Canto XVII

Nel cielo di Marte, Dante chiede finalmente apertamente a Cacciaguida di rivelargli il proprio futuro, già accennato oscuramente da altre anime lungo il viaggio. Cacciaguida gli predice con chiarezza l’esilio da Firenze, le sue difficoltà e il tradimento dei compagni di sventura, ma anche l’accoglienza generosa che riceverà dagli Scaligeri a Verona. Il canto si chiude con l’incoraggiamento di Cacciaguida a scrivere senza timore tutto ciò che ha visto nel proprio viaggio, anche a costo di risultare sgradito.

Personaggi:

Dante, Beatrice, Cacciaguida. Nel discorso di Cacciaguida vengono nominati o evocati Climenè e Fetonte, Ipolito, Bartolomeo della Scala e Cangrande della Scala (signori di Verona), l’imperatore Arrigo VII e papa Clemente V (“il Guasco”), che lo tradirà.

Luoghi:

Quinto cielo, quello di Marte. Vengono anticipati l’esilio di Dante da Firenze e l’accoglienza a Verona presso gli Scaligeri.

Dante, Beatrice, Climenè e Fetonte nel Canto XVII del Paradiso - Divina Commedia

Argomento del canto

Dante, spinto dal dubbio come Fetonte davanti a Climene, chiede finalmente a Cacciaguida di rivelargli apertamente il proprio destino futuro, già accennato oscuramente da Ciacco, Farinata e Brunetto Latini lungo il viaggio (vv. 1-42). Cacciaguida risponde con chiarezza, senza ambiguità: Dante sarà esiliato da Firenze con accuse ingiuste, conoscerà l’amarezza del pane altrui e il tradimento della compagnia di altri esuli, ma troverà rifugio presso Bartolomeo della Scala a Verona, e in seguito presso il giovane Cangrande della Scala, futuro grande capitano ancora bambino, le cui imprese memorabili si manifesteranno prima del tradimento di papa Clemente V ai danni dell’imperatore Arrigo VII (vv. 43-142).

Dante chiede quindi consiglio su come comportarsi, temendo che la verità di ciò che ha visto nell’aldilà possa risultare troppo dura da riportare; Cacciaguida lo esorta a non avere paura, a raccontare tutta la verità senza reticenze, poiché anche se inizialmente sgradita, essa porterà nutrimento vitale a chi l’ascolta — e spiega perché, in tutto il suo viaggio, gli siano state mostrate solo anime di fama nota, capaci di dare forza esemplare al racconto (vv. 100-142).

Testo e Parafrasi

(Clicca sulle terzine per la parafrasi)

