Canto VII
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Argomento del canto
Testo e Parafrasi
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“Pape Satàn, pape Satàn aleppe!”,
cominciò Pluto con la voce chioccia;
e quel savio gentil, che tutto seppe,3
“Papé Satàn, papé Satàn, aleppe!”,
gridò Pluto con la sua voce rauca non appena ci vide;
ed il gentile uomo saggio, Virgilio, a cui nulla è sconosciuto,
gridò Pluto con la sua voce rauca non appena ci vide;
ed il gentile uomo saggio, Virgilio, a cui nulla è sconosciuto,
disse per confortarmi: “Non ti noccia
la tua paura; ché, poder ch’elli abbia,
non ci torrà lo scender questa roccia”.6
disse allora per confortarmi: “Non ti nuoccia
la tua paura; perché, qualunque sia il potere del demone ,
non ci potrà impedire di scendere da questa roccia.”
la tua paura; perché, qualunque sia il potere del demone ,
non ci potrà impedire di scendere da questa roccia.”
Poi si rivolse a quella ’nfiata labbia,
e disse: “Taci, maladetto lupo!
consuma dentro te con la tua rabbia.9
Poi si rivolse a quel muso rabbioso
e disse: “Taci, lupo maledetto!
Consumati dentro te stesso con la tua rabbia.
e disse: “Taci, lupo maledetto!
Consumati dentro te stesso con la tua rabbia.
Non è sanza cagion l’andare al cupo:
vuolsi ne l’alto, là dove Michele
fé la vendetta del superbo strupo”.12
Non è senza motivo il nostro viaggio in queste tenebre:
è stato deciso così in cielo, là dove san Michele
vendicò la violenta ribellione contro Dio degli angeli ribelli.”
è stato deciso così in cielo, là dove san Michele
vendicò la violenta ribellione contro Dio degli angeli ribelli.”
Quali dal vento le gonfiate vele
caggiono avvolte, poi che l’alber fiacca,
tal cadde a terra la fiera crudele.15
Come a volte le vele prima gonfiate dal vento, cadono poi
su se stesse dopo che l’albero della nave si è spezzato, allo
stesso modo si accasciò subito a terra quel mostro crudele.
su se stesse dopo che l’albero della nave si è spezzato, allo
stesso modo si accasciò subito a terra quel mostro crudele.
Così scendemmo ne la quarta lacca,
pigliando più de la dolente ripa
che ’l mal de l’universo tutto insacca.18
Liberata la via, scendemmo nella quarta fossa dell’inferno,
scendendo sempre più lungo il pendio di quell’abisso doloroso,
che rinchiude tutto il male dell’universo.
scendendo sempre più lungo il pendio di quell’abisso doloroso,
che rinchiude tutto il male dell’universo.
Ahi giustizia di Dio! tante chi stipa
nove travaglie e pene quant’io viddi?
e perché nostra colpa sì ne scipa?21
Ah giustizia di Dio! Chi mai può reccimolare
nuovi travagli e pene quante ne vidi io?
E perché la nostra colpa ci sciupa tanto con il male che causa?
nuovi travagli e pene quante ne vidi io?
E perché la nostra colpa ci sciupa tanto con il male che causa?
Come fa l’onda là sovra Cariddi,
che si frange con quella in cui s’intoppa,
così convien che qui la gente riddi.24
Come fanno le onde sopra Cariddi, che si infrangono
contro quelle che incontrano dal lato opposto, allo stesso modo
devono girare in tondo ed urtarsi in eterno le anime dannate del quarto cerchio.
contro quelle che incontrano dal lato opposto, allo stesso modo
devono girare in tondo ed urtarsi in eterno le anime dannate del quarto cerchio.
Qui vid’i’ gente più ch’altrove troppa,
e d’una parte e d’altra, con grand’urli,
voltando pesi per forza di poppa.27
Vidi più gente qui che in qualunque altro luogo;
divisa in due schiere (avari e spendaccioni), chi in un senso e chi nell’altro,
con grandi urla, facevano rotolare in cerchio dei macigni con la forza del loro petto.
divisa in due schiere (avari e spendaccioni), chi in un senso e chi nell’altro,
con grandi urla, facevano rotolare in cerchio dei macigni con la forza del loro petto.
Percotëansi ’ncontro; e poscia pur lì
si rivolgea ciascun, voltando a retro,
gridando: “Perché tieni?” e “Perché burli?”.30
Si scontravano tra loro; e poi, sul luogo stesso dell’urto,
ognuno si voltava, respingendo indietro il peso,
e gridando all’avversario: “Perché tieni?” e “Perché sperperi?”
ognuno si voltava, respingendo indietro il peso,
e gridando all’avversario: “Perché tieni?” e “Perché sperperi?”
