Canto XI

Nel cielo del Sole, san Tommaso d’Aquino, dopo aver introdotto la propria corona di sapienti nel canto precedente, dedica l’intero Canto XI a raccontare la vita di san Francesco d’Assisi, presentata attraverso l’allegoria delle nozze mistiche tra il santo e Madonna Povertà. Il racconto agiografico si chiude con un’amara invettiva contro la decadenza dell’ordine domenicano, di cui lo stesso Tommaso fa parte, a riprova che la corruzione religiosa non risparmia nessun ordine, nemmeno quello del narratore.

Personaggi:

Dante, Beatrice, san Tommaso d’Aquino (narratore). Vengono raccontati san Francesco d’Assisi, la Povertà personificata come sua sposa mistica, e i suoi primi seguaci: Bernardo da Quintavalle, Egidio d’Assisi, Silvestro d’Assisi. Sono inoltre nominati Pietro Bernardone (il padre di Francesco), i pontefici Innocenzo III e Onorio III, e, in un’allusione classica, Amiclate.

Luoghi:

Quarto cielo, quello del Sole. Nel racconto di Tommaso viene descritta la zona di Assisi, tra Perugia, Nocera e Gualdo, e viene menzionato il monte della Verna, tra il Tevere e l’Arno, dove Francesco ricevette le stimmate.

Dante, Beatrice, Tommaso d’Aquino e san Francesco nel Canto XI del Paradiso - Divina Commedia

Argomento del canto

Il canto si apre con un’invettiva di Tommaso d’Aquino contro le vane preoccupazioni umane, che distolgono l’uomo dalla contemplazione del cielo (vv. 1-21). Tommaso chiarisce quindi due espressioni oscure pronunciate nel canto precedente, e introduce il racconto della vita di san Francesco come esempio di sapienza raggiunta per altra via rispetto a quella intellettuale (vv. 22-42).

Segue il racconto della vita di Francesco, presentata come una storia d’amore allegorica: ancora giovane, Francesco sposa Madonna Povertà, vedova da oltre mille anni dalla morte di Cristo suo primo sposo, contro la volontà del padre Pietro Bernardone (vv. 43-93). I primi seguaci, Bernardo da Quintavalle, Egidio ed Silvestro, si tolgono le scarpe per seguirlo; Francesco ottiene l’approvazione della regola da Innocenzo III e la conferma da Onorio III, predica al Sultano d’Egitto, riceve le stimmate sul monte della Verna e muore raccomandando ai propri frati l’amore per la Povertà (vv. 94-117).

Il canto si chiude con un parallelo tra Francesco e san Domenico, fondatore dell’ordine di Tommaso, e con un’amara denuncia della decadenza dei domenicani contemporanei, sempre più pochi quelli fedeli alla regola originaria (vv. 118-139).