Qual venne a Climenè, per accertarsi
di ciò ch’avëa incontro a sé udito,
quei ch’ancor fa li padri ai figli scarsi;3
Come venne da Climene, per accertarsi di quello che aveva sentito dire contro di sé, colui, Fetonte, che ancora oggi rende i padri più cauti verso i propri figli,
tal era io, e tal era sentito
e da Beatrice e da la santa lampa
che pria per me avea mutato sito.6
tale ero io, e tale ero percepito sia da Beatrice sia dalla santa luce che già prima si era spostata per venire verso di me.
Per che mia donna «Manda fuor la vampa
del tuo disio», mi disse, «sì ch’ella esca
segnata bene de la interna stampa:9
Per cui la mia donna mi disse: «Manda fuori la fiamma del tuo desiderio, cosicché esca ben segnata dal marchio interiore che porta;
non perché nostra conoscenza cresca
per tuo parlare, ma perché t’ausi
a dir la sete, sì che l’uom ti mesca».12
non perché la nostra conoscenza cresca per il tuo parlare, ma perché tu ti abitui a esprimere la tua sete, cosicché qualcuno possa dissetarti».
«O cara piota mia che sì t’insusi,
che, come veggion le terrene menti
non capere in trïangol due ottusi,15
«O cara radice mia, che ti innalzi tanto in alto da vedere, come le menti terrene vedono che due angoli ottusi non possono stare in un triangolo,
così vedi le cose contingenti
anzi che sieno in sé, mirando il punto
a cui tutti li tempi son presenti;18
così tu vedi le cose contingenti prima ancora che accadano in sé stesse, contemplando il punto divino in cui tutti i tempi sono presenti;
mentre ch’io era a Virgilio congiunto
su per lo monte che l’anime cura
e discendendo nel mondo defunto,21
mentre io ero insieme a Virgilio sul monte che purifica le anime, e mentre discendevo nel mondo dei morti,
dette mi fuor di mia vita futura
parole gravi, avvegna ch’io mi senta
ben tetragono ai colpi di ventura;24
mi furono dette parole gravi sul mio futuro, sebbene io mi senta ben saldo, come un solido tetragono, contro i colpi della sorte;
per che la voglia mia saria contenta
d’intender qual fortuna mi s’appressa:
ché saetta previsa vien più lenta».27
per cui la mia volontà sarebbe soddisfatta di comprendere quale sorte mi si avvicini: poiché una freccia prevista arriva più lenta».
Così diss’ io a quella luce stessa
che pria m’avea parlato; e come volle
Beatrice, fu la mia voglia confessa.30
Così dissi io a quella stessa luce che già mi aveva parlato prima; e, come volle Beatrice, il mio desiderio fu così dichiarato apertamente.
Né per ambage, in che la gente folle
già s’inviscava pria che fosse anciso
l’Agnel di Dio che le peccata tolle,33
Né con ambigue allusioni, nelle quali un tempo si impigliava la gente pagana prima che fosse ucciso l’Agnello di Dio che toglie i peccati,
ma per chiare parole e con preciso
latin rispuose quello amor paterno,
chiuso e parvente del suo proprio riso:36
ma con parole chiare e con un linguaggio preciso rispose quell’amore paterno, nascosto e insieme manifesto nel proprio sorriso:
«La contingenza, che fuor del quaderno
de la vostra matera non si stende,
tutta è dipinta nel cospetto etterno;39
«La contingenza, che non si estende oltre il libro della vostra materia terrena, è tutta già dipinta nello sguardo eterno di Dio;
necessità però quindi non prende
se non come dal viso in che si specchia
nave che per torrente giù discende.42
ma da questo non deriva necessità, così come non ne deriva dal riflesso in cui si specchia una nave che scende lungo un torrente.
Da indi, sì come viene ad orecchia
dolce armonia da organo, mi viene
a vista il tempo che ti s’apparecchia.45
Da lì, così come giunge all’orecchio una dolce armonia proveniente da un organo, mi giunge alla vista il tempo che ti si prepara.
Qual si partio Ipolito d’Atene
per la spietata e perfida noverca,
tal di Fiorenza partir ti convene.48
Come Ippolito dovette allontanarsi da Atene per colpa della spietata e perfida matrigna Fedra, così tocca a te allontanarti da Firenze.
Questo si vuole e questo già si cerca,
e tosto verrà fatto a chi ciò pensa
là dove Cristo tutto dì si merca.51
Questo lo si vuole, e già lo si sta tramando, e presto sarà compiuto da chi lo trama là dove ogni giorno si mercanteggia Cristo, cioè nella curia papale.
La colpa seguirà la parte offensa
in grido, come suol; ma la vendetta
fia testimonio al ver che la dispensa.54
La colpa, come al solito, ricadrà pubblicamente sulla parte offesa; ma la vendetta divina sarà testimonianza della verità che la dispenserà.
Tu lascerai ogne cosa diletta
più caramente; e questo è quello strale
che l’arco de lo essilio pria saetta.57
Tu lascerai ogni cosa che ami più caramente; e questa è la prima freccia che l’arco dell’esilio scaglia.
Tu proverai sì come sa di sale
lo pane altrui, e come è duro calle
lo scendere e ’l salir per l’altrui scale.60
Proverai quanto sa di sale il pane altrui, e quanto sia duro sentiero lo scendere e il salire le altrui scale.
E quel che più ti graverà le spalle,
sarà la compagnia malvagia e scempia
con la qual tu cadrai in questa valle;63
E ciò che più ti graverà le spalle sarà la compagnia malvagia e stolta con cui cadrai in questa valle dell’esilio;
che tutta ingrata, tutta matta ed empia
si farà contr’ a te; ma, poco appresso,
ella, non tu, n’avrà rossa la tempia.66
poiché essa, del tutto ingrata, folle ed empia, si rivolterà contro di te; ma, poco dopo, sarà lei, non tu, ad avere la fronte arrossata dalla vergogna.
Di sua bestialitate il suo processo
farà la prova; sì ch’a te fia bello
averti fatta parte per te stesso.69
Della propria bestialità darà prova il suo stesso comportamento; cosicché ti sarà onore esserti fatto partito da solo, separandoti da loro.
Lo primo tuo refugio e ’l primo ostello
sarà la cortesia del gran Lombardo
che ’n su la scala porta il santo uccello;72
Il tuo primo rifugio e il primo alloggio sarà la cortesia del grande Lombardo, Bartolomeo della Scala, che porta sulla scala del proprio stemma il sacro uccello, l’aquila;
