Canto XV
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Argomento del canto
Testo e Parafrasi
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Benigna volontade in che si liqua
sempre l’amor che drittamente spira,
come cupidità fa ne la iniqua,3
La benevola volontà, in cui si dissolve sempre l’amore che spira rettamente, come invece l’avidità si dissolve in quella malvagia,
silenzio puose a quella dolce lira,
e fece quïetar le sante corde
che la destra del cielo allenta e tira.6
impose il silenzio a quella dolce lira, e fece quietare le sante corde che la mano destra del cielo allenta e tende.
Come saranno a’ giusti preghi sorde
quelle sustanze che, per darmi voglia
ch’io le pregassi, a tacer fur concorde?9
Come potrebbero essere sorde a giuste preghiere quelle anime che, per farmi venire il desiderio di pregarle, si accordarono a tacere insieme?
Bene è che sanza termine si doglia
chi, per amor di cosa che non duri
etternalmente, quello amor si spoglia.12
È ben giusto che si dolga senza fine chi, per amore di una cosa che non dura in eterno, si priva di quell’amore eterno.
Quale per li seren tranquilli e puri
discorre ad ora ad or sùbito foco,
movendo li occhi che stavan sicuri,15
Come talvolta, nei cieli sereni e limpidi, corre all’improvviso un fuoco fugace, facendo muovere gli occhi che stavano tranquilli,
e pare stella che tramuti loco,
se non che da la parte ond’ e’ s’accende
nulla sen perde, ed esso dura poco:18
e sembra una stella che cambi posizione, se non fosse che dalla parte da cui si accende non si perde nulla, ed esso dura poco tempo:
tale dal corno che ’n destro si stende
a piè di quella croce corse un astro
de la costellazion che lì resplende;21
così, dal braccio destro della croce, corse un astro fino ai piedi di essa, staccandosi dalla costellazione che lı̀ risplende;
né si partì la gemma dal suo nastro,
ma per la lista radïal trascorse,
che parve foco dietro ad alabastro.24
né però la gemma si staccò davvero dal proprio nastro di luce, ma percorse la striscia radiale, apparendo come un fuoco dietro una lastra d’alabastro.
Sì pïa l’ombra d’Anchise si porse,
se fede merta nostra maggior musa,
quando in Eliso del figlio s’accorse.27
Così piena di affetto si mostrò l’ombra di Anchise verso il figlio, se la nostra più grande musa, Virgilio, merita fede, quando lo riconobbe nei Campi Elisi.
«O sanguis meus, o superinfusa
gratïa Deï, sicut tibi cui
bis unquam celi ïanüa reclusa?».30
«O sangue mio, o grazia divina versata dall’alto senza misura, a chi come a te fu mai aperta due volte la porta del cielo?».
Così quel lume: ond’ io m’attesi a lui;
poscia rivolsi a la mia donna il viso,
e quinci e quindi stupefatto fui;33
Così disse quella luce: per cui io mi concentrai su di essa; poi rivolsi lo sguardo verso la mia donna, e da entrambe le parti rimasi stupefatto;
ché dentro a li occhi suoi ardeva un riso
tal, ch’io pensai co’ miei toccar lo fondo
de la mia gloria e del mio paradiso.36
poiché dentro i suoi occhi ardeva un sorriso tale, che pensai di toccare con i miei occhi il fondo della mia stessa gloria e del mio paradiso.
Indi, a udire e a veder giocondo,
giunse lo spirto al suo principio cose,
ch’io non lo ’ntesi, sì parlò profondo;39
Poi, cosa gradita sia all’udito sia alla vista, lo spirito aggiunse altre parole al proprio discorso iniziale, che io non compresi, tanto parlava in modo profondo;
né per elezïon mi si nascose,
ma per necessità, ché ’l suo concetto
al segno d’i mortal si soprapuose.42
né si nascose a me per propria scelta, ma per necessità, poiché il suo pensiero superava di gran lunga la capacità di comprensione dei mortali.
E quando l’arco de l’ardente affetto
fu sì sfogato, che ’l parlar discese
inver’ lo segno del nostro intelletto,45
E quando l’arco del suo ardente affetto si fu tanto sfogato, che il suo parlare scese fino al livello del nostro intelletto umano,
la prima cosa che per me s’intese,
«Benedetto sia tu», fu, «trino e uno,
che nel mio seme se’ tanto cortese!».48
la prima cosa che io compresi fu: «Benedetto sii tu, uno e trino, che ti mostri così generoso verso la mia discendenza!».