Testo e Parafrasi

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O insensata cura de’ mortali,
quanto son difettivi silogismi
quei che ti fanno in basso batter l’ali!3
Oh insensata preoccupazione dei mortali, quanto sono difettosi i ragionamenti che vi fanno battere le ali verso il basso, cioè verso le cose terrene!
Chi dietro a iura e chi ad amforismi
sen giva, e chi seguendo sacerdozio,
e chi regnar per forza o per sofismi,6
Chi si dedicava al diritto e chi alla medicina, chi seguiva la carriera sacerdotale, e chi cercava di regnare con la forza o con gli inganni,
e chi rubare e chi civil negozio,
chi nel diletto de la carne involto
s’affaticava e chi si dava a l’ozio,9
e chi si dedicava al furto, chi agli affari civili, chi si affaticava avvolto nel piacere della carne, e chi si abbandonava all’ozio,
quando, da tutte queste cose sciolto,
con Bëatrice m’era suso in cielo
cotanto glorïosamente accolto.12
mentre io, libero da tutte queste preoccupazioni, ero lassù in cielo insieme a Beatrice, accolto così gloriosamente.
Poi che ciascuno fu tornato ne lo
punto del cerchio in che avanti s’era,
fermossi, come a candellier candelo.15
Dopo che ciascuna luce fu tornata al punto della propria orbita in cui si trovava prima, si fermò, come una candela sul candeliere.
E io senti’ dentro a quella lumera
che pria m’avea parlato, sorridendo
incominciar, faccendosi più mera:18
E io sentii, dall’interno di quella stessa luce che già mi aveva parlato, cominciare a parlare sorridendo, facendosi ancora più splendente:
«Così com’ io del suo raggio resplendo,
sì, riguardando ne la luce etterna,
li tuoi pensieri onde cagioni apprendo.21
«Così come io risplendo del suo raggio, così, guardando nella luce eterna di Dio, comprendo da dove nascono i tuoi pensieri.
Tu dubbi, e hai voler che si ricerna
in sì aperta e ’n sì distesa lingua
lo dicer mio, ch’al tuo sentir si sterna,24
Tu sei in dubbio, e vorresti che il mio discorso venisse ripetuto in un linguaggio così chiaro e disteso da distendersi fino al tuo intendimento,
ove dinanzi dissi: “U’ ben s’impingua”,
e là u’ dissi: “Non nacque il secondo”;
e qui è uopo che ben si distingua.27
riguardo a dove dissi prima: “Dove ci si nutre bene”, e là dove dissi: “Non ne sorse un secondo”; e qui è necessario che si distingua bene.
La provedenza, che governa il mondo
con quel consiglio nel quale ogne aspetto
creato è vinto pria che vada al fondo,30
La provvidenza, che governa il mondo con quel disegno in cui ogni intelligenza creata rimane vinta prima di poterne cogliere il fondo,
però che andasse ver’ lo suo diletto
la sposa di colui ch’ad alte grida
disposò lei col sangue benedetto,33
affinché procedesse verso il proprio amato la sposa di colui, Cristo, che con alte grida la sposò sulla croce col proprio sangue benedetto,
in sé sicura e anche a lui più fida,
due principi ordinò in suo favore,
che quinci e quindi le fosser per guida.36
sicura in sé stessa e ancor più fedele a lui, ordinò in suo favore due principi, che da un lato e dall’altro le fossero guida.
L’un fu tutto serafico in ardore;
l’altro per sapïenza in terra fue
di cherubica luce uno splendore.39
L’uno fu tutto ardore serafico; l’altro fu sulla terra uno splendore di sapienza degno della luce dei cherubini.
De l’un dirò, però che d’amendue
si dice l’un pregiando, qual ch’om prende,
perch’ ad un fine fur l’opere sue.42
Parlerò di uno solo dei due, poiché lodando l’uno si loda anche l’altro, qualunque si scelga, dato che entrambe le loro opere ebbero un unico fine.
Intra Tupino e l’acqua che discende
del colle eletto dal beato Ubaldo,
fertile costa d’alto monte pende,45
Tra il Tupino e il torrente che scende dal colle scelto dal beato Ubaldo, pende un fertile pendio di un’alta montagna,
onde Perugia sente freddo e caldo
da Porta Sole; e di rietro le piange
per grave giogo Nocera con Gualdo.48
da cui Perugia sente freddo e caldo attraverso Porta Sole; e alle sue spalle piangono, sotto un giogo gravoso, Nocera e Gualdo.
Di questa costa, là dov’ ella frange
più sua rattezza, nacque al mondo un sole,
come fa questo talvolta di Gange.51
Da questo pendio, là dove la sua ripidezza si attenua, nacque al mondo un sole, come talvolta ne nasce uno dalle parti del Gange.
Però chi d’esso loco fa parole,
non dica Ascesi, ché direbbe corto,
ma Orïente, se proprio dir vuole.54
Perciò chi parla di questo luogo non dica semplicemente Assisi, che direbbe troppo poco, ma dica Oriente, se vuole esprimersi propriamente.
Non era ancor molto lontan da l’orto,
ch’el cominciò a far sentir la terra
de la sua gran virtute alcun conforto;57
Non era ancora molto lontano dalla propria nascita, che già cominciò a far sentire alla terra un qualche conforto della sua grande virtù;
ché per tal donna, giovinetto, in guerra
del padre corse, a cui, come a la morte,
la porta del piacer nessun diserra;60
poiché ancora giovinetto corse in lotta contro il padre per una donna, la Povertà, alla quale, come alla morte, nessuno apre volentieri la porta del piacere;
e dinanzi a la sua spirital corte
et coram patre le si fece unito;
poscia di dì in dì l’amò più forte.63
e davanti al proprio tribunale spirituale, e coram patre, cioè dinanzi al padre stesso, si unı̀ a lei; poi, giorno dopo giorno, l’amò sempre più intensamente.
Questa, privata del primo marito,
millecent’ anni e più dispetta e scura
fino a costui si stette sanza invito;66
Costei, rimasta priva del suo primo sposo, Cristo, per più di millecento anni era rimasta disprezzata e oscura, senza che nessuno la invitasse a nozze, fino a lui;
né valse udir che la trovò sicura
con Amiclate, al suon de la sua voce,
colui ch’a tutto ’l mondo fé paura;69
né le valse a nulla essere stata trovata, al suono della sua voce, tranquilla accanto ad Amiclate, da colui, Cesare, che incuteva timore a tutto il mondo;
né valse esser costante né feroce,
sì che, dove Maria rimase giuso,
