Asdente
Asdente fu un calzolaio di Parma vissuto nella seconda metà del Duecento che, abbandonato il proprio mestiere, si dedicò alla pratica della divinazione e della profezia, guadagnandosi fama e credito presso i contemporanei al punto da essere citato, sia pure con tono critico, anche da altri autori del tempo.
Dante lo colloca nell’Inferno XX, quarta bolgia degli indovini, e lo cita per bocca di Virgilio con un tono di sarcastico rimpianto: Asdente avrebbe fatto meglio a restare al proprio spago e al proprio cuoio, invece di abbandonare un mestiere onesto per la vana pretesa di conoscere il futuro. Il riferimento, breve ma pungente, ribadisce il giudizio severo del poema verso ogni forma di divinazione, considerata una violazione dell’ordine voluto da Dio, che riserva solo a sé la conoscenza di ciò che deve ancora accadere.