ch’in te avrà sì benigno riguardo,
che del fare e del chieder, tra voi due,
fia primo quel che tra li altri è più tardo.75
ed egli avrà verso di te un riguardo così benevolo, che tra voi due, nel dare e nel chiedere, sarà lui il primo a offrire, mentre di solito è chi chiede a essere più lento.
Con lui vedrai colui che ’mpresso fue,
nascendo, sì da questa stella forte,
che notabili fier l’opere sue.78
Con lui vedrai colui, Cangrande della Scala, che fu impresso, nascendo, così fortemente da questa stella di Marte, che le sue imprese saranno memorabili.
Non se ne son le genti ancora accorte
per la novella età, ché pur nove anni
son queste rote intorno di lui torte;81
Le genti non se ne sono ancora accorte per la sua giovane età, poiché solo nove anni hanno girato questi cieli intorno a lui;
ma pria che ’l Guasco l’alto Arrigo inganni,
parran faville de la sua virtute
in non curar d’argento né d’affanni.84
ma prima che il Guasco, papa Clemente V, inganni il nobile Arrigo VII, appariranno già scintille della sua virtù, nel non curarsi né di ricchezze né di fatiche.
Le sue magnificenze conosciute
saranno ancora, sì che ’ suoi nemici
non ne potran tener le lingue mute.87
Le sue magnificenze saranno conosciute ancora meglio, tanto che i suoi stessi nemici non potranno tenerne mute le lingue.
A lui t’aspetta e a’ suoi benefici;
per lui fia trasmutata molta gente,
cambiando condizion ricchi e mendici;90
Confida in lui e nei suoi benefici; grazie a lui molta gente cambierà condizione, scambiandosi tra ricchi e mendicanti;
e portera’ne scritto ne la mente
di lui, e nol dirai»; e disse cose
incredibili a quei che fier presente.93
e ne porterai scritto nella mente ciò che di lui hai visto, ma non lo dirai»; e mi disse cose incredibili riguardo a coloro che ne saranno testimoni.
Poi giunse: «Figlio, queste son le chiose
di quel che ti fu detto; ecco le ’nsidie
che dietro a pochi giri son nascose.96
Poi aggiunse: «Figlio, questi sono i chiarimenti di quanto ti fu detto in profezia prima; ecco le insidie che si nascondono dietro pochi anni ancora.
Non vo’ però ch’a’ tuoi vicini invidie,
poscia che s’infutura la tua vita
vie più là che ’l punir di lor perfidie».99
Non voglio però che tu invidi i tuoi concittadini, dato che la tua vita durerà, nella fama futura, molto più a lungo della punizione delle loro perfidie».
Poi che, tacendo, si mostrò spedita
l’anima santa di metter la trama
in quella tela ch’io le porsi ordita,102
Dopo che, tacendo, l’anima santa si mostrò pronta ad aver finito di intrecciare la trama nella tela che io le avevo offerto già ordita con la mia domanda,
io cominciai, come colui che brama,
dubitando, consiglio da persona
che vede e vuol dirittamente e ama:105
io cominciai, come chi desidera, dubbioso, un consiglio da una persona che vede chiaramente, vuole rettamente e ama:
«Ben veggio, padre mio, sì come sprona
lo tempo verso me, per colpo darmi
tal, ch’è più grave a chi più s’abbandona;108
«Vedo bene, padre mio, come il tempo mi sproni incontro, per colpirmi con un colpo che è tanto più grave quanto più uno vi si abbandona senza difesa;
per che di provedenza è buon ch’io m’armi,
sì che, se loco m’è tolto più caro,
io non perdessi li altri per miei carmi.111
per cui è bene che io mi armi di previdenza, cosicché, se mi viene tolto il luogo a me più caro, io non perda anche gli altri a causa dei miei stessi versi.
Giù per lo mondo sanza fine amaro,
e per lo monte del cui bel cacume
li occhi de la mia donna mi levaro,114
Giù nel mondo dall’amarezza senza fine, e sul monte dalla cui bella cima gli occhi della mia donna mi sollevarono verso l’alto,
e poscia per lo ciel, di lume in lume,
ho io appreso quel che s’io ridico,
a molti fia sapor di forte agrume;117
e poi nel cielo, di luce in luce, ho appreso cose che, se le ripeto, avranno per molti il sapore di un agrume troppo forte;
e s’io al vero son timido amico,
temo di perder viver tra coloro
che questo tempo chiameranno antico».120
e se io sono un amico timido della verità, temo di perdere la vita, cioè la fama, tra coloro che chiameranno antico questo nostro tempo».
La luce in che rideva il mio tesoro
ch’io trovai lì, si fé prima corusca,
quale a raggio di sole specchio d’oro;123
La luce in cui sorrideva il mio tesoro, Cacciaguida, che avevo trovato lı̀, divenne prima ancora più splendente, come uno specchio d’oro colpito da un raggio di sole;
indi rispuose: «Coscïenza fusca
o de la propria o de l’altrui vergogna
pur sentirà la tua parola brusca.126
poi rispose: «Una coscienza offuscata dalla propria vergogna o da quella altrui sentirà certamente la tua parola come dura.
Ma nondimen, rimossa ogne menzogna,
tutta tua visïon fa manifesta;
e lascia pur grattar dov’ è la rogna.129
Ma nondimeno, eliminata ogni menzogna, rendi manifesta tutta la tua visione; e lascia pure che si gratti chi ha la rogna, cioè chi si sente colpito.
Ché se la voce tua sarà molesta
nel primo gusto, vital nodrimento
lascerà poi, quando sarà digesta.132
Poiché, anche se la tua voce sarà sgradevole al primo assaggio, lascerà poi un nutrimento vitale, una volta digerita.
Questo tuo grido farà come vento,
che le più alte cime più percuote;
e ciò non fa d’onor poco argomento.135
Questo tuo grido farà come il vento, che colpisce con più forza le cime più alte; e questo non è un piccolo motivo d’onore per te.
Però ti son mostrate in queste rote,
nel monte e ne la valle dolorosa
pur l’anime che son di fama note,138
Per questo ti sono state mostrate, in questi cieli, sul monte del Purgatorio e nella valle dolorosa dell’Inferno, soltanto le anime che sono di fama nota,
che l’animo di quel ch’ode, non posa
né ferma fede per essempro ch’aia
la sua radice incognita e ascosa,141
poiché l’animo di chi ascolta non si acquieta né ferma la propria fede per un esempio la cui radice sia sconosciuta e nascosta,
né per altro argomento che non paia».142
né per un altro argomento che non sia altrettanto evidente».

