Perché si chiama Divina Commedia? Storia di un titolo

Molti restano sorpresi nello scoprire che Dante non chiamò mai la sua opera «Divina»: il titolo che conosciamo oggi è il risultato di una scelta editoriale arrivata due secoli dopo la morte dell’autore. Ecco la storia di come è nato.

Comedìa: un titolo tecnico, non un giudizio di gusto

Dante chiamò la propria opera semplicemente Comedìa. Nella retorica medievale, «comico» non significava affatto «divertente»: era un termine tecnico che indicava un racconto dall’inizio angoscioso e dall’esito lieto, scritto in uno stile linguistico piano e accessibile, per contrapposizione alla «tragedia», che iniziava serena e finiva in modo funesto, in uno stile elevato. Il poema di Dante rispetta perfettamente questa definizione: comincia nell’angoscia della selva oscura e si conclude con la visione beatifica di Dio.

L’aggettivo che arriva dopo: Boccaccio

Fu Giovanni Boccaccio, decenni più tardi, il primo a proporre l’aggettivo Divina per il poema di Dante, nel suo Trattatello in laude di Dante, un’opera biografica scritta per celebrarne la figura. Boccaccio fu anche il primo grande divulgatore della Commedia: organizzò a Firenze un ciclo di lezioni pubbliche sui primi diciassette canti dell’Inferno, contribuendo non poco alla diffusione dell’opera tra un pubblico più ampio di quello colto.

Dal manoscritto alla stampa: il 1555

Nonostante la proposta di Boccaccio, per oltre due secoli le edizioni a stampa continuarono a intitolare l’opera semplicemente Comedia o Commedia. L’aggettivo «Divina» comparve per la prima volta nel titolo di un’edizione a stampa solo nel 1555, nell’edizione veneziana curata dal letterato Lodovico Dolce per i tipi dello stampatore Gabriele Giolito de’ Ferrari: da quel momento, il titolo «Divina Commedia» si impose definitivamente e non fu più abbandonato.

Perché il nome è rimasto

L’aggettivo «Divina», in fondo, descrive bene sia il contenuto dell’opera, un viaggio nell’oltretomba cristiano fino alla visione di Dio, sia la sua statura letteraria, tanto ammirata da apparire ispirata dall’alto. Anche se Dante non lo scelse mai personalmente, è un titolo che il tempo e i lettori hanno finito per meritarsi da soli.

Altre curiosità sul poema

Scopri la struttura completa dell’opera, dal numero dei canti allo schema delle rime, nella nostra Introduzione al Poema.