Canto II

Sulla spiaggia del Purgatorio, Dante e Virgilio assistono all’arrivo di una nave celeste, guidata da un angelo nocchiero, che trasporta le anime dei nuovi giunti. Tra queste Dante riconosce l’amico musicista Casella, che intona un canto d’amore ascoltato con piacere da tutti, finché il rimprovero di Catone non li richiama al dovere di salire il monte.

Personaggi:

Luoghi:

Spiaggia del Purgatorio, all’alba.

Dante, Virgilio, Casella e Catone nel Canto II del Purgatorio - Divina Commedia

Argomento del canto

Sulla spiaggia, all’alba, Dante e Virgilio vedono avvicinarsi una barca guidata da un angelo (vv. 1-51) che trasporta oltre cento anime appena giunte al Purgatorio, intonando il salmo In exitu Israel de Aegypto. Tra le anime sbarcate, Dante riconosce l’amico Casella, musicista fiorentino, e tenta invano di abbracciarlo, scoprendo la natura incorporea delle ombre (vv. 52-90). Su richiesta di Dante, Casella intona una canzone d’amore dello stesso poeta, Amor che ne la mente mi ragiona, che incanta tutti gli astanti (vv. 91-117), finché il severo rimprovero di Catone non li richiama bruscamente al dovere di salire la montagna, disperdendo la schiera (vv. 118-133).

Testo e Parafrasi

(Clicca sulle terzine per la parafrasi)