ella con Cristo pianse in su la croce.72
né le valse a nulla essere rimasta costante e forte fino al punto che, mentre Maria restava ai piedi della croce, lei pianse insieme a Cristo sulla croce stessa.
Ma perch’ io non proceda troppo chiuso,
Francesco e Povertà per questi amanti
prendi oramai nel mio parlar diffuso.75
Ma perché io non proceda in modo troppo oscuro, ormai intendi che questi due amanti di cui parlo diffusamente sono Francesco e la Povertà.
La lor concordia e i lor lieti sembianti,
amore e maraviglia e dolce sguardo
facieno esser cagion di pensier santi;78
La loro concordia e i loro volti lieti, l’amore, la meraviglia e lo sguardo dolce che si scambiavano, erano motivo di pensieri santi in chi li vedeva;
tanto che ’l venerabile Bernardo
si scalzò prima, e dietro a tanta pace
corse e, correndo, li parve esser tardo.81
tanto che il venerabile Bernardo si tolse per primo le scarpe, e corse dietro a tanta pace, e correndo, gli sembrava di essere troppo lento.
Oh ignota ricchezza! oh ben ferace!
Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro
dietro a lo sposo, sì la sposa piace.84
Oh ricchezza sconosciuta, oh bene fecondo! Si toglie le scarpe Egidio, si toglie le scarpe Silvestro, per seguire lo sposo, tanto piace loro la sposa.
Indi sen va quel padre e quel maestro
con la sua donna e con quella famiglia
che già legava l’umile capestro.87
Quindi se ne va quel padre e maestro insieme alla propria donna e a quella famiglia di seguaci che già si cingeva dell’umile corda francescana.
Né li gravò viltà di cuor le ciglia
per esser fi’ di Pietro Bernardone,
né per parer dispetto a maraviglia;90
Né gli abbassò lo sguardo alcuna viltià di cuore per essere figlio di Pietro Bernardone, né per apparire, a chi lo giudicava, spregevole oltre misura;
ma regalmente sua dura intenzione
ad Innocenzio aperse, e da lui ebbe
primo sigillo a sua religïone.93
ma regalmente rivelò il proprio duro proposito a papa Innocenzo III, e da lui ottenne la prima approvazione per il proprio ordine religioso.
Poi che la gente poverella crebbe
dietro a costui, la cui mirabil vita
meglio in gloria del ciel si canterebbe,96
Dopo che la schiera dei poveri seguaci crebbe dietro a lui, la cui vita mirabile si potrebbe meglio celebrare in gloria in cielo che qui in terra,
di seconda corona redimita
fu per Onorio da l’Etterno Spiro
la santa voglia d’esto archimandrita.99
la santa volontà di questo capo religioso fu incoronata di una seconda corona da papa Onorio III, per ispirazione dello Spirito Eterno.
E poi che, per la sete del martiro,
ne la presenza del Soldan superba
predicò Cristo e li altri che ’l seguiro,102
E dopo che, per il desiderio del martirio, predicò Cristo e gli altri suoi seguaci alla presenza del superbo Sultano d’Egitto,
e per trovare a conversione acerba
troppo la gente e per non stare indarno,
redissi al frutto de l’italica erba,105
e per aver trovato la gente troppo ostinata alla conversione, e per non restare inutilmente laggiù, tornò a raccogliere il frutto delle anime italiane,
nel crudo sasso intra Tevero e Arno
da Cristo prese l’ultimo sigillo,
che le sue membra due anni portarno.108
sul crudo sasso della Verna, tra il Tevere e l’Arno, ricevette da Cristo l’ultimo sigillo, le stimmate, che le sue membra portarono per due anni.
Quando a colui ch’a tanto ben sortillo
piacque di trarlo suso a la mercede
ch’el meritò nel suo farsi pusillo,111
Quando piacque a colui che lo aveva destinato a tanto bene di innalzarlo su, alla ricompensa che meritò rendendosi umile,
a’ frati suoi, sì com’ a giuste rede,
raccomandò la donna sua più cara,
e comandò che l’amassero a fede;114
raccomandò ai propri frati, come a giusti eredi, la sua donna più cara, la Povertà, e comandò loro di amarla con fedeltà;
e del suo grembo l’anima preclara
mover si volle, tornando al suo regno,
e al suo corpo non volle altra bara.117
e l’anima luminosa volle allontanarsi dal proprio corpo, tornando al proprio regno celeste, e non volle per il proprio corpo altra bara che la nuda terra.
Pensa oramai qual fu colui che degno
collega fu a mantener la barca
di Pietro in alto mar per dritto segno;120
Pensa dunque quale fu colui che fu degno collega nel mantenere la barca di Pietro, cioè la Chiesa, dritta in alto mare secondo la giusta rotta;
e questo fu il nostro patrïarca;
per che qual segue lui, com’ el comanda,
discerner puoi che buone merce carca.123
e questi fu il nostro patriarca, Domenico; per cui chi lo segue, come lui comanda, puoi capire che porta con sé un buon carico.
Ma ’l suo pecuglio di nova vivanda
è fatto ghiotto, sì ch’esser non puote
che per diversi salti non si spanda;126
Ma il suo gregge è diventato così ghiotto di nuovo cibo, che è inevitabile che si disperda per sentieri diversi;
e quanto le sue pecore remote
e vagabunde più da esso vanno,
più tornano a l’ovil di latte vòte.129
e quanto più le sue pecore si allontanano da lui, vagabonde, tanto più tornano all’ovile prive del latte della buona dottrina.
Ben son di quelle che temono ’l danno
e stringonsi al pastor; ma son sì poche,
che le cappe fornisce poco panno.132
Ce ne sono certo alcune che temono il danno e restano strette al pastore; ma sono così poche, che basta poco panno per fare le loro cappe.
Or, se le mie parole non son fioche,
se la tua audïenza è stata attenta,
se ciò ch’è detto a la mente revoche,135
Ora, se le mie parole non sono state oscure, se la tua attenzione è stata attenta, se richiami alla mente ciò che ti ho detto,
in parte fia la tua voglia contenta,
perché vedrai la pianta onde si scheggia,
e vedra’ il corrègger che argomenta138
in parte il tuo desiderio sarà soddisfatto, perché vedrai da quale pianta si stacca una scheggia degenere, e comprenderai il rimprovero che sottintende
“U’ ben s’impingua, se non si vaneggia”».139
la frase: “Dove ci si nutre bene, purché non ci si distragga in vanità”».

