breve,
si di vivanda, che stretta di neve
non rechi la vittoria al Noarese,
ch’altrimenti acquistar non saria leve”.60
procurandosi tante provviste, che l’assedio nella neve non porti la vittoria ai Novaresi, altrimenti non sarebbe facile conquistarlo”.
Poi che l’un pie per girsene sospese,
Maometto mi disse esta parola;
indi a partirsi in terra lo distese.63
Dopo aver sollevato un piede per andarsene, Maometto mi disse queste parole; poi lo distese di nuovo a terra per allontanarsi.
Un altro, che forata avea la gola
e tronco ‘l naso infin sotto le ciglia,
e non avea mai ch’un’orecchia sola,66
Un altro, che aveva la gola forata e il naso tagliato fino sotto le sopracciglia, e non aveva piu che un solo orecchio,
ristato a riguardar per maraviglia
con li altri, innanzi a li altri apri la canna,
ch’era di fuor d’ogne parte vermiglia,69
fermatosi a guardare per stupore insieme agli altri, prima degli altri apri la gola, che era tutta rossa di sangue all’esterno,
e disse: “O tu cui colpa non condanna
e cu’ io vidi su in terra latina,
se troppa simiglianza non m’inganna,72
e disse: “O tu che non sei condannato da alcuna colpa, e che ho visto lassu in terra italiana, se una somiglianza troppo forte non mi inganna,
rimembriti di Pier da Medicina,
se mai torni a veder lo dolce piano
che da Vercelli a Marcabo dichina.75
ricordati di Pier da Medicina, se mai tornerai a vedere la dolce pianura che scende da Vercelli a Marcabo.
E fa sapere a’ due miglior da Fano,
a messer Guido e anco ad Angiolello,
che, se l’antiveder qui non e vano,78
E fa’ sapere ai due migliori cittadini di Fano, a messer Guido e anche ad Angiolello, che, se le mie previsioni qui non sono vane,
gittati saran fuor di lor vasello
e mazzerati presso a la Cattolica
per tradimento d’un tiranno fello.81
saranno gettati fuori dalla loro nave e affogati vicino a Cattolica per il tradimento di un tiranno crudele.
Tra l’isola di Cipri e di Maiolica
non vide mai si gran fallo Nettuno,
non da pirate, non da gente argolica.84
Tra l’isola di Cipro e quella di Maiorca non vide mai Nettuno un delitto cosi grande, ne commesso da pirati ne da altre genti.
Quel traditor che vede pur con l’uno,
e tien la terra che tale e qui meco
vorrebbe di vedere esser digiuno,87
Quel traditore che vede solo con un occhio, e governa la terra che qualcuno qui con me vorrebbe non aver mai visto,
fara venirli a parlamento seco;
poi fara si, ch’al vento di Focara
non sara lor mestier voto ne preco”.90
li fara venire a un incontro con se; poi fara in modo che, contro il vento di Focara, non avranno bisogno ne di preghiera ne di voto.
E io a lui: “Dimostrami e dichiara,
se vuo’ ch’i’ porti su di te novella,
chi e colui da la veduta amara”.93
E io a lui: “Mostrami e dichiarami, se vuoi che porti tue notizie nel mondo, chi e colui dallo sguardo cosi amaro”.
Allor puose la mano a la mascella
d’un suo compagno e la bocca li aperse,
gridando: “Questi e desso, e non favella.96
Allora mise la mano sulla mascella di un suo compagno e gli apri la bocca, gridando: “Questo e lui, e non puo parlare.
Questi, scacciato, il dubitar sommerse
in Cesare, affermando che ‘l fornito
sempre con danno l’attender sofferse”.99
Questi, da esiliato, dissipo l’esitazione di Cesare, affermando che era sempre dannoso attendere quando si era gia pronti”.
Oh quanto mi pareva sbigottito
con la lingua tagliata ne la strozza
Curio, ch’a dir fu cosi ardito!102
Oh, quanto mi sembrava sbigottito, con la lingua tagliata nella gola, Curione, che un tempo fu cosi audace nel parlare!
E un ch’avea l’una e l’altra man mozza,
levando i moncherin per l’aura fosca,
si che ‘l sangue facea la faccia sozza,105
E uno che aveva entrambe le mani mozzate, sollevando i moncherini nell’aria scura, tanto che il sangue gli sporcava il volto,
grido: “Ricordera’ti anche del Mosca,
che disse, lasso!, ‘Capo ha cosa fatta’,
che fu mal seme per la gente tosca”.108
grido: “Ricordati anche di Mosca, che disse, ahime!, ‘Cosa fatta capo ha’, frase che fu un cattivo seme per il popolo toscano”.
