Sibilla
La Sibilla Cumana fu, nella tradizione greco-romana, la più celebre delle profetesse antiche, custode dell’oracolo di Cuma in Campania: secondo Virgilio, che la fa guida di Enea nella discesa agli Inferi nel libro VI dell’Eneide, era solita scrivere i propri responsi su foglie che poi disperdeva al vento, rendendo difficile o impossibile ricomporne il senso per chi le riceveva.
Dante richiama questa immagine nel Paradiso XXXIII, negli ultimi, celebri versi del poema, per descrivere la propria incapacità di trattenere nella memoria la visione di Dio appena contemplata: come le foglie sparse dal vento disperdevano i vaticini della Sibilla, così la visione si dissolve nella mente del poeta non appena egli tenta di fissarla in parole, in una delle metafore più intense dedicate ai limiti del linguaggio umano di fronte al mistero divino.
