personaggio

Michele Scotto

Michele Scotto (1175 circa-1235 circa), filosofo, astrologo e traduttore scozzese attivo alla corte di Federico II, celebre presso i contemporanei per una fama di mago e indovino legata alle proprie conoscenze astrologiche e alchemiche, appare nell’Inferno (Canto XX) tra gli indovini della quarta bolgia, puniti con il capo rivoltato all’indietro per aver preteso di conoscere il futuro. Dante lo descrive come qualcuno che «veramente / de le magiche frode seppe ’l gioco», riconoscendogli quindi un’autentica competenza nelle arti occulte, per quanto condannata dalla dottrina cristiana come illecita presunzione di conoscenza riservata solo a Dio.