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Carlo II d’Angiò

Carlo II d’Angiò (1254-1309), re di Napoli, è criticato da Dante in più punti del poema per l’inettitudine di governo e per pratiche politiche giudicate spregevoli, tra cui la vendita della propria figlia in un matrimonio combinato per denaro, episodio richiamato nel Purgatorio (Canto XX) da Ugo Ciappetta come esempio della cupidigia della casa d’Angiò. Nel Paradiso (Canto XIX) è inoltre annoverato tra i sovrani la cui condotta sarà registrata negativamente nel libro della giustizia divina, parte di un più ampio catalogo di monarchi contemporanei che Dante condanna per il malgoverno diffuso in tutta Europa al proprio tempo.