Così tornavan per lo cerchio tetro
da ogne mano a l’opposito punto,
gridandosi anche loro ontoso metro;33
Tornavano infine, movendosi attraverso quel cupo cerchio,
da ogni direzione ai punti opposti di partenza,
gridandosi dietro vicendevolmente sempre la stessa infamante cantilena;
da ogni direzione ai punti opposti di partenza,
gridandosi dietro vicendevolmente sempre la stessa infamante cantilena;
poi si volgea ciascun, quand’era giunto,
per lo suo mezzo cerchio a l’altra giostra.
E io, ch’avea lo cor quasi compunto,36
poi ciascuno, dopo essere tornato indietro, si voltava
lungo il suo mezzo cerchio per lo scontro successivo.
Io, avendo il cuore quasi trafitto da quella vista,
lungo il suo mezzo cerchio per lo scontro successivo.
Io, avendo il cuore quasi trafitto da quella vista,
dissi: “Maestro mio, or mi dimostra
che gente è questa, e se tutti fuor cherci
questi chercuti a la sinistra nostra”.39
dissi: “Mio maestro, dimmi
che gente è questa, e se furono tutti ecclesiastici
questi uomini con la chierica alla nostra sinistra.”
che gente è questa, e se furono tutti ecclesiastici
questi uomini con la chierica alla nostra sinistra.”
Ed elli a me: “Tutti quanti fuor guerci
sì de la mente in la vita primaia,
che con misura nullo spendio ferci.42
E Virgilio mi rispose: “Tutti quanti, sia a destra che a sinistra,
furono di mente tanto stolta nella loro vita terrena,
da non sapere spendere la loro ricchezza nella giusta misura.
furono di mente tanto stolta nella loro vita terrena,
da non sapere spendere la loro ricchezza nella giusta misura.
Assai la voce lor chiaro l’abbaia,
quando vegnono a’ due punti del cerchio
dove colpa contraria li dispaia.45
E lo manifestano molto bene gridandosi dietro come cani
quando si vengono ad urtare ai due punti estremi del cerchio,
dove poi vengono separati, avendo commesso colpe tra loro contrarie.
quando si vengono ad urtare ai due punti estremi del cerchio,
dove poi vengono separati, avendo commesso colpe tra loro contrarie.
Questi fuor cherci, che non han coperchio
piloso al capo, e papi e cardinali,
in cui usa avarizia il suo soperchio”.48
Questi, che non hanno capelli a coprire il cranio, furono
ecclesiastici, e tra di loro ci sono papi e cardinali,
nel quali l’avarizia è solita prevalere facilmente.”
ecclesiastici, e tra di loro ci sono papi e cardinali,
nel quali l’avarizia è solita prevalere facilmente.”
E io: “Maestro, tra questi cotali
dovre’ io ben riconoscere alcuni
che furo immondi di cotesti mali”.51
Ripresi io: “Maestro, tra questi ecclesiastici
dovrei io ben riuscire a riconoscerne alcuni,
che si macchiarono in vita di simili peccati.”
dovrei io ben riuscire a riconoscerne alcuni,
che si macchiarono in vita di simili peccati.”
Ed elli a me: “Vano pensiero aduni:
la sconoscente vita che i fé sozzi,
ad ogne conoscenza or li fa bruni.54
Mi rispose Virgilio: “Hai per la testa un pensiero vano:
la loro vita non saggia che li imbruttì in terra,
ora li rende completamente irriconoscibili.
la loro vita non saggia che li imbruttì in terra,
ora li rende completamente irriconoscibili.
In etterno verranno a li due cozzi:
questi resurgeranno del sepulcro
col pugno chiuso, e questi coi crin mozzi.57
Si scontreranno per l’eternità ai due punti opposti del cerchio:
gli spendaccioni risorgeranno dalle loro tombe
con i pugni chiusi, gli avari con il capo rasato.
gli spendaccioni risorgeranno dalle loro tombe
con i pugni chiusi, gli avari con il capo rasato.
Mal dare e mal tener lo mondo pulcro
ha tolto loro, e posti a questa zuffa:
qual ella sia, parole non ci appulcro.60
Il dare e l’accumulare senza giusta misura ha tolto loro
il paradiso, condannandoli a questa eterna lotta:
la vedi tu stesso, io non aggiungo belle parole.
il paradiso, condannandoli a questa eterna lotta:
la vedi tu stesso, io non aggiungo belle parole.
Or puoi, figliuol, veder la corta buffa
d’i ben che son commessi a la fortuna,
per che l’umana gente si rabuffa;63
Puoi così ora vedere, figliolo, quanto sia breve l’inganno
dei beni terreni, la cui distribuzione è affidata alla fortuna,
e per avere i quali la gente si azzuffa;
dei beni terreni, la cui distribuzione è affidata alla fortuna,
e per avere i quali la gente si azzuffa;
ché tutto l’oro ch’è sotto la luna
e che già fu, di quest’anime stanche
non poterebbe farne posare una”.66
poiché nemmeno tutto l’oro che si trova al mondo e che vi si
è mai trovato nel passato, a nessuna di queste anime stanche
potrebbe ora procurare un attimo di riposo.”
