Canto X

Varcata la porta, Dante e Virgilio salgono per uno stretto passaggio fino alla prima cornice, quella dei superbi, dove ammirano bassorilievi di straordinaria perfezione artistica raffiguranti esempi di umiltà: l’Annunciazione, il re David che danza umilmente davanti all’Arca, e l’imperatore Traiano che rende giustizia a una vedova. Infine appaiono le anime dei superbi, curve sotto enormi massi.

Personaggi:

Dante, Virgilio; nei bassorilievi: l’Angelo Annunciante, la Vergine Maria, il re David, Micol, l’imperatore Traiano e una vedova.

Luoghi:

Prima cornice del Purgatorio, quella dei superbi.

Dante, Virgilio, Vergine Maria e Traiano nel Canto X del Purgatorio - Divina Commedia

Argomento del canto

Varcata la porta del Purgatorio, Dante e Virgilio salgono per uno stretto e tortuoso passaggio fino alla prima cornice, quella dei superbi (vv. 1-27). Sulla parete di marmo bianco sono scolpiti tre esempi di umiltà di straordinaria perfezione artistica: l’Annunciazione, il re David che danza umilmente davanti all’Arca dell’Alleanza disprezzato da Micol, e l’imperatore Traiano che si ferma a rendere giustizia a una povera vedova (vv. 28-96). Infine appaiono lentamente le anime dei superbi, curve sotto il peso di massi enormi, tanto piegate da sembrare, in una similitudine, mensole scolpite che sorreggono un soffitto (vv. 97-139).

Testo e Parafrasi

(Clicca sulle terzine per la parafrasi)

