personaggio
Mastro Adamo
Mastro Adamo fu un falsario di monete realmente vissuto nel Duecento, forse originario del Casentino: su commissione dei conti Guidi di Romena, contraffece fiorini d’oro fiorentini alterandone il titolo di lega, un reato considerato all’epoca gravissimo, equiparato quasi a un tradimento pubblico dato l’enorme prestigio internazionale della moneta fiorentina; scoperto, fu condannato al rogo.
Dante lo colloca nell’Inferno XXX, nella decima bolgia dei falsari, tra i falsificatori di metalli, colpito da una forma di idropisia che gli gonfia il ventre in modo mostruoso lasciandolo tormentato da una sete inestinguibile: il suo dialogo con Dante, ricco di rimpianto e di rancore verso i mandanti Guidi, è tra i più intensi dell’intero canto.