Già era ’l sole a l’orizzonte giunto
lo cui meridiïan cerchio coverchia
Ierusalèm col suo più alto punto;3
Il sole era ormai giunto a quell’orizzonte il cui meridiano copre Gerusalemme nel suo punto più alto.
e la notte, che opposita a lui cerchia,
uscia di Gange fuor con le Bilance,
che le caggion di man quando soverchia;6
Mentre la notte, che gli è opposta lungo il suo cerchio, usciva dal Gange insieme alla costellazione della Bilancia, che le cade di mano quando essa prevale (le ore notturne superano quelle diurne).
sì che le bianche e le vermiglie guance,
là dov’i’ era, de la bella Aurora
per troppa etate divenivan rance.9
Cosicché le guance bianche e rosse della bella Aurora, là dov’io mi trovavo, per l’eccessivo protrarsi del tempo si facevano arancioni.
Noi eravam lunghesso mare ancora,
come gente che pensa a suo cammino,
che va col cuore e col corpo dimora.12
Eravamo ancora lungo il mare, come chi pensa al proprio cammino, che va avanti col cuore mentre il corpo resta fermo.
Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,
per li grossi vapor Marte rosseggia
giù nel ponente sovra ’l suol marino,15
Ed ecco, come Marte, colto dal mattino, rosseggia tra i densi vapori giù nel ponente sopra la distesa del mare,
cotal m’apparve, s’io ancor lo veggia,
un lume per lo mar venir sì ratto,
che ’l muover suo nessun volar pareggia.18
così mi apparve, possa io rivederlo ancora, una luce venire sul mare così veloce che nessun volo poteva eguagliarne il movimento.
Dal qual com’io un poco ebbi ritratto
l’occhio per domandar lo duca mio,
rividil più lucente e maggior fatto.21
Da quella luce, dopo averne per un momento distolto lo sguardo per interrogare la mia guida, la rividi più splendente e più grande.
Poi d’ogne lato ad esso m’appario
un non sapeva che bianco, e di sotto
a poco a poco un altro a lui uscìo.24
Poi da ogni lato mi apparve qualcosa di bianco che non sapevo identificare, e sotto di essa, a poco a poco, ne uscì un’altra.
Lo mio maestro ancor non facea motto,
mentre che i primi bianchi apparver ali;
allor che ben conobbe il galeotto,27
Il mio maestro non diceva ancora nulla, mentre i primi bagliori bianchi si mostravano come ali; ma quando riconobbe bene il nocchiero,
gridò: «Fa, fa che le ginocchia cali.
Ecco l’angel di Dio: piega le mani;
omai vedrai di sì fatti officiali.30
gridò: “Fa’, fa’ che tu pieghi le ginocchia. Ecco l’angelo di Dio: giungi le mani; ormai vedrai funzionari come questo.
Vedi che sdegna li argomenti umani,
sì che remo non vuol, né altro velo
che l’ali sue, tra liti sì lontani.33
Vedi come disdegna gli strumenti umani, tanto che non vuole remi né altra vela che le proprie ali, pur tra rive così lontane.
Vedi come l’ ha dritte verso ’l cielo,
trattando l’aere con l’etterne penne,
che non si mutan come mortal pelo».36
Vedi come le tiene dritte verso il cielo, muovendo l’aria con quelle penne eterne, che non mutano come le piume mortali”.
Poi, come più e più verso noi venne
l’uccel divino, più chiaro appariva:
per che l’occhio da presso nol sostenne,39
Poi, man mano che l’uccello divino si avvicinava sempre più a noi, appariva più chiaro: tanto che l’occhio non poté sostenerne la vicinanza,
ma chinail giuso; e quei sen venne a riva
con un vasello snelletto e leggero,
tanto che l’acqua nulla ne ’nghiottiva.42
e lo abbassai; e quello giunse a riva con un vascello agile e leggero, tanto che l’acqua non ne inghiottiva affatto.
Da poppa stava il celestial nocchiero,
tal che faria beato pur descripto;
e più di cento spirti entro sediero.45
A poppa stava il nocchiero celeste, tale che la sua sola descrizione renderebbe beato chi la ascolta; e più di cento spiriti sedevano a bordo.
«In exitu Isräel de Aegypto»
cantavan tutti insieme ad una voce
con quanto di quel salmo è poscia scripto.48
Cantavano tutti insieme, a una sola voce, il salmo “In exitu Israel de Aegypto” (Quando Israele uscì dall’Egitto), con tutto ciò che di quel salmo segue.
Poi fece il segno lor di santa croce;
ond’ei si gittar tutti in su la piaggia:
ed el sen gì, come venne, veloce.51
Poi fece loro il segno della santa croce; ed essi si gettarono tutti sulla spiaggia: ed egli se ne andò veloce come era venuto.
La turba che rimase lì, selvaggia
parea del loco, rimirando intorno
come colui che nove cose assaggia.54
La folla che rimase lì pareva estranea a quel luogo, guardandosi intorno come chi sperimenta cose mai viste prima.
Da tutte parti saettava il giorno
lo sol, ch’avea con le saette conte
di mezzo ’l ciel cacciato Capricorno,57
Da ogni parte il sole saettava il giorno, avendo ormai scacciato con le sue frecce lucenti la costellazione del Capricorno dal centro del cielo,
quando la nova gente alzò la fronte
ver’ noi, dicendo a noi: «Se voi sapete,
mostratene la via di gire al monte».60
quando quella nuova gente alzò lo sguardo verso di noi, dicendo: “Se lo sapete, mostrateci la via per salire al monte”.
E Virgilio rispuose: «Voi credete
forse che siamo esperti d’esto loco;
ma noi siam peregrin come voi siete.63
E Virgilio rispose: “Forse credete che noi siamo esperti di questo luogo; ma siamo pellegrini come voi.
Dianzi venimmo, innanzi a voi un poco,
per altra via, che fu sì aspra e forte,
che lo salire omai ne parrà gioco».66
Siamo giunti poco prima di voi, per un’altra via, così aspra e difficile, che salire ora ci sembrerà un gioco”.
L’anime, che si fuor di me accorte,
per lo spirare, ch’i’ era ancor vivo,
maravigliando diventaro smorte.69
Le anime, accortesi dal mio respiro che ero ancora vivo, sbiancarono per la meraviglia.
E come a messagger che porta ulivo
tragge la gente per udir novelle,
e di calcar nessun si mostra schivo,72
E come la gente si accalca intorno a un messaggero che porta un ramo d’ulivo, segno di buone notizie, senza timore di calpestarsi a vicenda,