E seguì: «Grato e lontano digiuno,
tratto leggendo del magno volume
du’ non si muta mai bianco né bruno,51
E continuò: «Un desiderio gradito e a lungo atteso, tratto dalla lettura del grande libro, il volume della provvidenza divina, in cui nulla cambia mai, né nel bene né nel male,
solvuto hai, figlio, dentro a questo lume
in ch’io ti parlo, mercè di colei
ch’a l’alto volo ti vestı̀ le piume.54
hai soddisfatto, figlio mio, dentro questa luce in cui ti parlo, grazie a colei, Beatrice, che ti ha rivestito le ali per l’alto volo.
Tu credi che a me tuo pensier mei
da quel ch’è primo, così come raia
da l’un, se si conosce, il cinque e ’l sei;57
Tu credi che il tuo pensiero giunga a me da quel Dio che è il primo principio, così come il cinque e il sei derivano dall’uno, se se ne conosce il valore;
e però ch’io mi sia e perch’ io paia
più gaudïoso a te, non mi domandi,
che alcun altro in questa turba gaia.60
e per questo non mi chiedi chi io sia, né perché io ti appaia più gioioso di ogni altro in questa lieta assemblea di anime.
Tu credi ’l vero; ché i minori e ’ grandi
di questa vita miran ne lo speglio
in che, prima che pensi, il pensier pandi;63
E credi il vero; poiché i minori e i maggiori spiriti di questa vita celeste guardano nello specchio divino in cui il tuo pensiero si manifesta prima ancora che tu lo pensi;
ma perché ’l sacro amore in che io veglio
con perpetüa vista e che m’asseta
di dolce disïar, s’adempia meglio,66
ma affinché il sacro amore in cui io veglio con visione perpetua, e che mi fa desiderare sempre di più con dolcezza, si compia ancora meglio,
la voce tua sicura, balda e lieta
suoni la volontà, suoni ’l disio,
a che la mia risposta è già decreta!».69
fa’ che la tua voce, sicura, franca e lieta, esprima la tua volontà, esprima il tuo desiderio, al quale la mia risposta è già decisa!».
Io mi volsi a Beatrice, e quella udio
pria ch’io parlassi, e arrisemi un cenno
che fece crescer l’ali al voler mio.72
Io mi volsi verso Beatrice, ed ella comprese ancor prima che io parlassi, e mi sorrise con un cenno che fece crescere le ali al mio desiderio.
Poi cominciai così: «L’affetto e ’l senno,
come la prima equalità v’apparse,
d’un peso per ciascun di voi si fenno,75
Allora cominciai così: «L’affetto e l’intelletto, non appena vi apparve la prima uguaglianza divina, divennero per ciascuno di voi di pari peso,
però che ’l sol che v’allumò e arse,
col caldo e con la luce è sì iguali,
che tutte simiglianze sono scarse.78
poiché il sole, Dio, che vi illuminò e vi accese d’amore, è così uguale nel calore e nella luce, che ogni paragone risulta insufficiente.
Ma voglia e argomento ne’ mortali,
per la cagion ch’a voi è manifesta,
diversamente son pennuti in ali;81
Ma la volontà e la capacità nei mortali, per la ragione che a voi è ben nota, sono dotate di ali diverse tra loro;
ond’ io, che son mortal, mi sento in questa
disagguaglianza, e però non ringrazio
se non col core a la paterna festa.84
per cui io, che sono mortale, sento questa disuguaglianza dentro di me, e perciò non posso ringraziare per la tua accoglienza paterna se non con il cuore.
Ben supplico io a te, vivo topazio
che questa gioia prezïosa ingemmi,
perché mi facci del tuo nome sazio».87
Ti supplico però, o vivo topazio che adorni questa preziosa gioia celeste, di soddisfarmi facendomi conoscere il tuo nome».
«O fronda mia in che io compiacemmi
pur aspettando, io fui la tua radice»:
cotal principio, rispondendo, femmi.90
«O fronda mia, nell’attesa della quale già mi compiacevo, io fui la tua radice»: così cominciò a rispondermi.
Poscia mi disse: «Quel da cui si dice
tua cognazione e che cent’ anni e piùe
girato ha ’l monte in la prima cornice,93
Poi mi disse: «Colui da cui prende nome la tua famiglia, e che da più di cent’anni gira intorno al monte del Purgatorio nella prima cornice, quella dei superbi,
mio figlio fu e tuo bisavol fue:
ben si convien che la lunga fatica
tu li raccorci con l’opere tue.96
fu mio figlio e tuo bisnonno: è ben giusto che tu gli abbrevi la lunga pena con le tue opere di suffragio.
Fiorenza dentro da la cerchia antica,
ond’ ella toglie ancora e terza e nona,
si stava in pace, sobria e pudica.99
Fiorenza, racchiusa ancora dentro l’antica cerchia di mura da cui prende ancora oggi il segnale delle ore terza e nona, viveva in pace, sobria e pudica.
