
DANTE ALIGHERI
Introduzione al Poema
Cento canti in terza rima, composti negli anni dell’esilio: il racconto di un viaggio attraverso l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, fino a tornare «a riveder le stelle».
Che cos’è la Commedia
Dante avviò la composizione del poema negli anni dell’esilio, probabilmente intorno al 1306-1307. L’Inferno era già concluso verso il 1308, il Purgatorio intorno al 1313, mentre il Paradiso fu terminato solo negli ultimi mesi di vita, prima della morte a Ravenna nel settembre 1321.
Dante la chiamò semplicemente Comedìa, secondo la retorica medievale che definiva «comico» un racconto dall’inizio angoscioso e dall’esito lieto, scritto in uno stile piano. Fu Giovanni Boccaccio, decenni dopo, a proporre per primo l’aggettivo Divina nel suo Trattatello in laude di Dante; l’appellativo comparve però a stampa solo nell’edizione veneziana del 1555, e da allora è rimasto inseparabile dal titolo.
Scrisse l’intero poema lontano da Firenze, da cui era stato bandito nel 1302 con l’accusa di corruzione e mai più autorizzato a tornare: un’assenza forzata che attraversa tutta l’opera, dalle invettive politiche contro la propria città alle profezie di sventura affidate alle anime incontrate lungo il cammino.
La datazione
La cronologia della composizione, ricostruita dalle notizie raccolte nel testo.
| 1302 | Esilio da Firenze |
| 1306–1307 | Avvio della composizione |
| 1308 | Inferno concluso |
| 1313 | Purgatorio concluso |
| 1321 | Morte a Ravenna |
Il poema in numeri
100
Canti
34 nell’Inferno, il primo dei quali funge da proemio all’intera opera, e 33 ciascuno in Purgatorio e Paradiso.
3
Cantiche
Inferno, Purgatorio e Paradiso: i tre regni dell’oltretomba cristiano attraversati nel corso del viaggio.
14.233
Versi
Endecasillabi raccolti in terzine a rima incatenata (ABA, BCB, CDC…), lo schema che Dante inventò per questo poema.
Un’architettura pensata nei minimi dettagli
3
Il numero tre
Richiamo esplicito alla Trinità: tre cantiche, terzine a rima incatenata, tre fiere nella selva iniziale, tre guide lungo il cammino (Virgilio, Beatrice, san Bernardo).
1
Un’unica parola di chiusura
Inferno, Purgatorio e Paradiso terminano tutti con la stessa parola, «stelle», a segnare la meta ultima di ogni cammino umano: il cielo.
VI
I canti VI, gemelli politici
In ogni cantica il sesto canto affronta il tema politico: Firenze nell’Inferno, l’Italia nel Purgatorio, l’Impero nel Paradiso.
Nel mezzo del cammin di nostra vita
Inferno, Canto I
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.
Uno stile tre registri
Una lingua per tre stili
Dante mescola nella stessa opera i tre stili della retorica classica, alto, medio e basso, facendoli convivere in un’unica lingua. Al volgare fiorentino innesta latinismi, francesismi, provenzalismi e, soprattutto nel Paradiso, neologismi coniati di sana pianta per dire ciò che nessuna lingua aveva ancora dovuto esprimere.
Dante contro Petrarca
Questo plurilinguismo così ricco verrà presto abbandonato dalla tradizione successiva: Petrarca, di una generazione più giovane, preferirà una lingua più regolare e selettiva, ponendo le basi del modello linguistico che l’Italia letteraria seguirà per secoli, a scapito proprio della lezione plurilingue di Dante.
Due chiavi di lettura
Il senso letterale
Nella notte tra il 7 e l’8 aprile del 1300, Dante si smarrisce in una selva oscura. Guidato prima da Virgilio e poi da Beatrice, attraversa i tre regni dell’oltretomba nell’arco della Settimana Santa, proprio mentre a Roma si celebra il primo Giubileo indetto da Bonifacio VIII.
Il senso allegorico
Sotto la lettera del racconto, Dante costruisce un percorso che ogni uomo è chiamato a compiere: dal peccato alla grazia. Virgilio, la ragione naturale, può accompagnarlo solo fino al Paradiso Terrestre; da lì in poi serve Beatrice, la teologia, l’unica guida capace di condurre alla visione di Dio.
Come Dante reinterpreta gli antichi
Virgilio, profeta senza saperlo
Nel Medioevo cristiano si credeva che nella quarta Egloga Virgilio avesse profetizzato, senza saperlo, la venuta di Cristo: Dante lo eleva così a guida quasi profetica, pur dovendolo lasciare fuori dalla salvezza.
Gli dèi dell’Olimpo, demoni decaduti
Pluto, le Furie e Minosse tornano nell’Inferno come demoni che tormentano i dannati: la mitologia classica sopravvive, ma capovolta in chiave cristiana.
Stazio, il convertito segreto
Il poeta latino autore della Tebaide viene immaginato da Dante come un cristiano segreto, convertito dalla lettura della stessa quarta Egloga di Virgilio: lo si ritrova tra le anime salve del Purgatorio.
I pagani virtuosi nel Limbo
Aristotele, Platone, Omero e Orazio non sono dannati né salvi: abitano il Limbo, puniti solo dal desiderio inappagabile di una visione di Dio che la loro epoca non poteva conoscere.

Dante, personaggio e poeta
Dante è insieme protagonista del viaggio e narratore che lo racconta a distanza di anni. Insiste sulla veridicità letterale dell’esperienza, quasi fosse un resoconto e non un’invenzione poetica, e più volte dichiara l’insufficienza del linguaggio umano a rendere ciò che ha visto nei regni ultraterreni.
Per colpire l’immaginazione dei contemporanei, popola il poema di figure che il pubblico del Trecento riconosceva subito: santi, sovrani, filosofi antichi, concittadini appena scomparsi.
Dante è certo che la propria opera, dettata «quasi» dalla grazia divina, gli garantirà fama eterna: un’ambizione dichiarata apertamente, rara per un autore medievale.
Un successo mai interrotto
Il poema ebbe una diffusione straordinaria già nei decenni successivi alla morte di Dante: la tradizione manoscritta conta circa 700 codici superstiti, un numero enorme per l’epoca. Boccaccio ne fu il primo grande divulgatore, dedicandogli il Trattatello e un ciclo di lezioni pubbliche a Firenze sui primi diciassette canti dell’Inferno.
Nei secoli successivi la fortuna critica dell’opera conobbe alti e bassi, fino alla riscoperta romantica, che ne fece un simbolo dell’unità nazionale. Gli studi critici moderni nascono alla fine dell’Ottocento con Giosuè Carducci; la Società Dantesca Italiana, fondata nel 1888, ne ha poi curato la filologia fino all’edizione critica di Giorgio Petrocchi.
700
codici manoscritti già nel Trecento
1555
prima edizione col titolo Divina
1888
Fondazione della Società Dantesca
1965
Edizione critica di Petrocchi
Approfondisci ogni cantica
Ogni cantica ha una propria guida, con la mappa del regno, i temi ricorrenti e i personaggi principali incontrati lungo il cammino.

Guida Inferno
La struttura dei nove cerchi, la logica del contrappasso e i dannati più celebri incontrati da Dante e Virgilio.

Guida Purgatorio
Le sette cornici dei vizi capitali, il significato delle sette P e il percorso di purificazione verso l’Eden.

Guida Paradiso
I dieci cieli, i cori angelici e il significato della luce come unico linguaggio possibile per raccontare il divino.
