Lano da Siena
Lano da Siena fu un membro della cosiddetta “brigata spendereccia”, un gruppo di giovani nobili senesi che nella seconda metà del Duecento dilapidò rapidamente il proprio patrimonio in banchetti e stravaganze. Ridotto in povertà, secondo la tradizione raccontata dagli antichi commentatori, cercò la morte in battaglia pur di non sopravvivere alla propria rovina: cadde nello scontro di Pieve al Toppo (1287), quando i senesi furono sconfitti dagli aretini.
Dante lo colloca nell’Inferno XIII, nel girone dei violenti contro se stessi, tra gli scialacquatori inseguiti in eterno da cagne nere che li dilaniano. Lano corre insieme a Iacopo da Sant’Andrea, altro dissipatore di beni; è proprio Iacopo, ferito e nascosto in un cespuglio, a invocarne il nome mentre le cagne lo raggiungono, in una delle scene più concitate e drammatiche del canto, dominato dal tema della violenza contro il proprio corpo e i propri averi.