è mai trovato nel passato, a nessuna di queste anime stanche
potrebbe ora procurare un attimo di riposo.”
“Maestro mio”, diss’io, “or mi dì anche:
questa fortuna di che tu mi tocche,
che è, che i ben del mondo ha sì tra branche?”.69
Dissi allora io: “Mio Maestro, dimmi anche un’altra cosa:
che cosa è questa fortuna alla quale hai accennato,
che tiene tra i suoi artigli i beni del mondo?”
che cosa è questa fortuna alla quale hai accennato,
che tiene tra i suoi artigli i beni del mondo?”
E quelli a me: “Oh creature sciocche,
quanta ignoranza è quella che v’offende!
Or vo’ che tu mia sentenza ne ’mbocche.72
Mi rispose allora Virgilio: “Oh creature sciocche,
quanto è grande l’ignoranze che vi molesta!
Ora voglio che tu comprenda bene il seguente concetto.
quanto è grande l’ignoranze che vi molesta!
Ora voglio che tu comprenda bene il seguente concetto.
Colui lo cui saver tutto trascende,
fece li cieli e diè lor chi conduce
sì, ch’ogne parte ad ogne parte splende,75
Dio, che con il suo sapere supera ogni cosa, ha creato i vari
cieli mobili ed affidato ad ognuno di essi un angelo, così che
ciascuno dei nove cieli risplenda su ogni parte dell’universo
cieli mobili ed affidato ad ognuno di essi un angelo, così che
ciascuno dei nove cieli risplenda su ogni parte dell’universo
distribuendo igualmente la luce.
Similemente a li splendor mondani
ordinò general ministra e duce78
e distribuisca dappertutto la sua luce in modo uniforme. Allo
stesso modo per gli splendori mondani, per le ricchezze,
Dio ha incaricato la Fortuna come amministratrice e giudice,
stesso modo per gli splendori mondani, per le ricchezze,
Dio ha incaricato la Fortuna come amministratrice e giudice,
che permutasse a tempo li ben vani
di gente in gente e d’uno in altro sangue,
oltre la difension d’i senni umani;81
con l’incarico di variare il loro possesso, a tempo debito,
da popolo a popolo e da famiglia a famiglia,
senza che l’astuzia umana le possa opporre resistenza;
da popolo a popolo e da famiglia a famiglia,
senza che l’astuzia umana le possa opporre resistenza;
per ch’una gente impera e l’altra langue,
seguendo lo giudicio di costei,
che è occulto come in erba l’angue.84
ecco perché in certi periodo una nazione è dominante e l’altra
è decadente, ed è sulla base del verdetto della Fortuna,
a noi oscuro come lo è un serpente tra l’erba.
è decadente, ed è sulla base del verdetto della Fortuna,
a noi oscuro come lo è un serpente tra l’erba.
Vostro saver non ha contasto a lei:
questa provede, giudica, e persegue
suo regno come il loro li altri dèi.87
Il vostro sapere non può essere in grado di opporsi a lei:
essa accudisce, giudica ed esercita il suo potere
allo stesso modo degli altri angeli, signori dei cieli.
essa accudisce, giudica ed esercita il suo potere
allo stesso modo degli altri angeli, signori dei cieli.
Le sue permutazion non hanno triegue:
necessità la fa esser veloce;
sì spesso vien chi vicenda consegue.90
I mutamenti da lei imposti sono continui: è per una necessità
occulta che deve essere veloce nel mutare; tanto spesso
si ha perciò l’occasione di cambiare condizione.
occulta che deve essere veloce nel mutare; tanto spesso
si ha perciò l’occasione di cambiare condizione.
Quest’è colei ch’è tanto posta in croce
pur da color che le dovrien dar lode,
dandole biasmo a torto e mala voce;93
Questa, la Fortuna, è colei che così spesso viene messa in
croce anche da chi dovrebbe invece lodarla,
mentre al contrario viene accusata e diffamata a torto;
croce anche da chi dovrebbe invece lodarla,
mentre al contrario viene accusata e diffamata a torto;
ma ella s’è beata e ciò non ode:
con l’altre prime creature lieta
volve sua spera e beata si gode.96
essa però sa di svolgere il volere di Dio e non si cura di tali
voci: tutta contenta, insieme agli altri angeli,
fa girare la sua sfera e si gode la sua beatitudine.
voci: tutta contenta, insieme agli altri angeli,
fa girare la sua sfera e si gode la sua beatitudine.