Poi fummo dentro al soglio de la porta
che ’l mal amor de l’anime disusa,
perché fa parer dritta la via torta,3
Dopo che fummo dentro la soglia della porta che l’amore sbagliato delle anime rende inutilizzata, poiché fa sembrare dritta la via storta,
sonando la senti’ esser richiusa;
e s’io avesse li occhi vòlti ad essa,
qual fora stata al fallo degna scusa?6
la sentii richiudersi rimbombando; e se avessi rivolto lo sguardo verso di essa, quale scusa sarebbe stata degna di quella colpa?
Noi salavam per una pietra fessa,
che si moveva e d’una e d’altra parte,
sì come l’onda che fugge e s’appressa.9
Salivamo per una fenditura nella roccia, che si muoveva ora da un lato ora dall’altro, come l’onda che si ritira e si avvicina.
«Qui si conviene usare un poco d’arte»,
cominciò ’l duca mio, «in accostarsi
or quinci or quindi al lato che si parte».12
“Qui conviene usare un po’ di accortezza”, cominciò la mia guida, “accostandosi ora da una parte ora dall’altra, al lato che si restringe”.
E questo fece i nostri passi scarsi,
tanto che pria lo scemo de la luna
rigiunse al letto suo per ricorcarsi,15
E questo rese i nostri passi così lenti, che prima la luna calante tornò al suo letto per tramontare di nuovo,
che noi fossimo fuor di quella cruna;
ma quando fummo liberi e aperti
sù dove il monte in dietro si rauna,18
di quanto noi fossimo usciti da quella fessura; ma quando fummo liberi e all’aperto, lassù dove il monte si ritira all’indietro,
io stancato e amendue incerti
di nostra via, restammo in su un piano
solingo più che strade per diserti.21
io stanco ed entrambi incerti sulla nostra strada, ci fermammo su un pianoro più solitario delle strade nei deserti.
Da la sua sponda, ove confina il vano,
al piè de l’alta ripa che pur sale,
misurrebbe in tre volte un corpo umano;24
Dal suo bordo, dove confina col vuoto, fino al piede dell’alta parete che continua a salire, ci sarebbe stata la misura di tre corpi umani;
e quanto l’occhio mio potea trar d’ale
or dal sinistro e or dal destro fianco,
questa cornice mi parea cotale.27
e per quanto il mio sguardo riuscisse a spaziare, ora a sinistra ora a destra, questa cornice mi sembrava avere questa stessa ampiezza ovunque.
Là sù non eran mossi i piè nostri anco,
quand’io conobbi quella ripa intorno
che dritto di salita avea manco,30
I nostri piedi non si erano ancora mossi là, quando mi accorsi che quella parete tutt’intorno, priva di appigli per salire,
esser di marmo candido e addorno
d’intagli sì, che non pur Policleto,
ma la natura lì avrebbe scorno.33
era di marmo bianco e ornata di intagli così perfetti, che non solo Policleto, ma la stessa natura ne avrebbe provato vergogna.
L’angel che venne in terra col decreto
de la molt’anni lagrimata pace,
ch’aperse il ciel del suo lungo divieto,36
L’angelo che venne sulla terra con il decreto della pace pianta per tanti anni, che aprì il cielo dopo il suo lungo divieto,
dinanzi a noi pareva sì verace
quivi intagliato in un atto soave,
che non sembiava imagine che tace.39
appariva davanti a noi scolpito in un atteggiamento così vero e soave, che non sembrava affatto un’immagine muta.
Giurato si saria ch’el dicesse «Ave!»;
perché iv’era imaginata quella
ch’ad aprir l’alto amor volse la chiave;42
Si sarebbe giurato che dicesse “Ave!”; perché lì era raffigurata colei che volse la chiave per aprire l’alto amore;
e avea in atto impressa esta favella
«Ecce ancilla Dei», propriamente
come figura in cera si suggella.45
e nel suo atteggiamento era impressa la frase “Ecco l’ancella di Dio”, proprio come una figura si imprime nella cera con un sigillo.
«Non tener pur ad un loco la mente»,
disse ’l dolce maestro, che m’avea
da quella parte onde ’l core ha la gente.48
“Non tenere la mente fissa su un solo punto”, disse il dolce maestro, che mi aveva dal lato dove la gente ha il cuore.
Per ch’i’ mi mossi col viso, e vedea
di retro da Maria, da quella costa
onde m’era colui che mi movea,51
Perciò mi mossi con lo sguardo, e vidi, dietro Maria, dal lato dove stava colui che mi guidava,
un’altra storia ne la roccia imposta;
per ch’io varcai Virgilio, e fe’mi presso,
acciò che fosse a li occhi miei disposta.54
un’altra storia scolpita nella roccia; per cui superai Virgilio, e mi avvicinai, così che fosse ben visibile ai miei occhi.
Era intagliato lì nel marmo stesso
lo carro e ’ buoi, traendo l’arca santa,
per che si teme officio non commesso.57
Era intagliato lì nello stesso marmo il carro e i buoi, che trainavano l’arca santa, per la quale si teme chi svolge un compito non affidatogli.
Dinanzi parea gente; e tutta quanta,
partita in sette cori, a’ due mie’ sensi
faceva dir l’un «No», l’altro «Sì, canta».60
Davanti sembrava esserci gente; e tutta quanta, divisa in sette cori, faceva sì che due dei miei sensi fossero in contraddizione: uno diceva “No”, l’altro “Sì, cantano”.
Similemente al fummo de li ’ncensi
che v’era imaginato, li occhi e ’l naso
e al sì e al no discordi fensi.63
Allo stesso modo, per il fumo degli incensi che vi era raffigurato, gli occhi e il naso si trovavano in disaccordo tra il sì e il no.
Lì precedeva al benedetto vaso,
trescando alzato, l’umile salmista,
e più e men che re era in quel caso.66
Lì precedeva l’arca benedetta, danzando a braccia alzate, l’umile salmista David, ed era in quel momento più e meno che re.
Di contra, effigiata ad una vista
d’un gran palazzo, Micòl ammirava
sì come donna dispettosa e trista.69
Di fronte, raffigurata alla finestra di un grande palazzo, Micol lo osservava come una donna sdegnosa e triste.
I’ mossi i piè del loco dov’io stava,
per avvisar da presso un’altra istoria,
che di dietro a Micòl mi biancheggiava.72
Mi mossi dal luogo dove stavo, per osservare da vicino un’altra storia, che biancheggiava dietro Micol.
Quiv’era storiòta l’alta gloria
del roman principato, il cui valore
mosse Gregorio a la sua gran vittoria;75
Lì era raffigurata l’alta gloria del principato romano, il cui valore spinse Gregorio Magno a ottenere la sua grande vittoria;
i’ dico di Traiano imperadore;
