Canto XXX

Beatrice appare finalmente tra la processione, mentre Virgilio scompare senza preavviso, lasciando Dante in lacrime. Beatrice lo affronta con severità, rimproverandolo per essersi allontanato dalla retta via dopo la sua morte, nonostante il suo aiuto giovanile.

Personaggi:

Dante, Virgilio (che scompare), Beatrice.

Luoghi:

Il Paradiso Terrestre, presso il carro trionfale.

Dante, Virgilio e Beatrice nel Canto XXX del Purgatorio - Divina Commedia

Argomento del canto

Al canto trionfale degli angeli e tra una pioggia di fiori, appare finalmente Beatrice, velata e vestita dei colori delle virtù teologali (vv. 1-33). Dante, sconvolto dall’antico amore, si volge per condividere l’emozione con Virgilio, ma scopre che questi è scomparso senza preavviso: la sua guida è terminata, e Dante scoppia in lacrime (vv. 34-54). Beatrice lo affronta con severità, chiamandolo per nome — unica volta in tutto il poema — e, rivolgendosi agli angeli, lo rimprovera pubblicamente per essersi allontanato dalla retta via dopo la sua morte, nonostante l’aiuto ricevuto da lei in vita (vv. 55-145).

Testo e Parafrasi

(Clicca sulle terzine per la parafrasi)