Or discendiamo omai a maggior pieta;
già ogne stella cade che saliva
quand’io mi mossi, e ’l troppo star si vieta”.99
Ma scendiamo adesso verso maggiori tormenti; cominciano
già a declinare le stelle che sorgevano in cielo quando iniziai con te
questo viaggio, e non ci è consentito di soffermarci troppo a lungo.
già a declinare le stelle che sorgevano in cielo quando iniziai con te
questo viaggio, e non ci è consentito di soffermarci troppo a lungo.
Noi ricidemmo il cerchio a l’altra riva
sovr’una fonte che bolle e riversa
per un fossato che da lei deriva.102
Tagliammo il cerchio degli avari per raggiungere l’altra
sponda, là dove un fonte ribolle e riversa in eterno
le sue acque giù per una fossa che lei stessa ha scavato.
sponda, là dove un fonte ribolle e riversa in eterno
le sue acque giù per una fossa che lei stessa ha scavato.
L’acqua era buia assai più che persa;
e noi, in compagnia de l’onde bige,
intrammo giù per una via diversa.105
L’acqua era molto più scura che limpida;
e noi, seguendo il corso delle acque scure,
scendemmo verso il basso lungo una via impervia.
e noi, seguendo il corso delle acque scure,
scendemmo verso il basso lungo una via impervia.
In la palude va c’ ha nome Stige
questo tristo ruscel, quand’è disceso
al piè de le maligne piagge grige.108
Questo triste ruscello sbocca nella palude che prende
il nome di Stige, dopo essere disceso
ai piedi di quelle grigie rocce scoscese.
il nome di Stige, dopo essere disceso
ai piedi di quelle grigie rocce scoscese.
E io, che di mirare stava inteso,
vidi genti fangose in quel pantano,
ignude tutte, con sembiante offeso.111
Ed io, che ero attento nell’osservare,
vidi delle anime infangate in quel pantano,
tutte nude e con aspetto adirato.
vidi delle anime infangate in quel pantano,
tutte nude e con aspetto adirato.
Queste si percotean non pur con mano,
ma con la testa e col petto e coi piedi,
troncandosi co’ denti a brano a brano.114
Si percotevano tra loro non solo utilizzando le mani,
ma anche con la testa, con il petto e con i piedi,
facendosi letteralmente a brandelli con i denti.
ma anche con la testa, con il petto e con i piedi,
facendosi letteralmente a brandelli con i denti.
Lo buon maestro disse: “Figlio, or vedi
l’anime di color cui vinse l’ira;
e anche vo’ che tu per certo credi117
Il mio saggio maestro mi disse: “Figliolo, quelle che vedi ora
sono le anime di coloro che si lasciarono sopraffare dall’ira;
e voglio anche che tu sappia per certo
sono le anime di coloro che si lasciarono sopraffare dall’ira;
e voglio anche che tu sappia per certo
che sotto l’acqua è gente che sospira,
e fanno pullular quest’acqua al summo,
come l’occhio ti dice, u’ che s’aggira.120
che ci sono persone immerse in quell’acqua, che con il loro
respiro la fanno bollire in superficie,
come puoi ben vedere con i tuoi occhi ovunque tu ti rivolga.
respiro la fanno bollire in superficie,
come puoi ben vedere con i tuoi occhi ovunque tu ti rivolga.
Fitti nel limo dicon: “Tristi fummo
ne l’aere dolce che dal sol s’allegra,
portando dentro accidïoso fummo:123
Immersi nella melma vanno dicendo: “Fummo tristi quando
vivevamo in terra, in quell’aria dolce e rallegrata dai
raggi del sole, portando in noi la fumosa ira:
vivevamo in terra, in quell’aria dolce e rallegrata dai
raggi del sole, portando in noi la fumosa ira:
or ci attristiam ne la belletta negra”.
Quest’inno si gorgoglian ne la strozza,
ché dir nol posson con parola integra”.126
ora ci disperiamo in eterno in questa lurida melma.” Questa
canzone riescono solo a gorgogliarla, non potendo pronunciarla
con parole intere (avendo la gola ingozzata di fango).”
canzone riescono solo a gorgogliarla, non potendo pronunciarla
con parole intere (avendo la gola ingozzata di fango).”
Così girammo de la lorda pozza
grand’arco, tra la ripa secca e ’l mézzo,
con li occhi vòlti a chi del fango ingozza.129
Percorremmo allora un lungo tratto di quella lurida pozza,
proseguendo tra il pantano e la riva asciutta, tenendo sempre
i nostri occhi rivolti alle anime condannate d ingozzarsi con il fango.
proseguendo tra il pantano e la riva asciutta, tenendo sempre
i nostri occhi rivolti alle anime condannate d ingozzarsi con il fango.
Venimmo al piè d’una torre al da sezzo.130
Giungemmo infine ai piedi di una torre.