Non avea catenella, non corona,
non gonne contigiate, non cintura
che fosse a veder più che la persona.102
Non aveva collane, non corone, non vesti ricamate, non cinture che si notassero più della persona stessa che le indossava.
Non faceva, nascendo, ancor paura
la figlia al padre, che ’l tempo e la dote
non fuggien quinci e quindi la misura.105
Alla nascita di una figlia, il padre non provava ancora paura, perché l’età da marito e la dote non superavano ancora, in eccesso, la giusta misura.
Non avea case di famiglia vòte;
non v’era giunto ancor Sardanapalo
a mostrar ciò che ’n camera si puote.108
Non c’erano case rimaste vuote per mancanza di famiglie numerose; non era ancora arrivato un novello Sardanapalo a mostrare ciò che si può fare in camera da letto per lusso e mollezza.
Non era vinto ancora Montemalo
dal vostro Uccellatoio, che, com’ è vinto
nel montar sù, così sarà nel calo.111
Non era ancora superato il colle di Montemalo dal vostro monte Uccellatoio, così come esso sarà superato, un giorno, anche nella decadenza, così come lo fu nella salita.
Bellincion Berti vid’ io andar cinto
di cuoio e d’osso, e venir da lo specchio
la donna sua sanza ’l viso dipinto;114
Vidi Bellincion Berti camminare cinto di semplice cuoio e osso, e venire dallo specchio sua moglie senza il viso truccato;
e vidi quel d’i Nerli e quel del Vecchio
esser contenti a la pelle scoperta,
e le sue donne al fuso e al pennecchio.117
e vidi quello della famiglia dei Nerli e quello della famiglia del Vecchio contentarsi di vesti di pelle non ornata, e le loro donne occupate al fuso e alla conocchia.
Oh fortunate! ciascuna era certa
de la sua sepultura, e ancor nulla
era per Francia nel letto diserta.120
Oh donne fortunate! Ciascuna era certa del luogo della propria sepoltura, e nessuna era ancora abbandonata nel proprio letto per l’assenza del marito, partito per la Francia.
L’una vegghiava a studio de la culla,
e, consolando, usava l’idïoma
che prima i padri e le madri trastulla;123
L’una vegliava con cura accanto alla culla, e, consolando il bambino, usava quella lingua che per prima intrattiene i padri e le madri;
l’altra, traendo a la rocca la chioma,
favoleggiava con la sua famiglia
d’i Troiani, di Fiesole e di Roma.126
l’altra, filando la lana sulla conocchia, raccontava storie alla propria famiglia sui Troiani, su Fiesole e su Roma.
Saria tenuta allor tal maraviglia
una Cianghella, un Lapo Salterello,
qual or saria Cincinnato e Corniglia.129
Sarebbe stata considerata allora una tale meraviglia una donna come Cianghella o un uomo come Lapo Salterello, quanto oggi lo sarebbero un Cincinnato o una Cornelia.
A così riposato, a così bello
viver di cittadini, a così fida
cittadinanza, a così dolce ostello,132
A una vita cittadina così tranquilla, così bella, a una cittadinanza così fedele, a una dimora così dolce,
Maria mi diè, chiamata in alte grida;
e ne l’antico vostro Batisteo
insieme fui cristiano e Cacciaguida.135
Maria mi diede alla luce, invocata tra alte grida di dolore del parto; e nel vostro antico battistero fui insieme fatto cristiano e chiamato Cacciaguida.
Moronto fu mio frate ed Eliseo;
mia donna venne a me di val di Pado,
e quindi il sopranome tuo si feo.138
Moronto fu mio fratello, e così Eliseo; mia moglie venne a me dalla Val di Pado, e da lei derivò poi il tuo stesso soprannome, Alighieri.
Poi seguitai lo ’mperador Currado;
ed el mi cinse de la sua milizia,
tanto per bene ovrar li venni in grado.141
Poi seguii l’imperatore Corrado; ed egli mi nominò cavaliere della propria milizia, tanto gli piacqui per il mio buon operato.
Dietro li andai incontro a la nequizia
di quella legge il cui popolo usurpa,
per colpa d’i pastor, vostra giustizia.144
Lo seguii in guerra contro la malvagia legge di quel popolo che usurpa, per colpa dei cattivi pastori della Chiesa, la vostra giustizia, cioè la Terra Santa.
Quivi fu’ io da quella gente turpa
disviluppato dal mondo fallace,
lo cui amor molt’ anime deturpa;147
Lı̀ fui liberato da quella gente turpe dal mondo ingannevole, il cui amore corrompe così tante anime;
e venni dal martiro a questa pace».148
e giunsi dal martirio a questa pace».