Riassunto

Il Canto XI è interamente dedicato a san Francesco d’Assisi, raccontato da san Tommaso d’Aquino con toni di intensa ammirazione poetica.

Le nozze mistiche con Madonna Povertà

L’allegoria delle nozze tra Francesco e la Povertà, vedova di Cristo da oltre mille anni, è una delle immagini più celebri e amate dell’intero Paradiso, e riprende una tradizione iconografica e letteraria francescana già consolidata al tempo di Dante, qui trasfigurata in linguaggio cortese e amoroso.

Un domenicano che loda Francesco

La scelta di affidare l’elogio di Francesco proprio a un domenicano come Tommaso d’Aquino — e, simmetricamente, nel canto successivo, l’elogio di Domenico a un francescano — è un gesto di grande significato: mostra come la vera sapienza celeste superi le rivalità terrene tra gli ordini religiosi, riconoscendo il merito reciproco.

L’invettiva finale contro la decadenza dell’ordine

La chiusura amara di Tommaso sulla decadenza dei domenicani del proprio tempo, sempre più pochi quelli fedeli alla regola originaria, è particolarmente toccante proprio perché pronunciata da un membro dello stesso ordine: dimostra come la critica dantesca alla corruzione religiosa non risparmi nessuna istituzione, nemmeno quella del narratore.