“E morte di tua schiatta”, poi aggiunsi;
ond’elli, accumulando duol con duolo,
sen gio come persona trista e matta.111
“E morte per la tua stirpe”, aggiunsi poi; per cui lui, accumulando dolore su dolore, se ne ando come una persona triste e fuori di se.
Ma io rimasi a riguardar lo stuolo,
e vidi cosa ch’io avrei paura,
sanza piu prova, di contarla solo;114
Ma io rimasi a guardare quella schiera, e vidi una cosa che, senza altra prova, avrei paura a raccontare da solo;
se non che coscienza m’assicura,
la buona compagnia che l’uom francheggia
sotto l’asbergo del sentirsi pura.117
se non fosse che la mia coscienza mi rassicura, quella buona compagnia che rende l’uomo coraggioso sotto la corazza del sentirsi innocente.
Io vidi certo, e ancor par ch’io ‘l veggia,
un busto sanza capo andar si come
andavan li altri de la trista greggia;120
Vidi certamente, e mi sembra ancora di vederlo, un busto senza testa camminare proprio come camminavano gli altri di quella triste schiera;
e ‘l capo tronco tenea per le chiome,
pesol con mano a guisa di lanterna:
e quel mirava noi e dicea: “Oh me!”.123
e teneva la testa mozzata per i capelli, appesa con la mano come una lanterna: e quella ci guardava e diceva: “Ohime!”.
Di se facea a se stesso lucerna,
ed eran due in uno e uno in due;
com’esser puo, quei sa che si governa.126
Faceva di se stesso una luce per se stesso, ed erano due corpi in uno e uno in due; come sia possibile, lo sa solo chi governa queste cose.
Quando diritto al pie del ponte fue,
levo ‘l braccio alto con tutta la testa
per appressarne le parole sue,129
Quando fu proprio ai piedi del ponte, sollevo il braccio in alto insieme a tutta la testa, per avvicinarci le proprie parole,
che fuoro: “Or vedi la pena molesta,
tu che, spirando, vai veggendo i morti:
vedi s’alcuna e grande come questa.132
che furono: “Ora guarda questa pena atroce, tu che, ancora vivo, vai osservando i morti: vedi se ce n’e una grande quanto questa.
E perche tu di me novella porti,
sappi ch’i’ son Bertram dal Bornio, quelli
che diedi al re giovane i ma’ conforti.135
E affinche tu porti mie notizie nel mondo, sappi che sono Bertran de Born, colui che diede i cattivi consigli al re giovane.
Io feci il padre e ‘l figlio in se ribelli;
Achitofel non fe piu d’Absalone
e di David coi malvagi punzelli.138
Feci ribellare tra loro il padre e il figlio; nemmeno Achitofel fece di piu contro Assalonne e Davide con i suoi malvagi incitamenti.
Perch’io parti’ cosi giunte persone,
partito porto il mio cerebro, lasso!,
dal suo principio ch’e in questo troncone.141
Perche io separai persone cosi unite, porto separato il mio cervello, ahime!, dalla sua origine, che si trova in questo mio busto.
Cosi s’osserva in me lo contrapasso”.142
Cosi in me si osserva perfettamente la legge del contrappasso”.

Riassunto

Il Canto XXVIII è tra i più crudi e visivamente scioccanti dell’intera Commedia, con un contrapasso di rara violenza fisica applicato alla colpa della divisione.

La discordia come frattura fisica

Chi in vita seminò divisione tra persone, famiglie o comunità religiose, subisce ora la frattura del proprio stesso corpo: un contrapasso perfettamente speculare, in cui la lacerazione sociale si traduce in lacerazione anatomica, rinnovata eternamente in un ciclo di ferita e guarigione temporanea.

Maometto e la polemica religiosa medievale

La collocazione di Maometto tra gli scismatici riflette la visione medievale cristiana, oggi storicamente e teologicamente superata, che considerava l’Islam come una scissione ereticale dal cristianesimo piuttosto che una religione autonoma: un dato culturale del proprio tempo che Dante condivide con l’intera cultura europea medievale.

Bertran de Born: l’intelletto separato da sé stesso

L’immagine finale di Bertran de Born, che porta la propria testa come una lanterna che illumina sé stesso, è tra le più potenti e citate dell’Inferno: la separazione fisica tra capo e corpo rappresenta in modo icastico la sua colpa di aver diviso l’unità naturale tra un padre e un figlio, sovrano e successore.