Buoso degli Abati
L’identità storica di questo dannato è discussa dagli antichi commentatori: la tradizione più diffusa lo riconosce in Buoso degli Abati, membro di un’importante famiglia ghibellina fiorentina, sebbene alcuni codici e commenti propongano in alternativa Buoso Donati, altro fiorentino di cui si parla anche nell’Inferno XXX a proposito della falsificazione testamentaria compiuta da Gianni Schicchi.
Compare nell’Inferno XXV, settima bolgia dei ladri, dove Dante mette in scena una sequenza di spettacolari metamorfosi tra dannati e serpenti, in cui le identità dei singoli peccatori si fondono, si scambiano e si dissolvono l’una nell’altra come contrappasso per chi in vita non seppe rispettare ciò che è proprio e ciò che è altrui, violando ripetutamente il confine tra i beni propri e quelli altrui.