e una vedovella li era al freno,
di lagrime atteggiata e di dolore.78
parlo dell’imperatore Traiano; e una povera vedova gli era accanto alle briglie, atteggiata a lacrime e dolore.
Intorno a lui parea calcato e pieno
di cavalieri, e l’aguglie ne l’oro
sovr’essi in vista al vento si movieno.81
Intorno a lui appariva una folla fitta di cavalieri, e le aquile dorate sopra di essi sembravano muoversi al vento.
La miserella intra tutti costoro
pareva dir: «Segnor, fammi vendetta
di mio figliuol ch’è morto, ond’io m’accoro»;84
La povera donna, in mezzo a tutti costoro, sembrava dire: “Signore, fammi vendetta per mio figlio che è morto, per cui sono affranta”;
ed elli a lei rispondere: «Or aspetta
tanto ch’i’ torni»; e quella: «Segnor mio»,
come persona in cui dolor s’affretta,87
e lui rispondere: “Aspetta almeno che io torni”; e lei: “Signore mio”, come persona nel cui dolore c’è urgenza,
«se tu non torni?»; ed ei: «Chi fia dov’io,
la ti farà»; ed ella: «L’altrui bene
a te che fia, se ’l tuo metti in oblio?».90
“e se tu non tornassi?”; e lui: “Chi sarà al mio posto te la farà”; e lei: “Cosa ti importerà il bene fatto da un altro, se dimentichi il tuo dovere?”.
Ond’elli: «Or ti conforta; ch’ei convene
ch’i’ solva il mio dovere anzi ch’i’ mova:
giustizia vuole e pietà mi ritene».93
Al che lui: “Ora consolati; poiché è necessario che io compia il mio dovere prima di partire: la giustizia lo vuole, ma anche la pietà mi trattiene”.
Colui che mai non vide cosa nova
produsse esto visibile parlare,
novello a noi perché qui non si trova.96
Colui che non vide mai cosa nuova produsse questo linguaggio visibile, nuovo per noi perché quaggiù non se ne trova di simile.
Mentr’io mi dilettava di guardare
l’imagini di tante umilitadi,
e per lo fabbro loro a veder care,99
Mentre mi dilettavo a osservare quelle immagini di tanta umiltà, preziose da vedere anche per il loro stesso artefice,
«Ecco di qua, ma fanno i passi radi»,
mormorava il poeta, «molte genti:
questi ne ’nvieranno a li alti gradi».102
“Ecco, da questa parte, ma camminano lentamente, molte persone”, mormorò il poeta, “costoro ci indirizzeranno verso i gradini più alti”.
Li occhi miei, ch’a mirare eran contenti
per veder novitadi ond’e’ son vaghi,
volgendosi ver’ lui non furon lenti.105
I miei occhi, che erano contenti di guardare per scoprire novità di cui sono avidi, non tardarono a voltarsi verso di lui.
Non vo’ però, lettor, che tu ti smaghi
di buon proponimento per udire
come Dio vuol che ’l debito si paghi.108
Non voglio però, lettore, che tu ti scoraggi dal buon proposito nel sentire come Dio vuole che si paghi questo debito.
Non attender la forma del martíre:
pensa la succession; pensa ch’al peggio
oltre la gran sentenza non può ire.111
Non badare alla forma del castigo: pensa a ciò che segue; pensa che, al massimo, non può andare oltre il grande giudizio finale.
Io cominciai: «Maestro, quel ch’io veggio
muovere a noi, non mi sembian persone,
e non so che, sì nel veder vaneggio».114
Io cominciai: “Maestro, quello che vedo muoversi verso di noi non mi sembrano persone, e non so cosa siano, tanto la vista mi confonde”.
Ed elli a me: «La grave condizione
di lor tormento a terra li rannicchia,
sì che ’ miei occhi pria n’ebber tencione.117
Ed egli a me: “La grave condizione della loro pena li fa curvare fino a terra, tanto che anche i miei occhi in principio ne dubitarono.
Ma guarda fiso là, e disviticchia
col viso quel che vien sotto a quei sassi:
già scorger puoi come ciascun si picchia».120
Ma guarda fisso là, e distingui con lo sguardo quel che si muove sotto quei massi: già puoi scorgere come ciascuno si percuote il petto”.
O superbi cristian, miseri lassi,
che, de la vista de la mente infermi,
fidanza avete ne’ retrosi passi,123
O superbi cristiani, miseri e stanchi, che, malati nella vista della mente, riponete fiducia in passi che vi fanno arretrare,
non v’accorgete voi che noi siam vermi
nati a formar l’angelica farfalla,
che vola a la giustizia sanza schermi?126
non vi accorgete che noi siamo vermi nati per formare la farfalla angelica, che vola verso la giustizia divina senza ripari?
Di che l’animo vostro in alto galla,
poi siete quasi antomata in difetto,
sì come vermo in cui formazion falla?129
Perché il vostro animo si gonfia in alto, dal momento che siete come insetti ancora incompleti, come un verme in cui la formazione è ancora imperfetta?
Come per sostentar solaio o tetto,
per mensola talvolta una figura
si vede giugner le ginocchia al petto,132
Come per sostenere un solaio o un tetto, a volte si vede una figura scolpita a mensola che porta le ginocchia fino al petto,
la qual fa del non ver vera rancura
nascere ’n chi la vede; così fatti
vid’io color, quando puosi ben cura.135
la quale fa nascere in chi la guarda un dolore vero pur partendo da qualcosa di non reale; così apparivano a me coloro, quando li osservai con attenzione.
Vero è che più e meno eran contratti
secondo ch’avien più e meno a dosso;
e qual più pazienza avea ne li atti,138
È vero che erano più o meno curvati a seconda di quanto peso portavano sulla schiena; e chi aveva più pazienza nel proprio atteggiamento,
piangendo parea dicer: «Più non posso».139
piangendo sembrava dire: “Non ne posso più”.

Riassunto

Il Canto X apre la cornice dei superbi con una delle pagine più celebri sull’arte nella Commedia, quella degli intagli “parlanti”.

L’arte che supera la natura

I bassorilievi, così realistici da sembrare vivi, sono opera divina: rappresentano un’arte perfetta che nessun artista umano potrebbe eguagliare, coerente con la sede in cui si trovano.

Tre esempi di umiltà

Annunciazione, David e Traiano rappresentano tre forme diverse di umiltà: quella di Maria di fronte a Dio, quella del re di fronte al popolo, quella del potente di fronte al più debole.

I superbi e il peso della colpa

L’immagine dei superbi curvi sotto i massi, paragonati a mensole architettoniche, rende visivamente concreto il contrappasso: chi si è elevato con orgoglio ora è costretto, letteralmente, a guardare in basso.