Le frasi più famose della Divina Commedia (e cosa significano)

Anche chi non ha mai letto la Divina Commedia conosce, senza saperlo, almeno una delle sue frasi: sono entrate nel linguaggio comune come proverbi. Ecco le più celebri, con il loro significato originale.

«Nel mezzo del cammin di nostra vita»

Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.

Il verso che apre l’intera Commedia (Inferno, Canto I) è diventato l’immagine universale della crisi di mezza età: Dante ha 35 anni, metà del percorso di vita biblico di 70 anni, e si ritrova smarrito, senza più la certezza della retta via.

«Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate»

Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore…
Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate.

L’iscrizione sulla porta dell’Inferno (Canto III) è forse il verso più citato di sempre, spesso usato ironicamente all’ingresso di luoghi temuti o poco allettanti. Nel poema segna il confine oltre il quale non esiste più possibilità di redenzione.

«Amor, ch’a nullo amato amar perdona»

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m’abbandona.

Francesca da Rimini (Inferno, Canto V) descrive con questi versi la forza irresistibile dell’amore: chi è amato non può esimersi dal riamare a sua volta. Una delle definizioni d’amore più citate della letteratura italiana, pronunciata da una delle anime più compiante dell’intero Inferno.

«Fatti non foste a viver come bruti»

Fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

Nel Canto XXVI dell’Inferno, Ulisse racconta come convinse i suoi compagni a intraprendere l’ultimo, fatale viaggio oltre le colonne d’Ercole con queste parole: un invito a non accontentarsi di una vita puramente istintiva, ma a inseguire conoscenza e virtù. Paradossalmente, è proprio questa sete di sapere senza limiti a condannarlo.

«Per correr miglior acque alza le vele»

Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele.

I primi versi del Purgatorio (Canto I) segnano il cambio di tono dell’intero poema: dopo l’oscurità dell’Inferno, Dante annuncia metaforicamente di navigare ora verso acque più serene, con un’immagine marinaresca diventata proverbiale per indicare l’inizio di una fase più positiva della vita.

«L’amor che move il sole e l’altre stelle»

ma già volgeva il mio disio e ’l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle.

L’ultimo verso della Commedia (Paradiso, Canto XXXIII) chiude il poema con la visione di un amore divino che governa l’intero universo, muovendo il desiderio di Dante in perfetta armonia con il moto degli astri: probabilmente il verso più famoso dell’intera letteratura italiana.

Leggi questi versi nel loro contesto

Ogni frase qui citata fa parte di un canto più ampio, con testo integrale e parafrasi: inizia da Inferno, Canto I o esplora tutte e tre le cantiche del poema.