Quando il settentriòn del primo cielo,
che né occaso mai seppe né orto
né d’altra nebbia che di colpa velo,3
Quando la costellazione del primo cielo, che non conobbe mai tramonto né alba, né altra nebbia che il velo del peccato,
e che faceva lì ciascun accorto
di suo dover, come ’l più basso face
qual temon gira per venire a porto,6
e che rendeva lì ciascuno consapevole del proprio dovere, come fa quella più bassa per chi governa il timone per giungere in porto,
fermo s’affisse: la gente verace,
venuta prima tra ’l grifone ed esso,
al carro volse sé come a sua pace;9
si fermò immobile: la gente sincera, giunta per prima tra il grifone e i candelabri, si volse verso il carro come verso la propria pace;
e un di loro, quasi da ciel messo,
«Veni, sponsa, de Libano» cantando
gridò tre volte, e tutti li altri appresso.12
e uno di loro, come inviato dal cielo, gridò tre volte cantando «Vieni, sposa, dal Libano», e tutti gli altri dopo di lui.
Quali i beati al novissimo bando
surgeran presti ognun di sua caverna,
la revestita voce alleluiando,15
Come i beati, all’ultimo giudizio, si alzeranno pronti ciascuno dalla propria tomba, intonando l’alleluia con la voce ormai rivestita di carne,
cotali in su la divina basterna
si levar cento, ad vocem tanti senis,
ministri e messaggier di vita etterna.18
così sul divino carro si alzarono cento, «alla voce di un tale anziano», ministri e messaggeri di vita eterna.
Tutti dicean: «Benedictus qui venis!»,
e fior gittando e di sopra e dintorno,
«Manibus, oh, date lilia plenis!».21
Tutti dicevano: «Benedetto colui che viene!», e gettando fiori sopra e intorno: «Date gigli a piene mani!».
Io vidi già nel cominciar del giorno
la parte orientai tutta rosata,
e l’altro ciel di bel sereno addorno;24
Ho visto già, all’inizio del giorno, la parte orientale tutta rosata, e il resto del cielo adorno di bel sereno;
e la faccia del sol nascere ombrata,
sì che per temperanza di vapori
l’occhio la sostenea lunga fiata:27
e il volto del sole sorgere velato, tanto che per l’attenuazione dei vapori l’occhio poteva sostenerne la vista a lungo:
così dentro una nuvola di fiori
che da le mani angeliche saliva
e ricadeva in giù dentro e di fori,30
così, dentro una nuvola di fiori che saliva dalle mani angeliche e ricadeva giù, dentro e fuori del carro,
sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.33
mi apparve una donna sopra un velo bianco, cinta d’ulivo, vestita sotto un manto verde con un colore di fiamma viva.
E lo spirito mio, che già cotanto
tempo era stato che a la sua presenza
non era di stupor, tremando, affranto,36
E il mio spirito, che ormai da tanto tempo non era più sconvolto e tremante di stupore alla sua presenza,
sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d’antico amor senti’ la gran potenza.39
pur senza avere ancora piena coscienza attraverso gli occhi, per una virtù occulta che proveniva da lei, sentì la grande forza del suo antico amore.
Tosto che ne la vista mi percosse
l’alta virtù che già m’avea trafitto
prima ch’io fuor di puerizia fosse,42
Non appena mi colpì nella vista quell’alta virtù che già mi aveva trafitto prima ancora che uscissi dall’infanzia,
volsimi a la sinistra col respitto
col quale il fantolin corre a la mamma
quando ha paura o quando elli è afflitto,45
mi voltai a sinistra con quella stessa esitazione con cui il bambino corre dalla madre quando ha paura o è afflitto,
per dicere a Virgilio: «Men che dramma
di sangue m’è rimaso che non tremi:
conosco i segni de l’antica fiamma».48
per dire a Virgilio: «Non è rimasta in me nemmeno una minima parte di sangue che non tremi: riconosco i segni dell’antica fiamma».
Ma Virgilio n’avea lasciati scemi
di sé, Virgilio dolcissimo patre,
Virgilio a cui per mia salute die’mi;51
Ma Virgilio ci aveva lasciati privi di sé, Virgilio dolcissimo padre, Virgilio a cui mi ero affidato per la mia salvezza;
né quantunque perdeo l’antica matre,
valse a le guance nette di rugiada,
che, lagrimando, non tornasser atre.54
e nemmeno tutto ciò che perse l’antica madre bastò a impedire che le mie guance, pulite dalla rugiada, tornassero scure di pianto.
«Dante, perché Virgilio se ne vada,
non pianger anco, non pianger ancora;
ché pianger ti convien per altra spada».57
«Dante, anche se Virgilio se ne va, non piangere ancora, non piangere ancora; perché dovrai piangere per un’altra ferita».
Quasi ammiraglio che in poppa e in prora
viene a veder la gente che ministra
per li altri legni, e a ben far l’incora;60
Come un ammiraglio che va a prua e a poppa a controllare l’equipaggio degli altri vascelli, e li incoraggia a fare bene il proprio dovere;
in su la sponda del carro sinistra,
quando mi volsi al suon del nome mio,
che di necessità qui si registra,63
sul bordo sinistro del carro, quando mi voltai al suono del mio nome, che qui è necessariamente riportato,
vidi la donna che pria m’appario
velata sotto l’angelica festa,
drizzar li occhi ver’ me di qua dal rio.66
vidi la donna che prima mi era apparsa velata tra la festa angelica, rivolgere lo sguardo verso di me, al di là del fiume.
Tutto che ’l vel che le scendea di testa,
cerchiato de le fronde di Minerva,
non la lasciasse parer manifesta,69
Sebbene il velo che le scendeva dal capo, cinto dalle fronde di Minerva, non la lasciasse vedere chiaramente,
regalmente ne l’atto ancor proterva
continuò come colui che dice
e ’l più caldo parlar dietro reserva:72
in atteggiamento ancora regalmente austero, continuò come chi parla e riserva le parole più intense per dopo:
«Guardaci ben! Ben son, ben son Beatrice.
Come degnasti d’accedere al monte?
non sapei tu che qui è l’uom felice?».75
«Guardami bene! Sì, sono davvero Beatrice. Come ti sei degnato di salire su questo monte? Non sapevi che qui l’uomo è felice?».
Li occhi mi cadder giù nel chiaro fonte;
ma veggendomi in esso, i trassi a l’erba,
tanta vergogna mi gravò la fronte.78
Abbassai lo sguardo verso la fonte limpida; ma vedendomi riflesso, lo distolsi verso l’erba, tanta era la vergogna che mi gravava la fronte.
Così la madre al figlio par superba,
com’ella parve a me; perché d’amaro