Riassunto

Il Canto XVII è uno dei più personali e importanti dell’intera Commedia, poiché contiene la profezia esplicita dell’esilio di Dante e la sua stessa dichiarazione di poetica.

La profezia dell’esilio

Le parole di Cacciaguida sull’amarezza del “pane altrui” e sulla durezza delle “altrui scale” sono tra i versi più celebri e citati di tutta la Commedia, e trasformano l’esperienza biografica dell’esilio di Dante, avvenuto realmente nel 1302, in una delle immagini più universali della letteratura sulla condizione dell’esiliato.

Gli Scaligeri e la speranza politica

L’accoglienza promessa da Bartolomeo e poi da Cangrande della Scala riflette la reale esperienza di Dante presso la corte di Verona, e il ritratto entusiastico del giovane Cangrande, di soli nove anni all’epoca fittizia del viaggio, esprime le speranze politiche imperiali di Dante, presto deluse dal tradimento di Clemente V ai danni di Arrigo VII.

La dichiarazione di poetica

La parte finale del canto, in cui Cacciaguida esorta Dante a scrivere tutta la verità senza reticenze, nonostante possa risultare sgradita, costituisce una vera e propria dichiarazione di poetica: giustifica la scelta di Dante di nominare esplicitamente persone reali, vive o appena scomparse, in tutta la Commedia, spiegando che solo esempi di fama nota possono davvero convincere chi ascolta.