così al viso mio s’affisar quelle
anime fortunate tutte quante,
quasi obliando d’ire a farsi belle.75
così su di me fissarono lo sguardo tutte quelle anime fortunate, quasi dimenticando di andare a purificarsi.
Io vidi una di lor trarresi avante
per abbracciarmi, con sì grande affetto,
che mosse me a far lo somigliante.78
Vidi una di loro farsi avanti per abbracciarmi, con un affetto così grande, che mi spinse a fare lo stesso.
Ohi ombre vane, fuor che ne l’aspetto!
tre volte dietro a lei le mani avvinsi,
e tante mi tornai con esse al petto.81
Oh, ombre vane, che hanno solo l’aspetto dei corpi! Tre volte cinsi le braccia dietro di lei, e altrettante le ritrassi al petto vuote.
Di maraviglia, credo, mi dipinsi;
per che l’ombra sorrise e si ritrasse,
e io, seguendo lei, oltre mi pinsi.84
Credo di essermi dipinto in volto lo stupore; per questo l’ombra sorrise e si ritrasse, e io, seguendola, mi spinsi oltre.
Soavemente disse ch’io posasse;
allor conobbi chi era, e pregai
che, per parlarmi, un poco s’arrestasse.87
Dolcemente mi disse di fermarmi; allora riconobbi chi era, e la pregai di trattenersi un poco per parlarmi.
Rispuosemi: «Così com’io t’amai
nel mortal corpo, così t’amo sciolta:
però m’arresto; ma tu perché vai?».90
Mi rispose: “Così come ti amai quando ero nel corpo mortale, così ti amo ora che ne sono libera: per questo mi fermo; ma tu perché vai?”.
«Casella mio, per tornar altra volta
là dov’io son, fo io questo viàggio»,
diss’io; «ma a te com’è tanta ora tolta?».93
“Casella mio, per poter tornare ancora un giorno là dove sono ora, sto compiendo questo viaggio”, dissi io; “ma a te come mai è stato tolto tanto tempo?”.
Ed elli a me: «Nessun m’è fatto oltraggio,
se quei che leva quando e cui li piace,
più volte m’ha negato esto passaggio;96
Ed egli a me: “Nessun torto mi è stato fatto, se colui che imbarca le anime quando e chi gli pare, più volte mi ha negato questo passaggio;
ché di giusto voler lo suo si face:
veramente da tre mesi elli ha tolto
chi ha voluto intrar, con tutta pace.99
poiché il suo volere è sempre giusto: in verità, da tre mesi ormai egli accoglie serenamente chiunque voglia entrare, da quando è stato proclamato il Giubileo.
Ond’io, ch’era ora a la marina vòlto
dove l’acqua di Tevero s’insala,
benignamente fu’ da lui ricolto.102
Perciò io, che mi trovavo rivolto verso quella riva dove l’acqua del Tevere si mescola al mare salato, fui da lui benevolmente accolto.
A quella foce ha elli or dritta l’ala,
però che sempre quivi si ricoglie
qual verso Acheronte non si cala».105
A quella foce egli ha ora diretto il suo volo, poiché lì si raccolgono sempre tutti coloro che non scendono verso l’Acheronte, cioè non sono dannati”.
E io: «Se nuova legge non ti toglie
memoria o uso a l’amoroso canto
che mi solea quetar tutte mie doglie,108
E io: “Se una nuova legge non ti toglie memoria o capacità per il canto d’amore che era solito calmare tutte le mie pene,
di ciò ti piaccia consolare alquanto
l’anima mia, che, con la sua persona
venendo qui, è affannata tanto!».111
ti piaccia consolare un poco la mia anima, che, venendo qui col proprio corpo, è così affaticata!”.
«Amor che ne la mente mi ragiona»
cominciò elli allor sì dolcemente,
che la dolcezza ancor dentro mi suona.114
“Amor che ne la mente mi ragiona” (l’amore che mi parla nella mente), cominciò egli allora a cantare così dolcemente, che la dolcezza ancora risuona dentro di me.
Lo mio maestro e io e quella gente
ch’eran con lui parevan sì contenti,
come a nessun toccasse altro la mente.117
Il mio maestro, io, e quella gente che era con lui, sembravamo così soddisfatti, come se nessuno pensasse ad altro.
Noi eravam tutti fissi e attenti
a le sue note; ed ecco il veglio onesto
gridando: «Che è ciò, spiriti lenti?120
Eravamo tutti fissi e attenti alle sue note; ed ecco il veglio onesto, Catone, gridare: “Che cos’è questo, spiriti pigri?
Qual negligenza, quale stare è questo?
Correte al monte a spogliarvi lo scoglio
ch’esser non lascia a voi Dio manifesto».123
Quale negligenza, quale indugio è questo? Correte al monte a spogliarvi della scorza del peccato che non vi lascia manifestarsi Dio”.
Come quando, cogliendo biado o loglio,
li colombi adunati a la pastura,
queti, sanza mostrar l’usato orgoglio,126
Come quando, beccando grano o loglio, i piccioni radunati a pascolare, tranquilli, senza mostrare la solita fierezza,
se cosa appare ond’elli abbian paura,
subitamente lasciano star l’esca,
perch’assaliti son da maggior cura;129
se appare qualcosa che li spaventa, abbandonano subito il cibo, perché assaliti da una preoccupazione più grande;
così vid’io quella masnada fresca
lasciar lo canto, e fuggir ver’ la costa,
com’om che va, né sa dove rièsca;132
così vidi io quella schiera novella abbandonare il canto e fuggire verso il pendio, come chi va senza sapere dove riuscirà ad arrivare:
né la nostra partita fu men tosta.133
e altrettanto rapida fu anche la nostra fuga.

Riassunto

Il Canto II introduce il tema dell’arte e della sua seduzione, in tensione con il rigore del cammino di purificazione.

L’arrivo delle anime

La nave guidata dall’angelo, senza remi né vele, rappresenta il viaggio spirituale sostenuto dalla sola grazia divina, in contrasto con la barca di Caronte nell’Inferno.

Casella e il potere della musica

L’episodio di Casella mostra la persistente attrazione di Dante per l’arte e l’amicizia terrena: un affetto nobile, ma che rischia di distogliere dal fine ultimo del cammino.

Il richiamo di Catone

Il rimprovero di Catone segna il passaggio dalla dolcezza del ricordo terreno alla necessità severa della disciplina spirituale: nel Purgatorio, anche il bello va subordinato al bene.