sente il sapor de la pietade acerba.81
Così severa mi apparve, come una madre appare severa al figlio; perché sento nel suo tono l’amaro sapore della pietà severa.
Ella si tacque; e li angeli cantaro
di subito «In te, Domine, speravi»;
ma oltre «pedes meos» non passaro.84
Lei tacque; e gli angeli cantarono subito «In te, Signore, ho sperato»; ma non andarono oltre le parole «i miei piedi».
Sì come neve tra le vive travi
per lo dosso d’Italia si congela,
soffiata e stretta da li venti schiavi,87
Come la neve, tra i tronchi vivi sul dorso appenninico d’Italia, si congela, soffiata e compattata dai venti provenienti dagli Slavi,
poi, liquefatta, in sé stessa trapela,
pur che la terra che perde ombra spiri,
sì che par foco fonder la candela;90
poi, sciogliendosi, filtra in sé stessa, non appena la terra priva d’ombra esala il suo calore, sì che sembra il fuoco a sciogliere una candela;
così fui sanza lagrime e sospiri
anzi ’l cantar di quei che notan sempre
dietro a le note de li etterni giri;93
così restai senza lacrime né sospiri, prima che quegli angeli cantassero, che intonano sempre seguendo le note delle sfere eterne;
ma poi che ’ntesi ne le dolci tempre
lor compartire a me, par che se detto
avesser: «Donna, perché sì lo stempre?»,96
ma quando compresi, nelle dolci melodie, la loro compassione verso di me, come se avessero detto: «Donna, perché lo affliggi così?»,
lo gel che m’era intorno al cor ristretto,
spirito e acqua fessi, e con angoscia
de la bocca e de li occhi uscì del petto.99
il gelo che mi si era stretto intorno al cuore si sciolse in spirito e acqua, e con angoscia uscì dal petto attraverso la bocca e gli occhi.
Ella, pur ferma in su la detta coscia
del carro stando, a le sustanze pie
volse le sue parole così poscia:102
Lei, restando ancora ferma sul lato del carro già citato, rivolse allora queste parole alle sostanze pie:
«Voi vigilate ne l’etterno die,
sì che notte né sonno a voi non fura
passo che faccia il secol per sue vie;105
«Voi vegliate nell’eterno giorno, così che né la notte né il sonno vi sottraggono alcun passo di ciò che avviene nel mondo terreno;
onde la mia risposta è con più cura
che m’intenda colui che di là piagne,
perché sia colpa e duol d’una misura.108
perciò la mia risposta è rivolta con più cura a chi piange di là dal fiume, perché colpa e dolore siano di uguale misura.
Non pur per ovra de le rote magne,
che drizzan ciascun seme ad alcun fine
secondo che le stelle son compagne,111
Non solo per l’azione delle grandi sfere celesti, che dirigono ogni seme verso un fine secondo l’influsso delle stelle che le accompagnano,
ma per larghezza di grazie divine,
che sì alti vapori hanno a lor piova,
che nostre viste là non van vicine,114
ma per la generosità delle grazie divine, che hanno come pioggia vapori così alti, che la nostra vista non riesce ad avvicinarvisi,
questi fu tal ne la sua vita nova
virtualmente, ch’ogne abito destro
fatto averebbe in lui mirabil prova.117
costui fu tale, in potenza, nella sua giovinezza, che ogni buona disposizione avrebbe prodotto in lui un risultato ammirevole.
Ma tanto più maligno e più silvestro
si fa ’l terren col mal seme e non cólto,
quant’elli ha più di buon vigor terrestro.120
Ma tanto più diventa maligno e selvatico il terreno con il cattivo seme e senza coltivazione, quanto più possiede vigore naturale.
Alcun tempo il sostenni col mio volto:
mostrando li occhi giovanetti a lui,
meco il menava in dritta parte volto.123
Per qualche tempo lo sostenni con il mio volto: mostrandogli i miei occhi giovani, lo conducevo con me, rivolto sulla retta via.
Sì tosto come in su la soglia fui
di mia seconda etade e mutai vita,
questi si tolse a me, e diessi altrui.126
Non appena fui sulla soglia della mia seconda età e cambiai vita, costui si allontanò da me, e si diede ad altri.
Quando di carne a spirto era salita,
e bellezza e virtù cresciuta m’era,
fu’ io a lui men cara e men gradita;129
Quando da carne ero salita a spirito, ed ero cresciuta in bellezza e virtù, gli fui meno cara e meno gradita;
e volse i passi suoi per via non vera,
imagini di ben seguendo false,
che nulla promession rendono intera.132
e volse i suoi passi per una via non vera, seguendo immagini di bene false, che non mantengono mai per intero le loro promesse.
Né l’impetrare ispirazion mi valse,
con le quali e in sogno e altrimenti
lo rivocai; sì poco a lui ne calse!135
Né mi valsero le ispirazioni che ottenni, con le quali lo richiamai sia in sogno che in altri modi: così poco gliene importò!
Tanto giù cadde, che tutti argomenti
a la salute sua eran già corti,
fuor che mostrarli le perdute genti.138
Cadde così in basso, che ogni mezzo per la sua salvezza era ormai insufficiente, tranne mostrargli le anime perdute.
Per questo visitai l’uscio d’i morti,
e a colui che l’ha qua sù condotto,
li preghi miei, piangendo, furon porti.141
Per questo visitai la soglia dei morti, e a colui che lo ha condotto quassù furono rivolte, piangendo, le mie preghiere.
Alto fato di Dio sarebbe rotto,
se Letè si passasse e tal vivanda
fosse gustata sanza alcuno scotto144
Si infrangerebbe un alto disegno di Dio, se si attraversasse il Lete e si gustasse quel nutrimento senza pagare alcun prezzo
di pentimento che lagrime spanda».145
fatto di pentimento che faccia versare lacrime».

Riassunto

Il Canto XXX è uno dei più intensi dal punto di vista emotivo dell’intera Commedia, segnato dalla doppia perdita e ritrovamento.

La scomparsa di Virgilio

La sparizione silenziosa di Virgilio, proprio nel momento di massima gioia per l’arrivo di Beatrice, è uno dei distacchi più commoventi del poema: la sola ragione umana non può accompagnare oltre la soglia del Paradiso Terrestre.

Beatrice, il nome mai pronunciato prima

È l’unica volta in cui il nome di Dante viene scritto esplicitamente nel poema, pronunciato da Beatrice in un momento di rimprovero pubblico.

Il rimprovero pubblico

Beatrice sceglie di rimproverare Dante davanti agli angeli, non in privato: la confessione pubblica è parte necessaria del processo di purificazione, prima ancora di attraversare il Lete.